Stasera e prima parte “Il bar”

Stasera devo fare delle letture erotiche con una mia amica scrittrice, non scrivo spesso racconti erotici, anzi ne ho scritto solo uno così per cimentarmi con generi diversi e sostanzialmente per verificare il mio livello di pudore e curiosità. Lei ha scritto un un libro molto intenso con  protagonista una donna che scopre un altro tipo di piacere attraverso il dolore. Non ho mai provato le tecniche BDSM e almeno finora non ho sentito l’esigenza di addentrarmi in quel mondo ma la psicologia che sta dietro il desiderio di dolore mi affascina molto. Se volte leggerlo si chiama “La colpa sulla pelle” di Leonarda Morsi e lo trovate su amazon, lei scrive molto bene, non è per nulla volgare o pesante nelle descrizioni a parere mio. Stasera comunque leggerò solo la prima parte dell’unico racconto erotico che abbia mai scritto ma che ha vinto un premio l’anno scorso in un concorso a Firenze, e due parti del libro intitolato “La mandorla” di Nedjma. Non le parti legate a descrizioni di atti sessuali o pratiche erotiche, solo qualche riga più evocativa e poetica per lasciare in sospeso e incuriosire più che altro. Posto qui la prima parte del racconto erotico, le righe che penso di leggere stasera.

“Il bar”

Non voleva deludere se stessa stavolta. Aveva sempre concepito il sesso come qualcosa di assolutamente musicale, il respiro lento e poi sempre più intenso, i piccoli rantoli, i gemiti inaspettati come un colpo di batteria improvviso, sì il sesso doveva essere assolutamente musicale, così nell’ascoltare “personal jesus” non poteva fare a meno di sorridere e pensare a quel ritmo costante del basso e desiderare che un uomo la prendesse così, il sorriso aumentava fino a raggiungere una vera e propria risata, troppo costante, troppo perfetto. ma sapeva esattamente quale canzone avrebbe scelto per una notte di orgasmi: l’intro di you shook me dei led zeppelin, poteva immaginare la calda saliva dei baci lenti e leggeri e una lingua che leccava il suo corpo seguendo un’ipotetica linea tracciata dalle dita che si muovevano sul manico della chitarra, una linea che avrebbe accarezzato il suo corpo dal lombo dell’orecchio sinistro fino all’interno delle ginocchia.!

