Io sto bene io sto male io non so cosa fare

Ma tu cosa vuoi? eppure dovrebbe essere semplice rispondere, invece mi ritrovo in una confusione tale da desiderare che qualcuno lo faccia per me. che fatto assurdo! ho perso gli ultimi anni a dire che la mia scelta era la migliore prendendomi tutte le responsabilità e adesso mi tocca definitivamente dire no, hai sbagliato. ed è dura, durissima abbandonare qualcosa che credevi fosse giusto ma bisogna andare avanti, mutare, evolversi. ok e adesso? devi fare la scelta giusta stavolta,  e questo mi spaventa terribilmente visto che l’ultima volta non è andata bene, e stavolta avrò la forza di portarla avanti fino alla fine nonostante gli insulti, nonostante gli attacchi? sarò capace di difenderla ancora? detesto fortemente questa situazione e provo vergogna, mi sento umiliata e stupida, e odio me stessa per aver sbagliato allora. ha senso tornare indietro e fare la scelta che gli altri ritenevano giusta per te allora? ha senso fare quella scelta adesso che sei cambiata che hai avuto un altro percorso che sei così stanca? o stai solo demandando a qualcun altro il difficile compito per non doverti sentire più così fallimentare.

Nel 2005 dopo un anno di depressione mi sono iscritta a fare scienza della formazione, nel febbraio 2007 ho cambiato per ingegneria. A più di 10 anni di distanza mia sorella maestra di sostegno lavora io no e questo mi pesa come un’ancora che mi trascina verso il basso. scelta sbagliata, te l’hanno detto, lei fa un figlio e può mantenerlo tu che farai? mi vergogno come una ladra, sono bellamente passata dall’imbarazzo per “sì ci sto mettendo troppo a finire l’università”(che sette anni e mezzo sono troppi lo sai, sei partita in ritardo e così sei rimasta…) a “sono disoccupata”, sono passata dall’affrontare i miei demoni per la paura di non riuscire a portare avanti la sfida che mi ero posta, io uscita dalla depressione che non ti fa leggere neppure una riga, figurarsi libri e formule, migliaia di formule, e poi la paura di non essere abbastanza preparata, fino ad arrivare alla stanchezza totale vicino alla fine, fino ad arrivare a non poterne più di libri formule e stronzate che nessuno di là, nel mondo vero dove le persone fanno, non ti chiederà mai.  Quanto tempo buttato per una sfida vinta solo in parte, quante mattine a studiare, quanta ansia a consumare lo stomaco nei cessi di quegli edifici grigi e spenti, che sanno tanto di fabbrica, ma chi può dirlo veramente?! avrei voluto almeno provare, per dire ok non mi piace non mi trovo, non fa per me, così no, espulsa senza neppure tentare e dovermi rigettare su altro, altrove con la paura di fallire di nuovo la scelta.

Il 6 ottobre scorso ho fatto il test per scienza della formazione, con il disagio nel cuore, di nuovo a rifare la stessa cosa solo parecchi anni dopo, basta giudice come ammissione di colpa? Tantissime ragazze, molte signore, e qualche ragazzo, molti già laureati in altro, alcuni che lavorano già nella scuola o come educatori e cercano solo un modo per stabilizzarsi. Una donna con tre lauree si lamentava, dicendo “spero che almeno mi contino gli esami fatti”. Ho avuto un senso di vuoto, non per lei, ognuno può fare quello che vuole, è la mia rigidità di pensiero forse che non mi aiuta. Non ho studiato nulla per quel test, non pensavo neppure di farlo, ma per coincidenza fortuita l’ultimo giorno di iscrizione ho guardato sul sito dell’università, è più di un anno che mia madre mi ripete che al posto della specialistica avrei dovuto iscrivermi qui, e così nei momenti di maggiore sconforto, dopo colloqui falliti, o dopo la visione di pagine web che mi dichiarano quanto sia non idonea a fare la commessa, la hostess, il magazziniere, il barista, l’impiegata di call center, l’impiegata di qualsiasi cosa, la cameriera, ecc. sì dopo momenti così terreni, vado a vedere il percorso che avrei dovuto fare, mi impongo di pensare che forse non sono stanca di studiare, ascolto quello che mi dice mia sorella, che è molto più facile e potrei farcela senza problemi, ma lo sconforto mi assale, ancora soldi non guadagnati da dare all’università, e stavolta servirà davvero il sacrificio o sarà solo l’ennesimo buco nell’acqua? In ogni caso il 6 ottobre sono andata a fare il test, più di 700 persone per 300 posti, penso che non mi importa, che in fondo sono lì per sbaglio. Poi penso che ho speso 60 euro non miei, che se lo faccio lo devo fare bene, almeno provarci, divento molto competitiva davanti ad un test, deciderò dopo ma adesso mi impegnerò e non importa se non ho studiato nulla mi basta il mio bagaglio culturale e se non dovesse bastare vuol dire che non fa per me, non devo avere paura davanti alle sfide, io sono un ingegnere, che frase sciocca da pensare in questo momento in questo banco, in questo capannone stracolmo di giovani giustamente speranzosi. Visto che non mi serve a nulla che sia almeno la mia misera armatura.

