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Scrivo poco penso troppo. La psicologa mi ha dato un esercizio da fare: dirmi almeno una volta al giorno che sono brava, che sono stata brava a sopravvivere ai traumi del passato anche se uscire dal campo di battaglia è ancora un atto impossibile. Provo vergogna per i miei sentimenti per le emozioni che provo, l’ho detto ieri sera così senza quasi sentire nulla. Quanto può essere spesso il muro?!

Organizzare il matrimonio sollecita le mie mie fragilità, ogni volta che ho una disdetta di un invitato la vivo come un fatto più personale di quello che è, il fatto che tutte le mie  ex compagne dell’università non vengano è per me una fin troppo  facile bivalenza con il mio fallimento post universitario. Così i censori dell’anima si sfregano le mani e mi danno in pasto alla delusione. Ciò che è più difficile da accettare è mio padre, il suo essere anaffettivo, il suo disinteresse, come un muro di gomma non si fa più scalfire. Ha deciso di dimenticare la famiglia che ha costruito e per sopravvivere a suo modo si è trovato altro. Una nuova identità. “Se qualcuno ti chiederà perché non c’è dirai solo che è malato” mi suggerisce la psicologa, ma io? Che giustificazione posso dare a me stessa?! Ad un anno dal primo post per lui il nostro rapporto si è sgretolato sempre più e non sono servite le provocazioni, le urla, i pianti, il silenzio. Nulla. Generare non significa essere genitori.

Il substrato è troppo denso, così le isterie e le scuse patetiche di alcune invitati aggiungono cucchiaini di melma, i censori si alimentano e creano grafici emotivi per continuare a tormentarmi.

 

 

 

 

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19 thoughts on “

  1. Non sono espreto di matrimoni, io non mi sono sposato e il solo avvicinarmi all’organizzazione di questo evento, mi toglie il fiato. Una cosa però la so per certa: il giorno del matrimonio è la festa del tuo sposo e tua. Tutti gli altri, se vogliono condividere questa festa, sono da voi gentilmente invitati. Chi c’è vorrà festeggiare con voi e chi non c’è si sarà perso un giorno unico, da ricordare. Enjoy.

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  2. L’organizzazione di un matrimonio può rivelarsi “cartina tornasole” di difficoltà, incongruenze, incompatibilità magari non sospette o non ammesse. E’ una prova. Lo è per chi non è troppo sicuro di sé e di cosa vuole. [Quello sono io; per me è stato così] Per chi si fa condizionare dal giudizio degli altri. Dal proprio. Da chi è pronto ad assumere su di sé la colpa. Di cosa? Lo è per chi è troppo buono con gli altri e troppo severo con se stesso.
    Cerca di scioglierti da queste catene. Fatti un grande regalo. Quel giorno vivilo per te. Per lui. Goditi quello che c’è, quello che hai, non quello che manca o “potrebbe/dovrebbe” mancare. Ecco: fottitene di quella roba lì; la “melma” sciacquala via. Per una volta, sii egoista davvero. Pensa a te stessa, al tuo bene. Rifuggi compiacenze inutili, logoranti. Ascoltati. Concentrati su ciò che ti fa star bene. Fallo.

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