Del mio tempo sprecato

“Non c’è un progetto, non c’è niente non fai altro che lamentarti…”, mia sorella mi ha lasciato con queste parole, lei insiste perché io mi iscriva a fare scienze della formazione, che poi  suo dire potrò lavorare. L’avevo già fatto in passato, ci siamo iscritte insieme, poi io volevo fare altro e quella dannata scelta mi sta tormentando. non  mi vedevo maestra tutto qui, volevo fare altro. non amavo i miei professori e detestavo andare a scuola. Ho un pessimo ricordo delle mie maestre, persone ignoranti che sparlavano dei bambini, non proprio degli ottimi esempi educativi. Mi ricordo la pena che provavo quando ci pesavano tutti insieme ed io grassoccia a 7 anni avevo il complesso:”domani mi peseranno e dopo rideranno del mio peso”, pessimo rapporto quello col mio corpo ma quella è un’altra storia, mi ricordo anche quando una di queste donne maleducata disse:” grande e grossa non sa neppure usare la graffettatrice” ed era vero in effetti, non la sapevo usare ma non ne avevo vista una prima. Ricordo quando mi chiedevano maliziose: “ma tua madre adesso è in Sicilia e state da soli con vostro padre? ma come fate?” come se a una bambina bisogna ricordargliele le proprie sofferenze e i viaggi in treno e la stazione di Bologna e gli addii a mia madre, ma questa è un’altra storia. Ho avuto pessimi esempi educativi, sia in casa che a scuola, tra maestre e professori, non sto dicendo che tutta la categoria è così ma io non sono stata fortunata. credo insegnare sia un lavoro difficile, insegnare davvero intendo non come certi professori che leggono e senza il loro blocco di appunti non sanno nulla, credo che trasmettere interesse e curiosità sia difficile, e credo che sia estremamente difficile avere a che fare con i genitori degli studenti. Il punto è che io non volevo essere come mia madre, come quelle maestre, io volevo solo fare altro. Sono anni che mi tormentano, “perché hai cambiato?!!! hai sbagliato!!!”, “non lo sapevi che ti andava a finire così??”, “perché gli altri tuoi colleghi hanno trovato un lavoro e tu no? ” ed io ogni giorno sconto la mia scelta, la pago ogni giorno di più con tutte le beffe del caso. “hai studiato il triplo di tua sorella e sei rimasta così!!”, “non lo vedi che stai affondando??!!!”. Io volevo solo fare altro… adesso sono totalmente smarrita ma non ne posso parlare con nessuno, non so dove investire le mie energie anche perché adesso iscrivermi a scienza della formazione è per me un calvario, io non ho più voglia di studiare e vorrei fare fare fare, ma cosa? cosa fare? sto provando alternative, piccole cose ma per ora non stanno portando a nulla. Una parte di me sente che deve chinare il capo e accettare che ha buttato nel cesso gli ultimi 10 anni della sua vita, gli ultimi 10 anni di scelte sbagliate, accettare che è stata una grande cazzata “altro”, che se ora si ritrova con gli altri che si sposano fanno figli e lei è in casa a pulire è perché ha scelto “altro”. Ammiro tanto chi insegue le proprie idee fino in fondo e si lancia, io non ho più idee, totalmente a terra, tutte le idee si sono schiantate al muro. Ogni giorno mi alzo e mi sento in colpa, penso a mia sorella incinta, lei parla bene con il lavoro da anni a dire, ti iscrivi ecc, quando hai toccato un libro l’ultima volta? non hai neppure letto i miei racconti, non hai mai letto questo blog. Parli bene perché non tocca a te ammettere che hai sbagliato, che devi restare lì dove non volevi, non tocca a te studiare altri 5 anni di esami, non tocca a te rimandare progetti, non tocca a te sentirti in colpa perché non hai ancora concluso nulla. Ho un’innata capacità di mettere a disagio le persone, l’ho ereditata da mio padre e sono buona, buonacciona direbbe mia madre, di quelli che si farebbero mettere i piedi in testa dagli studenti. e ho già provato, in una scuola privata e il risultato è che uno dei miei studenti se ne voleva andare dalla classe durante la lezione perché gli ho detto di farsi prestare gli appunti dai compagni così potevamo andare avanti. Che umiliazione!!! E che scuola di deficienti!!! la tipica scuola dove paghi e basta, altro che progetto educativo!!! la parte più bella è che i professori che avevo a scienza della formazione erano quasi tutti ex docenti che non volevano mai più metterci piede in una classe, una addirittura non ci aveva mai messo piede e da questo altissimo grado di esperienza bisognava imparare a educare. Fare l’insegnante è qualcos’altro, io ho un’idea troppo romantica anche di quello probabilmente, la realtà è diversa. Di veri insegnanti ce ne sono pochi e chi ha la fortuna di incontrarli li ricorda per sempre. Oggi non volevo scrivere questo però, oggi volevo dedicare un post a una persona cara scomparsa l’anno scorso in questo giorno, uno dei pochissimi che mi ha detto dopo aver letto il mio racconto di scrivere qualcosa di più lungo, magari lo disse solo per gentilezza ma allora fu una cosa molto dolce da sentirsi dire. Oggi devo stare su perché devo fare la brava fidanzata, oggi un anno fa è morto il padre del mio compagno dopo mesi di coma e tentativi di riabilitazione, oggi non devo far trasparire nulla perché lui non si merita una persona triste accanto oggi, e perché se una cosa l’ho imparata dall’anno scorso è che il tempo è davvero poco e non va sprecato, forse anche questo mi fa desistere… Non deve essere un giorno triste, che finiamo tutti così senza fiato, avvolti da teli di plastica, con la bocca spalancata. L’anno scorso oggi ho accompagnato una madre anziana a vedere il figlio morto perché il mio compagno non ce la faceva a seguire sua nonna, l’anno scorso oggi ho assistito al dolore straziante di una madre che vede la sua parte migliore senza più vita ed ho resistito, ho fatto forza a lei e a me. L’anno scorso ieri ho guardato gli occhi di un uomo che muore e gli ho detto: “tu vuoi andare, lo so, tu vuoi andare…”, l’anno scorso sono stata forte e ho sostenuto come potevo il mio compagno da quella notte del 25 gennaio quando ci hanno detto che aveva avuto un’emorragia cerebrale improvvisa e ho raccolto il sacco di plastica con i vestiti insanguinati e le ultime cose che indossava, sono stata forte quella notte in quei corridoi pochi illuminati alla ricerca della sala operatoria, sono stata forte al primo consulto in terapia intensiva, sono stata forte quando ad ogni bollettino di guerra non si vedeva speranza, sono stata forte quando l’ho visto la prima volta con gli occhi aperti e non si possono descrivere quegli occhi trasparenti che fissano e non guardano, che potrebbero lacerati da parte parte quando ti incontrano, sono stata forte quando ha parlato e una delle poche parole che è riuscito a dire è stata “partire”, sono stata forte per tutto quel tempo e ho imparato ad adattarmi a quella situazione, ho imparato a osservare con più attenzione, a non lasciare cadere via ogni minuto, ho imparato ad apprezzare ogni mio possibile gesto, ogni mia possibilità, io parlo respiro, mi muovo esisto e so di essere qui. Ho appreso consapevolezza di vita solo davanti al declino. Io oggi sarò forte e non mi farò pestare da queste stronzate, non mi farò avvelenare da chi non capisce, da chi non mi vede e non mi ascolta. Sì sono senza idee e mi sento smarrita ma posso sempre provare altre cose, posso sempre tentare altro.