Prima di entrare, chiamo una scuola che mi ha cercato il giorno prima ma purtroppo richiamandoli quasi subito, non c’era più l’addetta con cui dovevo parlare. Chiamo e mi dicono che hanno assegnato il posto di supplenza alla ragazza prima di me, sono arrivata tardi, forse di secondi ma tardi. Mi guardo un po’ intorno sconfortata e questo sentimento si rafforza vedendo che sono davanti all’archivio cartografico della regione, chissà come si fa a lavorare lì, mi chiedo, impossibile senza amici probabilmente, sarebbe adatto alla tua laurea ma non hai amici e non hai esperienza e ben più grave nessuno vuole fartela fare. Così penso che se mi avessero preso all’ultimo colloquio non sarei stata lì, o che se mi avessero detto che c’era un progetto per il dottorato non sarei stata lì, ma così non è andata e la sorte ha voluto che stavolta tu prendessi l’autobus nella direzione opposta. Ci fanno aspettare due ore prima di iniziare, devono sistemare tutti i candidati. Il test è facile, terribilmente facile, nessuna domanda di pedagogia, le domande di cultura generale sono imbarazzanti, la parte di logica e matematica pure, solo le parti di grammatica mi  pongono qualche difficoltà in più infondo sono passati 20 anni dalle ultime analisi del periodo. Riesco perfino a indovinare il titolo di una poesia mai letta prima solo leggendo i versi, ho ancora un certo potere di leggere nelle parole e me ne compiaccio. Carducci, Leopardi e D’Annunzio mi hanno abbandonato da parecchi anni, uso un misto tra il metodo scientifico e l’istinto letterario e va bene. Penso sia andato bene e questo mi inorgoglisce, non sei ancora stupida, non sei ancora affetta da analfabetismo di ritorno, ma ancora lo stesso pensiero di anni prima, che ci faccio qui? ho bisogno di sfide più grandi, di mettermi alla prova… ma stavolta c’è un vissuto di nulla che mi risponde, “non ti ha cercato nessuno, hai superato l’età per l’apprendistato e sei una donna che si sta per sposare, insomma una che può volere figli, quindi non ti vorrà mai nessuna azienda e i concorsi be’ lo sai, ci vuole fortuna, questa è la strada per quelli più grandi che non vuole nessuno, anche tuo fratello lo hanno preso a scuola a fare supplenze a 38 anni, dopo anni di corsi professionali e un po’ di fabbrica”, questo pensiero mi deprime, e mi fa pensare subito a quello che mi dice mia madre “l’ingegnere è un lavoro da uomini e raccomandati e poi si deve andare all’estero, tu che vuoi fare? dei figli e sposarti con un compagno che ha un negozio qui? le cose non si conciliano”. Mentre affogo nei pensieri del SuperIo, la mia armatura è sempre più fragile così inizio ad ascoltare i commenti al test dei partecipanti. Non voglio criticare nessuno, ma penso che il livello dei test sia proprio calato, e ascoltando le persone intorno a me, mi rendo conto del livello culturale medio, ragazzi e ragazze che lavorano a scuola o che hanno appena finito le superiori che non sanno calcolare l’area di un rombo o non conoscono la capitale della Slovenia o l’ascesa al potere di Hitler, mi fa abbastanza disgusto che questa massa di ignoranza sia la nuova generazione di insegnanti, soprattutto confrontandomi con loro, io che non so niente, che non apro un libro che non sia un romanzo, da mesi e mesi e mesi.

