La guerra è finita…

Mi sono ritrovata a guardare un documentario su Francois Truffaut qualche giorno fa, la sua vita mi è sembrata così diretta verso un unico scopo… vorrei scrivere da giorni ma mi sto limitando per non esacerbare il mio cattivo umore, non voglio che qui o altrove sia il luogo della mia solitudine e di lamentele senza fine. Se ho imparato qualcosa dalle mie ex amiche è che devo limitarmi nell’aprire i miei sentimenti e le mie emozioni, per quello posso pagare 70 euro dalla psicologa, almeno lei non mi pone limiti, anche due ore a parlare con pianti e singhiozzi. Mi ha suggerito di prendere lo xanax o il lexotan, per curare il sintomo, l’ansia eccessiva, la paura che blocca ecc. Io non voglio prendere niente. Sono passati più di 10 anni dall’ultima goccia e so perfettamente che mi stordiscono e basta, la delusione più grande è sapere che dopo tutto questo tempo potrei averne ancora bisogno.

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Una canzone di un gruppo bolognese che adoravo visceralmente diceva più o meno così “ci abbiamo provato e abbiamo creduto di farcela”, be’ credo che descriva bene le ultime due settimane, stavolta nessuna corsa verso i cessi, nessuna rinuncia all’ultimo… è cominciato con scambio di mail con il “capo” di questo studio di ingegneria, avevo visto che cercavano la mia figura nelle innumerevoli ore spese a cercare lavoro ossessivamente, così ho mandato il cv, mi ha risposto che avevo un cv interessante e che avrei dovuto rispondere a una sorta di test ed inviare tutto via pdf, rispondo sinceramente, troppo forse ma alla mia età dopo tutte i pugni allo stomaco sono stanca di raccontarmela per poi cosa?!, il test via mail va bene ma occorre rispondere a un questionario nuovo più dettagliato, con due esercizi su casi reali, casi che non conosco ma come indicazione viene chiesto di scrivere i testi sui quali ci si dovrebbe preparare o che si potrebbero usare per rispondere, nel frattempo devo fare un test per un corso professionalizzante, nel mio tentativo goffo di rendermi occupata mi sono gettata anche su questo, senza pensare troppo… il tizio dello studio mi dice di fare un primo colloquio nonostante io molto sinceramente gli dico che non potrò preparare le risposte agli esercizi in tempo per il colloquio avendo appunto l’altro test, va bene lo stesso, così un venerdì mattina riscopro le mie conoscenze informatiche in una brutta aula spoglia di un triste istituto tecnico, conoscenze che non adopero da anni; Alle 12 della stessa mattina dopo aver attraversato la città mi ritrovo nella hall di un’azienda a rispondere su un divano alle domande più disparate, da “perché i vecchi colloqui sono andati male secondo me” a “cosa fa il mio compagno”.

