In centro all’orgoglio

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Ogni volta che faccio qualcosa tipo un colloquio o ho un’idea, qualcosa dentro di me si entusiasma in un modo così infantile che mi stupisco. Non so perché ma subito dopo aver avuto il mio momento in cui credo di essere stata perfetta, o in cui credo di aver scritto le parole che lasceranno un segno per decenni, o subito dopo aver avuto una qualche idea, mi entusiasmo così tanto che inizio ad immaginare il seguito, vedo tutta la scena come in un film. Le cose spesso vanno in modo differente e ogni volta mi riprometto di non farlo, di non crearmi troppe aspirazioni, di non esagerare con le stesure di sceneggiature alternative, ma io lo faccio sempre. In questi corti immaginari, io ovviamente sono perfetta, tutto scorre liscio, nessun intoppo. Tutte le volte che rimango delusa, smetto per un po’ di fare le cose che mi avevano portato a tanta illusione, devo imparare ad essere più realista forse, ma sono fatta così. Forse pretendo troppo, un passo alla volta mi dico, non demordere ma purtroppo passo facilmente dall’estasi al disgusto. Così è stato per l’ultimo colloquio, in fondo lo sapevo, anche se stavolta sembrava diverso, in effetti ogni volta sembra diverso…

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L’ho fatto anche quando ho parlato con l’anima in mano a mia sorella del mio romanzo, per me è come una creatura di cui sono fiera e allo stesso tempo provo pudore, ovviamente la seconda parte è dettata dal mio vissuto ma questa è un’altra storia, comunque nei miei sogni mentali il romanzo ovviamente piace tantissimo, è scritto bene, è interessante, avvincente, lascia il lettore così attaccato da non poterne fare a meno. Questi sono viaggi mentali, so perfettamente che le cose non vanno così a prescindere da quanto sia oggettivamente interessante un romanzo, solo farsi leggere da un editore è un’impresa e così quando la mia amica mi ha detto che aveva una mezza proposta per me, sono partita per la tangente e poi ho avuto paura, paura di non essere abbastanza brava per come lo immagino. In ogni caso, con l’anima in mano ed anche per non parlare sempre del fatto che non lavoro (cosa che mi ricordo da sola perfettamente), ho parlato un pomeriggio a mia sorella molto timidamente del mio manoscritto. Immaginate un bar il sole, lei che prende un succo di pompelmo, come per prepararsi acida, e poi assaggia il mio caffè alla nocciola, il caldo feroce, e vicino a noi una coppia di americani che ordina il pranzo. Intorno la città che si muove ancora prima della pausa di agosto. Immaginate una donna con lo sguardo chino verso il suo caffè che tentenna nel cercare le parole, la sua voce rivela imbarazzo, il corpo rannicchiato sulla tazzina. Di fronte a lei, un’altra donna seduta dritta, gli occhi fissi, in attesa, con un filo della sua pancia da gestante in mostra. Balbetto quasi, ci ripenso ma poi mi dico che forse posso, siamo state bene finora insieme e poi a lei anche piaceva scrivere da più giovane, leggeva tanti libri, ascoltava così tanti generi diversi e lei non è mia madre, che esordirebbe con una versione più volgare di “che cosa fai?! perdi tempo, non serve a niente!!” Così mi lancio e racconto goffamente a grandi linee la storia, la risposta è impietosa, stroncatura totale, che si farà sentire nei giorni seguenti, con fogli bianchi e disagio al solo pensiero di aprire word o qualsiasi programma di scrittura. Il mio viaggio mentale si trasforma in un film con un motel e un serial killer.  Non so come faccia ad essere così dura, ovviamente non mi aspettavo che mi dicesse le solite frasi fatte, ma nemmeno che senza aver letto una parola lo definisse “il solito romanzetto pruriginoso”, qui un impeto di orgoglio sale e così cerco di spiegarle meglio la storia, la amplio, descrivo i personaggi e le motivazioni, ma si va di male in peggio, adesso il mio piccolo pudore si è trasformato in un mattone, troppo pesante. Da quel momento cambio atteggiamento mi chiudo a riccio e spiego solo che lo voglio scrivere così, senza perderci troppo tempo. Il resto del pomeriggio scorre, arriva mia madre ed il mio silenzio si amplia, loro parlano io ho modo di esplorare nuovi tentativi di viaggio, chissà che non trovi un last minute. Tornata a casa mi sento come dopo un colloquio andato male, e allo stesso modo cerco di cancellare l’accaduto ed andare avanti, so che le critiche possono essere utili, ma da lei non me le aspettavo, così cattive poi, “realiste”, secondo lei. Non so che pensare perché se i conoscenti ti dicono che è bello per farti un piacere e i tuoi parenti lo stroncano allora, mettendoci di mezzo la matematica, moltiplicando un più per un meno abbiamo un meno, quindi siamo proprio nella prossima stanza dove verrà il serial killer.