Ieri ho saputo di aver passato il test, non so che fare, a volte penso che dovrei tornare ancora più indietro, all’informatica delle superiori e provare in questo campo una nuova sfida ma ho paura che non faccia fino in fondo per me, che sia anche questa la scelta sbagliata, troppo grande io e troppo difficile dall’altra parte… odio le persone che mi fanno sentire vecchia e senza possibilità ma devo essere matura e onesta con me stessa. Ho paura che la mia età sia  già un no definitivo anche facendo un corso professionalizzante o altro che non sia autoimprenditoria. Non voglio buttare altro tempo e denaro. Forse stavolta devo fare la scelta che avrei sempre dovuto fare. Sono assediata dai dubbi e sono stanca, così stanca di vergognarmi e di sentirmi dire che ho sbagliato. Esausta, e non è il modo migliore per fare una scelta.

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13 pensieri riguardo “Io sto bene io sto male io non so cosa fare

  1. Mamma mia che travaglio interiore: avresti potuto riempire tre tomi e qualche dispensa… Peccato che la vita sia molto più breve. Ecco, è quello che dovresti dirti: la vita è breve, vada come vada, non è il caso che vada sempre allo stesso modo…
    Un saluto ed un fiore…

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  2. sei ingarbugliata ora, perchè hai tutte queste sensazioni contrastanti…
    se sapessimo a prioori quale sia la scelta giusta saremmo tutti bravissi,i…
    ma hai provato… e hai fatto bene, perchè non avresti potuto fare altrimenti…
    non sei tu sbagliata eh.. a volte è la vita che è dispettosa…
    ora devi solo fermarti un attimo, fare un bel respiro e ripartire…
    facile a dirlo da fuori, lo so… ma ce la fai!

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  3. Credo che essere positivi aiuti molto ad avere un percorso più sereno ed equilibrato
    La vita è assai complicata, ma bisogna cercare di non imprimere dentro le cose che non ci piacciono e quelle
    non andate a buon fine…..c’è sempre un’altra occasione da prendere al volo!
    Buona domenica e un sorriso mia cara, silvia

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      1. Ricorda che la vita è un’avventura e bisogna avere tenacia ,ed essere forti ,per quei momenti in cui c’è tempesta…..Un mucchio di cose belle e un saluto,silvia

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  4. Che grande fatica esce da queste tue parole… ma ti sei laureata in una facoltà difficile (non c’è più niente “da uomini”; ma difficile sì), hai affrontato e superato la depressione, cosa che mette a dura prova chiunque, e a quanto ho capito senza molto sostegno da parte di chi anzi, ti faceva pesare le tue scelte. Adesso hai di fronte un altro dilemma e capisco che sia davvero difficile, del resto nessuno ti può dire quale sia la scelta giusta, come dice Alessia… magari! Dico solo però di guardarti dentro e stare attenta a non fare una cosa che poi ti farebbe sentire stanca e frustrata anche “dopo” perché non ti piace e non ti ci senti portata. Per la mia esperienza io sono portata a dire vedi quello che ti appassiona, un modo per arrivare a farlo lo troverai, se davvero la passione è forte, ma so che magari non per tutti i genitori è facile avere questa fiducia e si preferisce quello che “apre molte strade”, che offre la sicurezza, ecc. Dimenticando non tanto che la sicurezza è comunque molto rara in ogni caso, ma anche (e soprattutto) che la sicurezza rischia di far morire anche ciò che nasce come molto amato, figuriamoci quello di cui non si è convinti fin dal principio. I sogni non sono mica una cosa secondaria. Men che meno poi riprovevole. Un abbraccio
    Alexandra

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