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Successivamente faccio un altro colloquio con un altro ingegnere stavolta più tecnico solo per conoscere le mie competenze. L’ingegnere che credo gestisca il tutto mi invita ad andare ad una riunione aziendale dove faranno anche formazione e mi dice di portare il computer. Il mercoledì successivo vado a questa riunione di prima mattina e rimango fino alle 16, nel frattempo ho mandato il file con gli esercizi svolti, pensando di aver fatto un lavoro discreto avendoci perso due giorni in ricerche online, comunque mi presentano ad altri colleghi dello studio, mi dicono che dovrei sostenere quel giorno stesso altri due colloqui ma le persone che dovrebbero farmeli sono impegnate in altro, io nel frattempo vengo invitata a partecipare a una piccola riunione dove mi viene chiesto di dire la mia su un loro progetto di gestione di tutti gli impegni date e appuntamenti attraverso quello che loro chiamano il CRM, non ho mai sentito quell’acronimo prima ma mi attacco alle mie conoscenze informatiche ascolto attentamente e capisco che stanno cercando di usare una misera tabella di excel a mo’ di database, gli suggerisco di cambiare strategia ma nasce il problema della condivisione online, prendo appunti sulla riunione e tutti i commenti, mi viene chiesto di fare una piccola ricerca sulla mia idea per vedere se è applicabile, nel pomeriggio avverto la mai solita crisi di riluttanza, quella che ho sempre quando mi sento vicino alla meta, ma resisto esco alle 16 dopo aver ascoltato altro della riunione, la sera cerco una soluzione per il loro problema con excel, la mando alla ragazza che si occupa di sta super tabella insieme ai commenti presi la mattina, il giorno dopo invio le mie impressioni più i suggerimenti anche al “capo” e  successivamente mi viene chiesto di fissare un appuntamento con l’altra donna con cui dovrei fare il colloquio e di inviare anche a lei i miei miseri suggerimenti. Vado al colloquio tranquilla, penso che dovrebbe andare bene che è solo una chiacchierata, che ho fatto una buona figura alla riunione, che se sono arrivata fino a quel punto non posso sbagliare proprio adesso. Parlo con questa donna sui quarant’anni, magra, capelli rossi tinti, viso stanco, in modo disinvolto, troppo forse, cerco di essere onesta e sincera perché sono stufa della frase giusta e delle cose da dire e non dire, le dico che mi sposo a giungo e che voglio che lo sappiano perché così possano valutare anche questo, le dico che cerco un lavoro che mi permetta di avere una vita privata, le dico che ho avuto un’istruzione che mi ha preparato ahimè poco per l’azienda e che dall’altra parte le aziende non comprendono molto bene la figura dell’ingegnere ambientale, cerco di essere il più disponibile e flessibile possibile, esco e quasi scivolo per le scale mentre penso che ho parlato troppo, che avrei dovuto tacere in uno o due punti, ma lei mi ha detto che faranno le loro valutazioni e poi eventualmente la settimana dopo mi chiameranno per poter fissare una prova di due settimane per la quale mi sono resa assolutamente disponibile.

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Torno a casa litigando con mia madre perché mi ha chiamata 7 volte ed io non potevo risponderle, come suo solito cerca di fare la vittima dicendomi “e se avessi avuto bisogno?”, cinicamente penso che se avesse avuto bisogno non avrebbe avuto il tempo di telefonare 7 volte, ma non glielo dico, le chiedo di cosa avesse bisogno e mi chiede cosa ho intenzione di regalare a mia sorella per la nascita di suo figlio. Nella mia testa penso che questa donna senza nulla da fare passi le giornate a tormentare gli altri ma anche questo non glielo dico. Torno a casa e inizio ad aspettare, ogni giorno mi alzo e guardo le mail, ma niente, lascio aperta l’applicazione in modo che mi arrivi subito la notifica ma nulla, passano 10 giorni e la neve inizia a cadere, penso “è finita” tra qualche giorno compi 31 anni ed è finita, ci hai provato adesso devi cercare un campo in cui non conti più l’età. Penso alla scuola e penso a mia madre, ha vinto lei, ci ho provato fino alla fine con le unghie, ma nulla, solo tempo sprecato, adesso posso cercare di inglobarmi in un sistema che almeno non mi considera vecchia, sempre se non cambiano ulteriormente le cose visto che anche la scuola ultimamente non è proprio subito accessibile. La guerra è finita e il destino mi ha punito con il peggiore dei finali: la delusione. Il mio compagno mi dice che sono nella condizione migliore per esaudire i miei desideri: scrivere un libro, provarci almeno a fare qualcosa che vuoi fino in fondo ma anche per questo la mia cura è un paradosso, desidero tanto farlo ma la paura del fallimento mi immobilizza, di certo le esperienze col mondo del “concreto” non sono per nulla positive perché quelle del “sogno” dovrebbero andare meglio?! in ogni caso ho ripreso il libro, lei la mia lei mi parla e suggerisce le parole, il libro è già tutto scritto nella mai mente, solo io come ostacolo, sempre e solo io l’unico ostacolo.

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15 pensieri riguardo “La guerra è finita…

  1. Sei stata fin troppo accondiscendente. Per un’assunzione anche a tempo determinato… mancava solo che ti facevano fare la guardia notturna e vedere se dondolavi di più a destra che a sinistra. Siamo un popolo di pazzi ammuffiti che non sa cos’è un foglio di excel, ricerca la perfezione nel nulla e non concede chance nemmeno innanzi alla freschezza. Mi dispiace per questa esperienza negativa, ma su una cosa mi sento di spronarti perchè il tuo compagno ha ragione: quel libro, tiralo fuori dalla mente e mettilo su chiavetta. C’è sempre il giusto tempo per realizzare un sogno.Io perlomeno te lo auguro.
    Ciao, Stefania

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  2. La regola migliore, in questi casi, è quella di non attendere: andare per la propria strada, magari pensando sul serio di scriverci un libro; con una madre del genere, non credo che debbano mancarti gli stimoli…
    Un saluto ed un fiore…..

