Riflessioni sul mostro

Devo studiare per un concorso, sto aspettando il massimo e non perché non possa farlo ma perché vorrei davvero fare altro. Il punto è proprio lo studio, detta in due parole sono stanca! dopo anni di esami, tormenti e ansie e sensi di colpa, sono stanca, vorrei solo fare cose pratiche, essere già da adesso attiva, così spulcio tutti i siti possibili per cercare offerte di lavoro, mando altri 4 o 5 cv e poi mi metto sotto come un’ imposizione. I posti a concorso sono pochi, pochissimi ma nemmeno uno, che se fosse stato uno lo so già che non avrei partecipato perché lo so che già così le probabilità di farcela sono prossime a zero ma in quel caso avrei visto i miei dieci euro con bonifico all’ente in questione, smaterializzarsi inutilmente. Lo so, se non si ha un minimo di slancio si parte già male, ma proprio non riesco ad avere entusiasmo, il fatto che sia connesso a ciò che ho studiato, e mi ha fortemente deluso, mi fa nascere un rifiuto esponenziale. Invece di riflettere su leggi dello stato , della regione, sulle fonti del diritto amministrativo, sui regolamenti dei parchi ed edilizi, penso a quella ragazza che è stata incendiata dal suo ex compagno, leggo con voracità ogni post qui e altrove, leggo le notizie sui giornali online, è come se le leggessi di continuo perché in fondo ho un rifiuto, come ripetere un esperimento più volte per verificare i risultati. Ogni volta che accadono questi fatti, provo un’empatia fortissima, perché essere umano prima, poi donna. sto scrivendo di queste cose, o meglio sto scrivendo un romanzo che tratta di diversi argomenti e tra questi c’è la violenza sulle donne, oltre che il coma, l’amicizia femminile e l’erotismo. quello che mi chiedo è se dentro ognuno di noi viva  assopito un potenziale mostro, spesso queste persone hanno avuto rapporti anche con altre donne e poi li hanno chiusi (apparentemente) senza problemi. Mi chiedo allora se esistano delle condizioni di sollecitazione tali da portare un essere umano a trasformarsi in uno stalker e poi in un omicida. Ed è vero come dicono alcuni che dipende tutto dall’infanzia, dal rapporto con i genitori o è qualcosa di più profondo e mi verrebbe da dire animale pensando al comportamento di violenza che un animale mette in atto quando è minacciata la propria sopravvivenza. E allora cosa fa di un’altra persona la propria sopravvivenza? l’amore? che specie di amore ci rende tanto deboli da credere che l’altro sia di nostra proprietà?! un altro pensiero che mi ossessiona è la coscienza, ovviamente sto affrontando il tema nella parte relativa al coma avendo avuto un’esperienza di vita vissuta con una persona in coma e poi in stato vegetativo. Ho letto da qualche parte che non esiste un’area del cervello specifica legata alla coscienza, nasce da connessioni e così come quando si è in coma, in uno stato di raptus come dicono quelli che sanno, dove sei? chi agisce per te o con te? questi pensieri mi affascinano e mi inquietano, sono una persona super controllata e fin troppo rigida, non mi lascio andare facilmente e non sopporterei l’idea di perdere il controllo su me stessa, ma anche qui sbaglio, il controllo di cui parlo è più effimero di quanto io creda e aver visto una persona in coma e poi in stato vegetativo mi ha fatto scoprire l’evidenza, il corpo tenta di sopravvivere, e la persona dov’è? da fantasiosa che sono mi piace pensare che l’io si nasconda in una qualche scatola nera ricoperta dai ricordi della propria vita, mentre il corpo combatte.

Non posso pensare che una persona che getta del liquido infiammabile su un’altra e che con coscienza lo prende e lo porta da casa sia considerata un essere umano normale, ma allo stesso tempo provo profondo fastidio quando vedo ridursi la pena per persone che si appellano alla pazzia. Mi chiedo se è la cultura, la società in cui viviamo, l’educazione, perfino le parole che usiamo nel quotidiano che ci portano a un sollevamento del giudizio verso reati tanto gravi, così che quando arriva il mostro questo si senta più in diritto di esistere. E se ognuno di noi ha un  potenziale mostro dentro, dove vive per tutto il tempo? L’unica cosa che spero è di non incontrarlo mai.

