A mia madre…

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Oggi ti ho fatto gli auguri solo per dovere, perché so che ti avrebbe fatto piacere ma ricordo perfettamente tutti i pianti e le crisi di nervi che mi hai fatto passare, ricordo quando affetta dal male di vivere ti chiudevi le orecchie con le mani perché non volevi sentire le mie paure perché tu avevi le tue e il tuo dolore sovrastava tutto quanto, ricordo che mi sono morsa la lingua quando è morto il nonno e ho imparato a piangere in silenzio dentro, altrimenti tu avresti iniziato a inveire con quel tuo modo di fare che tutto copre, sei nata vittima della tua triste storia con una madre che hai sempre dovuto proteggere e di cui ti sei vergognata, la chiamavano “pazza” e tu a cercare di emergere, e tutto quel rancore l’hai riversato sul tuo matrimonio ed i tuoi figli, non ci hai mai lasciato i nostri spazi, tu non dai consigli perché benchè detesti decidere ti è toccato farlo e ogni volta l’hai fatto pesare, tu sei quella brava, lo sappiamo, tutta la tua insicurezza è diventata la mia, ma al tuo contrario io non ho confidenti coatti. Ricordo tutte le urla, sapevi solo urlare e noi eravamo pure buoni bambini ma tu urlavi sempre e ogni parola buona arrivava con una rabbia profonda, ancestrale, sei stata cresciuta così senza che nessuno ti accarezzasse e ti spronasse, e hai fatto lo stesso con me, anzi, vivi nell’insicurezza del confronto con gli altri e in questa battaglia noi ne siamo sempre usciti sconfitti, loro partivano già con la tua stima, io non so se riuscirò mai ad avere la tua, eppure ci ho sempre provato a renderti fiera di me: i buoni voti a scuola, le borse di studio vinte, nessuna cattiva compagnia, nessuna cretinata da adolescente, che se ne avessi fatte forse mi sarei risparmiata un anno perso in depressione, se non ricordo nulla o poco e quel poco è malvagio e velenoso del mio diciannovesimo anno di età lo devo a te, altro lo posso imputare a me stessa e alla mia età so bene quali sono stati i miei errori, le mie scelte che dicevi di condividere e ora in piena crisi economica mi rimproveri, sembravi orgogliosa i giorni delle lauree: il primo ingegnere di casa, adesso ogni giorno mi rinfacci la mia scelta, e sebbene io provi disperatamente a cercare di costruirmi un futuro a te non andrò mai bene, ci sarà sempre qualcosa per cui essere criticati salvo poi mangiarsi le parole e diventare vittime della mia rabbia quando cerco di spiegarti che le sto provando tutte e non resto immobile ad aspettare che le cose mi piovano dal cielo. L’ho capito dopo quell’anno terribile, eri al massimo della forma, hai schiacciato col dolore del tuo matrimonio finito tutto quanto, sradicato certezze e scarnificato la mia personalità, ed io a tenere tutto dentro in fondo sempre più in fondo fino a dover prendere pure le gocce per calmarmi. Da allora so che con te è una battaglia persa dall’inizio tu cerchi l’approvazione che tuo padre non ti ha dato perché voleva un maschio e cerchi l’affetto di tua madre ma lei non poteva perché non era lucida. L’hai cercato in tuo marito e poi nei figli, nessuno poteva compensare tanto dolore. Sono grande per farmi ancora schiacciare da te, ma ogni giorno ci sentiamo perché devo, e in fondo so che se non fossimo legate dal sangue non potremmo neppure essere conoscenti: troppo diverse. Quando vedo la tua aggressività in me me ne vergogno, quando sento le tue parole uscire dalla mia bocca mi spavento, mi hai dato il modello perfetto da non imitare. A volte penso che puoi pure volermi bene con quel tuo modo assurdo di scrivermi messaggi di affetto e insulti che per te ovviamente è solo un modo per spronare, non sai cos’è l’amore e mi dispiace, forse rimpiangi i tempi in cui potevi coccolarmi e non l’hai fatto e so anche, se non me lo dirai mai direttamente, che appena nata mi hai rifiutato perché quel brutto mostro voleva anche te. Non mi hai insegnato nulla, solo ad ascoltare lamenti e rimproveri, non si vince mai con te, non si può. Mi dispiace ma non posso farti da madre, mi dispiace per non essere mai la persona che vuoi tu, mi dispiace se non approvi le mie scelte e me lo fai notare, mi dispiace se non riesco a seguire le tue. Pensi di capire come mi sento solo perché hai trent’anni più di me, pensi che debba seguire le tue orme, come ha fatto mia sorella, ma io le sto provando tutte per cambiare strada, il destino beffardo mi fa tornare sempre lì, ogni sforzo sembra invano. Quella strada non fa per me e lo so già, ne ho avuto un assaggio in diversi modi ma tu vuoi che faccia quello e non senti ragione, sei convinta che non esista altro, che sia il modo giusto anche se impervio e precario come altri. Avrei voluto avere sostegno, avrei voluto che tu rispettassi le mie scelte, avrei voluto più considerazione, più “brava”, più abbracci, più favole. Forse odio quella strada proprio perché è la tua e seguirla adesso sarebbe tornare indietro di 10 anni e buttare nel cesso tutto quanto, “è la vita si deve pur mangiare”, “cosa farai a 50 anni? andrai a lavare i cessi?” i tuoi modi di spronare volgari e gretti mi feriscono e mi inabissano sempre più. Sto provando un’altra strada e disgraziatamente te ne ho parlato e adesso la riempi di fango per non farmela neppure tentare, non credo che si comporti così una madre. Non ho figli e mi hai detto più volte che vuoi un nipotino, ma vedi mamma io non faccio figli per compensare i miei dispiaceri, tu l’hai capito bene quando te lo dissi crudele e così hai tirato fuori pure l’orologio biologico, e infondo sarebbe l’ennesima cosa che non ho fatto come vuoi tu, o “non ancora” potresti rispondere. Non so se accadrà in futuro, dopo gli eventi assurdi dell’anno scorso penso solo che potrebbe accadere qualsiasi cosa in bene e in male, non posso programmare la mai vita su orizzonti temporali lunghi, non so perché non lo capisci, questo mondo non lo permette più da anni. Cerco solo di essere una brava persona, credo nei gesti inaspettati di gentilezza che come un’onda si propagano e investono all’improvviso le persone, sono una persona buona lo sai  e a te questo non piace perché sai che il mondo è crudele e meschino, “quelli buoni se li mangiano i cani” mi dicevi da piccola quando non mi facevo rispettare o quando mi vessavano.  Be’ sai che c’è mamma, il mio cane mi adora e sì preferisco essere buona o cogliona a seconda del punto di vista e provare a fare la mia scelta prima di arrendermi alla tua, preferisco essere mangiata dai cani ma insegnare ai miei figli l’empatia, la comprensione e il rispetto. Preferisco lavare i cessi piena di affetti che una donna sola in pensione che viene tenuta a distanza. Mi dispiace mamma.

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11 thoughts on “A mia madre…

  1. Ma cavolo sembra la mia vita……..Spiccicata…che tristezza…….Io tornerei indietro solo per essere più giovane e per avere ancora 20 anni ma con il vivere di adesso. Ti abbraccio ciao Paola

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