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  3. Dico ma che cos’è ta la NASA?!? Dopo tutto quel tuo darsi da fare e disponibilità nemmeno un’e-mail?
    Chiamali e chiedigli notizie, fatti passare qualcuno con cui hai parlato e, anche se ti dice di “No”, come successe anche a me, almeno metti un punto e riparti. Non c’è niente di peggio di quello stato di sospensione: è un’angoscia. Potesse capitare ai loro figli!
    31 anni non sei vecchia, forse sei solo un po’ stanca. Prendi fiato e riparti. War is stupid, cantavano i Culture Club. Un abbraccio e una spintarella…;)

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  4. Chiamali, anche se è un “no” bisogna sentirlo per poter riavvolgere il nastro e ripartire. E poi non è il modo di trattare le persone, accidenti!
    E il libro, il libro tiralo fuori! 🙂 Credici, quando c’è un desiderio così dentro di noi bisogna assecondarlo e mettere la parte la paura e l’inerzia.

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    1. no non li chiamo,ho fatto così in passato e non è servito a nulla, purtroppo è un mal costume molto diffuso quello di non dare un feedback che sia positivo o meno. non ho voglia di altri inutili imbarazzi e stupide scuse, il nastro si sta già riavvolgendo lo stesso, proverò a gettarmi su questo libro.
      🙂

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  5. Dicono che nella vita prima o poi ciascuno avrà ciò che merita; non so se è una condanna o una consolazione, a me è andata bene però. Mi trovavo cioè in una situazione come quella che vivi e una sera davanti alla TV (passava un documentario) mi scappò di dire :” mi piacerebbe fare questo lavoro” e la persona accanto a me mi disse :” allora vai e parlane a qualcuno che comanda in televisione” così, molto semplicemente. A me sembrò una cosa gigantesca e fantascientifica anche perché di televisione non ne sapevo alcunché, io sapevo solo disegnare, dipingere e usare male una fotocamera. Ma lo feci, parlai con un direttore e fui assunto immediatamente. Ecco, non è detto che tu debba fare il lavoro per il quale ti sei laureata,, sai scrivere, sai trasmettere emozioni, sei una bella persona, magari provando altre vie potresti imboccarne una meravigliosa e alla quale non hai mai pensato. Anzi, sono certo che sarà proprio così, sicuro.

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  6. E se quell’esperienza con il “concreto” fosse andata male perché in realtà quello che vuoi profondamente, dentro te stessa, è un’altra cosa? Anni fa ho tentato il concorso in magistratura e passato gli scritti, anche bene. Sembrava fatta, tutti lo consideravano lo scoglio più difficile da affrontare, invece agli orali mi sono impappinata e ho fatto un disastro. Oggi ringrazio quella me stessa che allora odiai, e forse persino la commissione esaminatrice (che odiai ancora di più), perché se avessi passato il concorso mi sarei trovata presa in un ingranaggio dal quale probabilmente non avrei mai trovato il coraggio di uscire. Eppure la delusione bruciava, ma proprio tanto. Forse c’è una parte di te che sta dicendo che non è quello il concreto che da per te. Un altro tipo di concreto, magari. Il libro, certo, che forse è proprio “perché” devi realizzare il tuo sogno che un altro tipo di “concreto” doveva chiudersi. Scrivi per amore, per odio, per rabbia, per gioia e per dolore ma scrivi. se nel frattempo senti la necessità anche di qualcosa di “più concreto” continua a cercarlo, ma prendi questa non come una delusione, ma come una pagina che doveva girarsi per poter leggere quella successiva.

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  7. Non si finisce mai di combattere, così è la vita, forse non hai ancora trovato la tua strada, ma sei giovane, pensa che il meglio deve ancora venire. Non arrenderti, appoggiati a qualcuno, non c’è niente di male in questo, io l’ho fatto spesso nella mia lunga vita. Secondo me sei più forte di quello che credi, coltiva solo un po’ di più la tua autostima. In bocca al lupo. Marco.

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