Lo aveva conosciuto per caso, dopo un sabato pomeriggio di passeggio tra negozi. Ennesimo pomeriggio da passare da sola, così aveva pensato di compensare il senso di solitudine e noia con le folle che animavano le vie del centro. Indossava un vestito a fiori, con le maniche corte e una scollatura a v sul petto, le gambe scoperte, dei semplici sandali rossi. non indossava il reggiseno sapeva che il suo seno proporzionato e poco generoso non avrebbe scatenato alcun pensiero peccaminoso, e sotto quel vestito si sentiva leggera, libera. Solo i suoi grandi capezzoli avrebbero potuto irrigidirsi allo strofinarsi con la stoffa, ma non le importava. Era caldo, le persone intorno emanavano calore, l’asfalto emanava calore, tutta quell’afa di luglio portava a desiderare un posto fresco dove rinfrescare un attimo la mente. Entrava in tutti i negozi presenti sulla via, uno dopo l’altro, sapeva che in alcuni non avrebbe preso nulla, ma voleva dare a se stessa l’idea di essere interessata a tutto, così quel pomeriggio visitò anche una mostra su Marilyn e altre icone del cinema del passato, tutte lì che la fissavano con i loro sorrisi di carta e le loro tristezze che non potevano far parte dello scatto. Pensava ai loro amanti, pensava che anche loro belle meravigliose, si erano trovate sole e rifiutate da qualcuno, o usate solo per dare piacere. All’uscita dalla mostra vide un piccolo bar, aveva sete, la gola secca, la pelle che iniziava a sudare, sentiva le piccole gocce di sudore che le attraversavano il collo e si fermavano lì al centro dei seni. Prima di entrare nel bar diresse lo sguardo più lontano su una piccola borsa, di un negozio vintage poco distante dalla piazzetta dove si trovava, una volta arrivata alla vetrina fu colpita dall’allestimento e da un tubino anni ’50 esposto. Da vera diva, pensò tra sè. Entrata nel negozio sentì subito che lì l’aria condizionata l’avevano dimenticata, ma voleva lo stesso provare il vestito tanto desiderato. Si trovò in un camerino con una sola tenda gialla e spessa a nascondere le sue nudità dagli occhi di una ragazza troppo minuta, che si atteggiava a esperta di moda. Tirò fuori un fazzoletto dalla borsa e iniziò a passarselo sul collo vicino all’attaccatura dei capelli, poi fece scendere le maniche del vestito e passo il fazzoletto sul petto e infine nell’incavo tra seni. Fissava la sua immagine nello specchio di fronte, una leggera ombra disegnava una linea diversa del suo corpo, si fissò per qualche istante dopo essersi sfilata il vestito a fiori. Si guardò così nuda con indosso solo delle mutandine bianche, e sotto poteva intravedersi il riccio arruffato del suo pelo pubico. Da quanto non faceva del sesso con un uomo? da quanto non lasciava anche le mutandine a terra e lasciava che gli occhi di un uomo la guardassero e la desiderassero, da quanto non sentiva la mano ferma, leggera e curiosa di un uomo mentre le stringeva il seno? mesi. Mesi che aveva impedito al suo corpo di godere perché la sua mente si era offuscata nel ricordo di un amore troppo sbagliato. L’amore? pensava all’amore e al sesso. Se per il sesso i led zeppelin erano perfetti, per l’amore non poteva non pensare alla voce di Amy Winehouse, triste graffiante e sensuale, perché l’amore per lei era qualcosa di dolce e delicato, in cui la carnalità dei corpi nudi, la brutalità dei gesti veniva edulcorata dai sentimenti. Così mentre infilava il tubino le vennero in mente le parole di Love is a losing game, ma il tubino le stava proprio bene e smise di rimuginare su vecchi pensieri; le esaltava le forme senza renderla volgare, i fianchi ben contenuti e il seno sembrava addirittura essere aumentato, non poteva non prendere quel vestito! Una volta uscita dal negozio si diresse finalmente al bar, sentiva che il caldo era aumentato, in quel piccolo camerino si era accaldata troppo, così improvvisamente quasi vicino al bar iniziò a sentirsi debole, lo sguardo non era più lucido, la fronte le sudava freddo e avvertiva un leggero formicolio alle mani, lo sapeva, stava avendo un calo di pressione, ma prima di accasciarsi a terra, raggiunse una delle sedie poste davanti al locale. Iniziò a respirare lentamente, si sentiva ancora debole ma il solo essersi seduta già stava facendo effetto. Pochi istanti dopo le si parò di fronte una figura alta, per poco ne fu grata di quei brevi attimi di ombra, il tizio di fronte a lei le chiese cosa desiderasse, e lei con poca voce gli disse che voleva solo dell’acqua, lui si affrettò ad aggiungere che era molto caldo fuori e che sarebbe dovuta entrare. Lei si stupì delle parole che seguirono. Potrebbe aiutarmi ad entrare? non mi sento molto bene.

Non ammetteva mai a se stessa di avere bisogno di qualcuno, detestava la sola idea, ogni suo gesto e parola dovevano dichiarare la sua indipendenza, soprattutto dagli uomini, soprattutto da quando era rimasta sola. Lei fece per alzarsi e lui vedendola leggermente barcollare le si accostò accanto, nel sorreggerla le mise una mano sotto il braccio, il suo intento era di tenerla sollevata da sotto le ascelle ma la mano gli finì poco più in là, con i polpastrelli poteva sentire la consistenza morbida del seno che sostituiva il duro delle costole…

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14 pensieri riguardo “Stasera e prima parte “Il bar”

  1. come prima parte mi sembra veramente ottimo. Sono curioso di leggere anche la seconda.
    O.T. hai parlato di amica scrittrice e hai citato un nome Leonardo Morsi che sembra più maschile che femminile.

    Mi piace

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