 

Oggi voglio solo dedicare un pensiero a chi non c’è più.

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22 thoughts on “Del mio tempo sprecato

  1. brava tu (scrivere “brava deserthouse” mi sembra posticcio), lasciatelo dire. e se sei stata forte un anno fa, lo puoi essere ancora.
    (e non sono mica convinto che tu abbia sbagliato a volere “altro”, anzi secondo me è stata la scelta giusta e il tempo ti ripagherà)
    ml

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  2. Fare l’insegnante di qualsiasi ordine e grado serve la voglia e lo spirito adatto. Se manca è fatica inutile. Solo bile di traverso e peggio.
    Insegui un tuo sogno? Puntalo con decisione senza lasciarti condizionare da nessuno e dalle avversità. Vedrai che ce la fai.

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  3. Ciao. Credo che proprio perché sei stata forte in tante occasioni devi pensare che prima o poi arriverà la scelta giusta. Non pensare troppo ai dolori e alle amarezze. Vivi solo per te e per chi vuole bene. Un sorriso. Lila

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  4. Leggo un grande smarrimento. Da piccolo sognavo spesso un bivio con decine di strade che non sapevo dove andassero e mi svegliavo piangente e triste perchè rimanevo bloccato al centro del bivio senza prenderne una. Tu la prenderai una strada perchè hai un dono irripetibile: la consapevolezza di te. Ma di quale parte della Sicilia sei?

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