Gara di resistenza

“Ogni giorno ci provo a resistere, a ricominciare, a non arrendermi perché anche se è difficile, anche se sembra che remi tutto contro appartengo alla parte del mondo fortunata, ma non pensavo che avrei conosciuto il significato di alcune parole come disposofobia, parafilia, stato vegetativo, e una vecchia parola che torna ad accogliermi lenta, inesorabile e feroce. Sta ricominciando a riavvolgersi a me, e non voglio neppure pronunciarla così non diventerà reale, ma la sento, o meglio sento il suo velo pallido e opalescente avvolgermi lentamente, ogni giorno ad ogni nuova frustrazione un lembo di pelle in più, una piccola macchia di delusione che si nasconde in un tutto che fagocita gli eventi e i ricordi…”. Questo scriveva Giulia mentre ascoltava qualcuno al piano di sopra fare scale con un violino, nel palazzo quei suoni quasi stonati rimbombavano e lasciavano che i pensieri del giorno inondassero la mente.  In un anno aveva avuto modo di conoscere gli occhi dello stato vegetativo e aveva dato un nome alla mania del fratello e del padre. Dopo anni che non visitava la casa venerdì sarebbe andata a vedere la manifestazione della “pazzia” come diceva sua madre. In quella casa aveva passato i primi vent’anni della sua vita, si ricordava di quando da piccola giocava a fare dei rifugi con le sedie e le coperte, di quando aveva iniziato a suonare, della radiolina del padre che ascoltava la notte per addormentarsi e poi c’era il suo pupazzo preferito, i baci al cuscino, le prime parole scritte per una cotta. Tutta la sua infanzia e la sua dura adolescenza erano trascorse là in quella grande casa che puliva ogni fine settimana prima di fare i compiti per aiutare la madre. Non si spiegava perché ogni volta che pensava alla casa arrivavano prima i ricordi tristi e poi sforzandosi un poco una sensazione più dolce  la avvolgeva, ma c’era sempre un disagio, come di qualcosa di perduto e non afferrato fino in fondo, qualcosa di non vissuto che poteva venire meglio ma ormai era passato per sempre. Il processo di rimozione che aveva messo in atto dopo l’anno X aveva compromesso molti dati della memoria, restava solo quella sensazione amara di fondo. La casa era il simbolo di dove non voleva stare e l’ultima volta che vi era entrata la pesantezza degli ultimi anni vissuti là dentro l’aveva raggiunta. Sì quel luogo era il simbolo di tutto ciò che non andava e che voleva dimenticare e ora veniva sommerso piano piano nei problemi dei suoi familiari. Oltre la pesantezza e il disagio avrebbe provato fastidio e repulsione lo sapeva e proprio questa repulsione verso il passato, non ancora affrontato fino in fondo e verso il presente malato, l’aveva tenuta lontana chilometri, ma le distanze fisiche si moltiplicavano quando si sfociava nell’affetto. Come aiutare qualcuno che non conosci veramente? come aiutare qualcuno che non vuole farsi aiutare? La casa rappresentava tutti i fallimenti come famiglia, e nello specifico i suoi come sorella, bambina, ragazzina, amica, musicista, giovane donna, e ora da adulta le veniva chiesto di affrontare problemi molto più grandi dell’età che aveva, e forse pensava non si è mai abbastanza adulti per dover vedere i propri familiari spegnersi lentamente  nella paura e nella solitudine. Non pensare, affogare la pesantezza e restare composta e indifferente, avrebbe fatto così, da adolescente aveva funzionato contro la solitudine, contro i bulli, forse la stessa tecnica l’avrebbe salvata anche stavolta e poi una volta tornata alla sua nuova casa, nella nuova vita, avrebbe abbracciato il suo compagno e ripreso la sua routine e la rimozione naturale avrebbe fatto il resto. Tutto chiuso in fondo, sempre più in fondo, prima o poi avrebbe aperto tutto ma non ora, adesso doveva solo resistere.

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5 pensieri riguardo “Gara di resistenza

  1. Scrivi molto bene ed è sempre piacevole leggerti. Mi permetto un suggerimento: cura di più il layout alleggerisce la lettura. Siamo in rete e la resistenza (così rimango in tema:)) alla lettura è minima…

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      1. Inserisci qualche foto, metti qualche grassetto, evidenzia quelle frasi che ritieni più importanti e se il pezzo fosse troppo lungo, dividilo in più parti. Il racconto che hai pubblicato era bello ma leggerlo sul pc è più faticoso. Rendi solo più leggera e leggibile la pubblicazione.
        Comunque brava

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