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Per ora mi costringo a pensare che sia più paragonabile a quelle funzioni che più si avvicinano a zero più tendono all’infinito. Non è importante che diventi il libro più letto della storia o il più stroncato di sempre, almeno non lo è ora, devo solo finirlo che per come vivo ultimamente gli eventi è già davvero molto. Per quanto riguarda lei so solo che è l’ennesimo argomento su cui glisserò. Una vecchia canzone di Moltheni diceva “ti ho colpito in centro all’orgoglio, credevo di vincere che cosa non so…” be’ lei ha vinto il mio silenzio.

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15 thoughts on “In centro all’orgoglio

  1. sorrido: tu hai una sorella, io ho un amico di vecchia data, identico lavoro, sotterranea rivalità.
    sappiamo entrambi come sono fatti (tua sorella e il mio amico), brave persone, per carità, ma si farebbero tagliare la lingua pur di non farci un apprezzamento. Eppure ci caschiamo, per ingenuità, masochismo o illusione, e facciamo leggere loro le nostre pagine. E il risultato è quell’arricciare il naso come per un cattivo odore e quattro parole calate dall’alto a liquidare il tutto. lasciamelo dire, noi non scriveremo cose eccelse, ma loro sono semplicemente e miseramente s t r o n z i
    🙂
    ml

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  2. Io credo che quando si ha un entusiasmo profondo lo si debba cavalcare, a prescindere dal giudizio altrui, che tante volte è dettato da incomprensione, invidia o semplicemente da una visione del mondo diversa dalla nostra.

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  3. Mi rattrista pensare che la reazione di una sorella possa essere così, io mando sempre le mie cose a mia sorella da leggere e lei lo fa con me, quando c’è una critica (forse in realtà siamo troppo buone l’una con l’altra, non lo so) ma comunque è sempre dettata dal desiderio di vedere il lavoro dell’altra nella sua veste migliore possibile. Comunque concordo con gli altri. Ti dirò, quando nei miei sogni immaginavo pareri entusiastici e calorose accoglienze di pubblico a quello che scrivevo, nella pratica non lo facevo leggere a nessuno o quasi. Quell’idea che tutto sarà perfetto è subdola, è l’altra faccia dell’insicurezza, del “tutto o niente”. L’entusiasmo, invece, è preziosissimo e non lasciare che nessuno te lo porti via. “Nessuno può dirti chi puoi o chi devi essere”… 🙂 chiedi altri pareri, ci sono le invidie e le incomprensioni ma ci sono anche persone con cui esiste una profonda affinità; ci sono persone che possono darti un parere più obiettivo e quasi “tecnico” sulla scrittura… però devi metterti davvero in gioco, e fallo, segui quell’entusiasmo e fallo 🙂

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  4. Un poco ti capisco: quando immagino il mio libro, come dici tu, ovviamente vedo orde di persone che si complimentano e mi sorridono e che magari vengono anche dall’estero, e ogni volta mi dico che non dovrei pensarci troppo. Prima di tutto perché sono ancora all’inizio e secondo perché al 100 percento la storia non andrà così. Però è inevitabile, non sappiamo resistere! Mi dispiace molto per quello che ti ha detto tua sorella 😦 E capisco anche il tuo dilemma, ovvero se qualcuno, soprattutto se un familiare, ci fa un complimento, lo intende davvero o ci sta dicendo quello che in realtà vorremmo sentirci dire? Trovo che tua sorella non abbia avuto rispetto del tuo impegno (scusa questo parere), alla fine anche il più semplice dei libri ha dietro tanto lavoro! Una lettura per sollevarti il morale e riempire tutti gli scrittori emergenti di ancora più orgoglio (spero sia una cosa positiva?): http://www.writersdigest.com/online-editor/7-reasons-writing-a-book-makes-you-a-badass

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  5. , Hai ricevuto tante opinioni sull’argomento, una in più non fa male. Avevo letto già altri tuoi racconti , esperienze di vita, diario. Sei una giovane donna che cerca un lavoro, probabilmente tua sorella teme che tu ti distragga dall’obiettivo, ma se lo scrivere non è un ripiegarsi su se stessi, se lo scrivere è una passione autentica, continua il tuo romanzo ed anche la ricerca di un
    lavoro senza demoralizzarti . Per i giovani di oggi le cose non sono facili, ma i giovani hanno l’energia per fare sia ciò che desiderano sia ciò che devono. In bocca al lupo per tutto

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