Dio non ha Facebook

Sono giorni che non scrivo qui, un po’ perché ho scritto altrove e un po’ perché non volevo usare a sproposito le parole in questi giorni di grandi scosse mondiali. Non sono social, io Facebook lo uso solo per leggere di nuove iniziative e ricordarmi le date di eventi, i post di amici e non li leggo raramente, non posto mai nulla, e se posto qualcosa in genere sono canzoni. Sono fatta così, ho un uso privato dei social e questo mi rende più osservatrice probabilmente. Non giudico chi sente il bisogno di commentare ogni cosa accada a sé stesso e nel mondo, credo fermamente che ognuno debba essere libero di esprimere la propria opinione, a patto che non sia lesiva, discriminatoria, o inneggiante all’odio. E purtroppo se ne vedono sempre più. Sembra che ci sia un odio profondo che sta emergendo piano piano e che corre sulle tastiere, alcuni commenti mi lasciano sgomenta, “davvero vivo in un mondo con persone che la pensano così?!” mi ritrovo a pensare, ma considerando che esistono persone, se si possono definire tali, che speculano sulla morte degli altri e vanno a fare selfie e foto nei luoghi di tragedie!!! no non devo meravigliarmi. Io che vorrei diventare uno scrittrice non ho avuto parole davanti ai fatti accaduti in Puglia, davanti a quello che è successo a Nizza, e poi ieri sera in Turchia, e poi c’è tutto il resto del mondo, che non bisogna guardare solo il proprio orticello che di guerre ce ne sono sempre vicine e lontane, ci sono così tanti eventi negativi che è difficile pensare di creare una famiglia, fare figli in un mondo del genere e soprattutto crescerli come esseri umani degni di questo termine. Sono una persona credente a modo mio, non vado in un luogo di culto specifico, ma prego da sola in casa nel letto, nessuna frase detta a cantilena, racconto a chi mi ascolta se mi ascolta, cosa provo, cosa vorrei, cosa penso di fare per ottenerlo, chiedo perdono per le azioni negative che ho commesso e spero che i miei cari stiano bene, non so come si prega, so pregare solo così, ma mi fa stare bene e questo mi basta. Mi chiedo dove sia Dio in questi momenti, se davvero il libero arbitrio sia una buona soluzione, mi chiedo e spero ardentemente che esista una giustizia divina, perché in quella degli uomini confido poco, mi chiedo cosa pensi una persona che si fa esplodere in una piazza, che guida un camion investendo volontariamente persone innocenti, mi chiedo cosa si provi in quei momenti da vittima o possibile vittima, quale sia l’ultimo pensiero, mi piange il cuore pensando a tutte quelle persone nel mondo che solo perché sono nate in quel luogo sono destinate a un futuro incerto o a morte certa, e Dio? è libero arbitrio quello? l’unica cosa certa è che non bisogna sprecare la propria fortuna, il proprio tempo che è l’unico titolo in cui valga la pena investire.

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17 thoughts on “Dio non ha Facebook

  1. “… l’unica cosa certa è che non bisogna sprecare la propria fortuna, il proprio tempo che è l’unico titolo in cui valga la pena investire.”
    Permettimi di incorniciare queste tue sacrosante parole…
    Un saluto ed un fiore

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  2. Quoto silviatico e mi metto in fila per incorniciare la citata frase. Ma voglio aggiungere una: Dio non c’entra. Ogni fazione chiama Dio come testimone della sua causa e benedice le sue truppe. Dio non c’entra, sono certi uomini che ostinano ancora a farcelo entrare.

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  3. Io non scrivo mai di queste cose. Pudore perlopiù, paura di scadere nel banale, forse non so bene da che parte stare, perché ci sono vittime da entrambe le parti e anche i carnefici a loro volta sono vittime di carnefici più silenziosi e letali, che li manipolano facendo leva sull’ignoranza e sulla fame. Hai detto bene, abbiamo il nostro tempo e non sappiamo quale sia la sua durata, almeno dovremmo cercare di non sprecarlo. È difficile, possiamo provare. Stare fermi non si può.
    Un abbraccio.

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  4. Porsi domande è già un ottimo punto di partenza. Magari si arriverà a trovare risposte differenti, ma fermarsi a riflettere su tutto ciò che si trova ditero ad una facciata, lo ritengo imprescindibile.

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  5. Premetto che scrivo poco anch’io, non sono su Facebook né su Twitter (qust’ultimo l’ho sempre ritenuto inutile e infatti è diventato il mezzo di comunicazione dei politici “inutili”) e non credo in dio. Quando dici “mi piange il cuore pensando a tutte quelle persone nel mondo che solo perché sono nate in quel luogo sono destinate a un futuro incerto o a morte certa”, ti ricordo che ci sono altre persone che non decidono dove devono nascere quelle persone, ma se devono morire o vivere e non parlo dei terroristi.
    Finchè uno nasce in Groenlandia, può dire: «vabbè, il ghiaccio qua c’è sempre stato», ma se uno nasce in Iraq, si chiederà perchè stava meglio con un dittatore che con la democrazia esportata dagli Alleati. Se uno nasce in Italia si chiederà perchè paga le tasse per stare male rispetto ad altri paesi europei e non è certo un problema ambientale… e così via.

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