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21 pensieri riguardo “Riflessioni sul mostro

  1. Sai qual’è il vero guaio? E’ che questa è una persona normalissima. Ognuno di noi ha un lato oscuro ed uno in chiaro: noi siamo l’equilibrio tra questi due aspetti. Quando una parte ha il sopravvento sull’altra, allora son dolori. Purtroppo non è dato sapere quando questi meccanismi cerebrali s’inceppano e l’arcaicità che noi chiamiamo follia disarticola il processo decisionale, portando alle scelte più inconsulte. Sarebbe assai importante che si avesse sempre la consapevolezza di ciò, per prevenire ed evitare di arrivare impreparati all’appuntamento. Poichè, come spesso succede che un componente di una famiglia impazzisca e faccia strame dei parenti, accade anche che individui, che si dicono innamorati pazzi, finiscano per essere sul serio pazzi ed assassini. In questi casi, forse nemmeno le antenne più sensibili riescono a captare quei movimenti cerebrali che conducono all’orrore…
    Un saluto ed un fiore con tantissimi auguri per questo tuo periodo così difficile e travagliato…

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    1. secondo te quindi questo ragazzo è uno di quelli che davanti ad altri fatti di cronaca simile del passato rispondeva con un “be’ ha fatto bene, se l’è cercata!” o magari era uno di quelli da “io non farei mai certe cose”. la verità su noi stessi probabilmente non la conosciamo fino in fondo e ci raccontiamo molte delle cose che vogliamo credere e solo davanti alla sollecitazione viene fuori davvero chi siamo e come di ci tu ci mostriamo per quello che siamo. se un minimo di umanità è rimasta in questa persona non so davvero come faccia a vivere con un peso del genere.

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      1. Posso solo azzardare una mia idea personale. Potrebbe essere sempre stato disinteressato ai fatti di cronaca, o avere un suo metro di giudizio. Lo stesso metro che l’ha spinto a pensare che fosse ingiusto l’abbandono da parte di lei. Non credo che il mostro si svegli all’improvviso e nemmeno che il protagonista non sappia di sé. Non ha ancora messo in atto il suo rancore, non gli è ancora capitata l’occasione, ma dentro di sé pensa solo a come punirla.
        Quello che spaventa di più è la facilità con cui si abbassa la guardia, non si è capaci a leggere nelle parole negli atteggiamenti, ritenendo inverosimile una cosa del genere.
        Il mostro si lascia vedere, sta a noi volerlo scorgere…

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      2. Mi chiedi come possa fare a vivere con un peso del genere… facile, perché egli la incolpa per avergli fatto fare una cosa simile. “Visto cosa mi hai costretto a fare? E’ colpa tua, non dovevi…” Una comoda via di fuga

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      3. esatto, lui non si è ucciso pensando “non posso vivere senza di lei” ma scarica su di lei la colpa, è stata lei a costringerlo a fare ciò. sono pensieri agghiaccianti.

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      4. Sono pensieri che ho vissuto sulla mia pelle, ne ho parlato nel post “La ragazza con il grembiule nero”.
        In certe persone c’è paura e insicurezza, ma soprattutto un vittimismo innato che li porta a ricercare solo il proprio benessere. L’amore per loro esiste, ma hanno costantemente paura di essere ingannati e sopraffatti. L’altro è qualcuno da cui difendersi, non da tutelare…

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  2. Un tema tanto delicato… dove corre la sottile linea che ci separa dalla follia? In quale momento smettiamo di percepire la realtà, cominciando a rispondere senza razionalità ad istinti primordiali o – ancor peggio – alle nostre paure? Non ho una risposta, so però che quel limite è più vicino di quanto sembri… ma è qualcosa che appartiene a tutti noi, e sta a noi non oltrepassarlo. Non esiste giustificazione per gesti come questi, che tradiscono in fin dei conti l’io più profondo di una persona.

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    1. totalmente d’accordo, anche secondo me ognuno di noi ha dentro un lato oscuro e sta solo a noi nelle scelte di ogni giorno anche le più piccole scegliere che genere di persona vogliamo essere perché esiste sempre un punto o una linea come dici tu, un attimo in cui possiamo ancora scegliere ed evitare il peggio.una volta dall’altra parte non si torna indietro, certe cose non si possono cancellare

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  3. tutti a trovare giustificazioni, scuse e quant’altro. Però io dico solo una cosa la violenza verso un altro essere umano o animale va condannata senza se senza ma. Nessuna giustificazione è credibile.

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  4. A freddo a me vengono in mente le considerazioni di Hannah Arendt al processo di di Adolf Eichmann .
    Lei sostenne che “le azioni erano mostruose, ma chi le fece era pressoché normale, ne demoniaco ne mostruoso” ma un uomo qualunque incapace di pensare, ‘umanamente’ malvagio.
    Che poi tutte le efferatezze che avvengono sul corpo delle donne sia frutto di una cultura maschilista millenaria non è una novità.
    Siamo noi donne, e di una sola parte del mondo, che attraverso le nostre rivendicazioni abbiamo creduto di spostare questa cultura.
    E’ di oggi, a Bologna che un convivente ha fatto bere acido muriatico in una bevanda alla sua compagna in cinta ed ora in ospedale in prognosi riservata…

    sheranellasorellanzandiamoavanti

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