Io ho me

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Domenica mattina ho avuto una piccola crisi, di quelle serie, erano anni che non succedeva, erano anni che non desideravo qualche goccia per calmarmi. Ogni giorno la frustrazione si prende un piccolo pezzettino della mia già labile corazza. le sto pensando e provando tutte o quasi, sempre lo stesso risultato, mi chiedo se sono io il problema a questo punto… non devo mettermi eccessivamente in discussione che già lo faccio troppo, la ragione appartiene agli altri, la bellezza appartiene agli altri, il torto e la sfiga sono tutte mie. Questi pensieri del cazzo mi accompagnano tutti i giorni e non contenta come in una sorta di circolo vizioso, alla ricerca di nuova linfa per il mio dolore, spio le vite degli altri e ne traggo inutili conclusioni, come in favole moderne, a loro va tutto bene a me no. Mi alimento di delusione e chiudo gli occhi su quel poco di bello che ho, poco che potrebbe diventare tanto tantissimo enorme, se solo riuscissi a vederlo bene. Mi chiedo se sto nuovamente cadendo nel vecchio sistema, mi chiedo se ne sia mai uscita del tutto e mi chiedo se gli sforzi davvero servano. Mi sento come dentro una colata di cemento fresco, solo gli occhi e la bocca non ancora coperti, respiro a fatica, non posso muovermi e spreco energie invane per combattere il processo di solidificazione, da qui la visione è distorta, opacizzata. Forse dovrei solo aspettare che finisca il processo chimico, che i legami si irrigidiscano e poi con tutto il peso del corpo iniziare a dondolare, prima lentamente descrivendo un piccolo arco poi spinta dalla gravità cercare la caduta e il punto di rottura. Finalmente libera, finalmente potrei vedere davvero. No, io con il cemento colante tento di muovermi e mi contorco su me stessa,  cerco di muovere le braccia ma diventa sempre più faticoso, sempre più difficile. La colata son tutti gli anni che porto dietro, il peggio è che non si solidificherà mai del tutto e non potrò mai liberarmene, ma lascia in me la speranza di poterlo fare. Mi sto stancando sia di costringermi ad essere positiva nonostante le cose che vedo, sia di essere negativa: è questo il male peggiore, finchè provo qualcosa va bene, quando smetterò di provare lei sarà di nuovo lì con me. Vorrei poter incolpare qualcuno e lamentarmi, proprio per bene con urla volgarità ed esagerazione, ma non serve. Devo fare qualcosa, sentirmi attiva, ho estremo bisogno di fare e soprattuto ho estremo bisogno di minime soddisfazioni. Dentro si sta insinuando il pensiero che andrà sempre e comunque nel modo sbagliato e questo è male perché non mi permette l’azione.

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Nel bagno stamattina era là con me, ne ho avvertito la presenza, tutti i segnali confermavano: la mente annebbiata, le membra pesanti e l’incessante bisogno di non ascoltare niente; non ascoltare il mio compagno che si lamentava di quanto sia difficile stare con me in questo momento, non ascoltare la solitudine, non ascoltare il disprezzo e la rabbia, seduta sul pavimento freddo ho infilato la testa dentro la maglietta e ho aperto l’acqua del lavandino. Lì seduta inerme ho imposto a me stessa di rimettermi insieme, seppure con la colla più scadente del mondo, mi sono imposta di non sgretolarmi sul pavimento del cesso; così malconcia sono uscita dal bagno e il mio compagno mi ha abbracciato, non ha cercato di rassicurarmi o dire cosa dovevo fare perché in quei momenti non senti nulla, ogni parola è storpiata nel senso, nel suono e non viene riconosciuta nella sua semplicità. Mi sono sfogata un po’ ansimando  e tossendo come a tentare di togliere il cemento da dentro la gola, come a cercare di liberarmi. Dopo il pianto arriva sempre la stanchezza, una stanchezza diversa da quella che si ha compiendo gesti tutto il giorno, o andando in palestra, o studiando, è più profonda viscerale, se ne frega delle ore di sonno, non considera che sia mattino o sera, succhia l’energia primaria e poi lascia spossati per le ore successive. Si rimane svuotati e fragili. Son giorni che mi sento al limite e prima o poi dovevo succedere. A volte ripenso a quelle poche lezioni di pedagogia prese ormai secoli fa, penso in particolare alla psicologia dello sviluppo e all’importanza dell’interazione tra il neonato e la madre nei primi mesi di vita, e poi ripenso alla depressione post parto di mia di madre, al suo rifiuto a prendermi in braccio, almeno così mi hanno detto. Troppo facile a adesso dare la colpa all’infanzia e a un Piaget qualunque, non si torna indietro. “devi essere più forte” “devi credere in te stessa”, mi dice il mio compagno ed io so che non lo devo esasperare perché è così che si distruggono i rapporti. Piccoli passi ne ho fatti, ho cancellato dalla mia vita due finte amiche, che neppure cercandole e facendo loro regali per festeggiare i loro successi, neppure ascoltandole e sostenendole, sono rimaste… la prima mi ha detto che “butto merda sulle persone”, carino da sentirsi dire con un parente in coma quando le si è chiesto solo di fare una chiacchierata spensierata e un caffè, in lei si era insinuato il pregiudizio del “quella che si lamenta ed è negativa”, così ha deciso di tenermi lontana, da lì ho iniziato a pensare che non esistano confidenti, che bisogna essere quelli del “tutto va bene sempre e comunque”, che è meglio lanciare nell’etere i propri dispiaceri, così da tenerli un po’ più lontani, o lasciarli in file chiusi con doppia crittografia. La seconda mi ha deluso piano piano, con una serie di cose, dimenticanze, superficialità, credo non si sia neppure accorta della mia assenza… me ne sono liberata e va meglio così per me e per loro, avevano fatto il loro tempo e il loro compito. Sono in continua ricerca di alternative, di possibilità, di accezioni positive, devo sforzarmi di stare bene, di tentare ancora e ancora, lei è vicina ma non ha ancora vinto, ed io anche se le persone se ne vanno, deludono, non sono sola, io ho me e questo mi deve bastare.

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17 thoughts on “Io ho me

  1. ti regalo una sedia

    toccala … è di legno

    accarezzala … parlagli, conoscila

    prendila … portala sotto ad un albero

    ora accomodati e chiudi gli occhi

    siete solo voi due
    e il vento
    e l’ombra
    e alcuni raggi di sole

    sarà irripetibile

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  2. Ah le gocce….tante, troppe, il solo ricordo del loro odore mi mette nostalgia e desiderio. Altro che la madeleine di Proust!
    In quei buchi neri ho soggiornato parecchio anche io quindi non ti dirò parole di circostanza ma solo di esperienza. Hai te, la cosa più importante, e troverai la tua forza e la tua direzione.

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  3. continuo a leggere pagine terribili in questi blog.. Anche a te come ho scritto stamane ad Alexandra dico che neppure in punta di piedi si può entrare nella tua anima quando attraversa questi mondo cosi tetri. Non lo faccio, mi sento vicino anche a te e ti suggerisco di non guardarti allo specchio, guardati l’anima. Un abbraccio

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