Le dieci stanze

Anche per questa antologia ho scritto un racconto, essendo un’antologia erotica, mi è stato consigliato di usare uno pseudonimo, e poi di aprire su fb un profilo autore a parte, ma per ora mi sembra abbaia poco senso visto che non ho libri solo miei da promuovere. Questa antologia è potente sotto il profilo erotico, se vi va di entrare a scoprire le stanze dietro le quali si nascondono gli umori più profondi, potete trovarla anche questa qui su Amazon. Qui vi lascio un pezzo della bellissima prefazione.

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PREFAZIONE

LE DIECI STANZE

Cercò di orientarsi al buio. La fotocellula non doveva aver funzionato mentre saliva le scale, la luce sotto, nel salottino della maitresse si era spen- ta da sola, ma quella delle scale e del lungo corridoio non si era accesa. La notte era fin troppo buia, l’estate era finita presto quell’anno, e le nuvole avevano fatto cappa proprio quella sera. Salì orientandosi coi pochi rumori che a tratti uscivano, sfuggivano, dalle dieci stanze allineate sui due lati. E affidandosi alla sensazione della corsia morbida rossa sotto i piedi, prima sulla scala, poi lungo il corridoio. Poi, diamine, lui quel corridoio e quello strano albergo, se li ricordava. Il parco, la piscina in disuso. La sala con la grande stufa in maiolica, il registratore di cassa della tenutaria, le caselle per le marchette da conteg- giare a fine sera. Il bar che anni prima avevano svuotato, lui e i suoi amici, tutto in una sola notte felice.Le dieci camere, i letti con il baldacchino. Con la mano sfiorò la prima porta, era la Suite dell’Impe- ro, una notte ci dormì, la ricordava. L’angoscia di quel busto dal mento volitivo sopra la men- sola dietro il letto. Sorrise dentro di sé di quello strano albergo, l’idea di rico- struire un bordello anni ’20 era proprio folle abbastanza per farlo piacere a loro.

Dalla porta, ora che gli occhi si erano abituati al buio, vide la lama di luce che filtrava sottile al suolo. Gli sembrò fosse quella luce a vestirsi dei pochi suoni che sfuggivano a tratti dalla porta chiusa. Un gemito. Una voce di uomo, una di donna. No due donne.
Un rantolo da una sola gola. Caldo e umido come il piacere. La sua mano si fermò sulla maniglia appena prima di azionarla e aprire. No, non era la sua storia, quella, ritrasse la mano quasi con pudore. La seconda porta era mal chiusa. La luce spenta. Si sentì autorizzato a guardare, passando accelerò per non sentirsene troppo colpevole. Forse. Li intravide in piedi, nudi. Lei appoggiata con le mani al muro. Lui ad avvolgerle la schiena, le gambe tra le sue, nel silenzio gli sembrò di percepire persino dal corridoio buio il loro respiro alternato sul ritmo delle spinte delle loro reni. Sentì dei passi alle sue spalle, leggeri sulla passatoia. Si volto e salutò le due persone che salivano veloci dando- si la mano. Guardarono passando, anche loro. Lo superarono. Li vide scomparire velocemente nella sette. Dieci stanze, dieci storie di uomini e donne e di passioni. Bussò piano alla cinque, la sua stanza, adesso aveva desi- derio di lei, di scrivere con lei una nuova notte ancora. Lei ridendo lo sgridò. «Invece di venire da me subito, ti sei perso nelle storie dei nostri amici comuni, meriteresti che te la negassi questa sera… » Entrò. Accese la luce.

Le dieci stanze. Si sedette. Sollevò lo schermo del portatile posato sulla piccola scri- vania di noce. Tra una foto di donna vestita (ben poco, a dire il vero) come quasi da un secolo ormai non si usava e una foto dell’entrata degli ascari all’Asmara.E cominciò. La sua storia lo accolse e lo avvolse e se lo portò via, nel ticchettio delle dita sulla tastiera.

Ogni stanza una storia, un racconto, una emozione. Dieci, come gli anni condivisi di questa passione.

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