Non è per sempre

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Il titolo di questa post è ovviamente preso dall’album e canzone degli afterhours, negli anni alle superiori consumavo fino a i solchi i cd, compresi i loro, certo il verso “il tuo diploma in fallimento  è una laurea per reagire” l’ho fatto mio così tanto volte, poi la laurea è diventata un altro fallimento, ma questa è un’altra storia. L’esperienza di fronte del palco  fu qualcosa di assolutamente unico, ne ho già parlato in qualche altro post, del corso con i musicisti e le dritte per accedere al mondo della musica, del M.E.I e dei sogni mai realizzati fino in fondo. Per anni non ho pensato più a quell’esperienza a quelle persone, a quelle sensazioni così devastanti e profonde, mi sembrava di volare in quel periodo anche se c’era la tempesta in casa, durante quel corso dove si ascoltavano i brani si analizzavano gli arrangiamenti, si parlava con veri musicisti e si ascoltava la loro versione dei fatti, sì lì in quel momento “avrei anche potuto morire”, come si dice quando si vive il momento perfetto.

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Quell’esperienza è stata parte del motore per la sopravvivenza. Per anni non ho più pensato a quelle sensazioni, poi ieri pomeriggio in una Bologna stanca mi è passato accanto uno di quei musicisti, o meglio per me il musicista: il cantante dei Massimo Volume, forse a qualcuno di voi non dirà nulla ma per me, per tutta la mia tarda adolescenza è stata fonte di totale ammirazione e rispetto, amavo visceralmente i loro arrangiamenti, le chitarre e la batteria perfetti, come l’incastro del cuore al centro della cassa toracica e quei riff potevi sentirli sotto le vene, goccia a goccia scivolare in fondo e poi le parole dei testi, di vite non mie ma così vicine, di Bologna, di sogni spezzati. Ieri vedendolo ho sentito una fitta al cuore, la gente passava e nessuno lo riconosceva, solo io l’ho visto, l’ho sentito, avrei voluto fermarlo ricordargli del corso di tanti anni fa, dirgli di come lo ammiravo per il suo modo di scrivere sia i testi che i libri che ho ovviamente letto e amato, ma lui scivolava nel verso opposto ed io dovevo tornare a casa a preparare la cena dopo una ripetizione. Ho scritto all’unica persona che avrebbe capito, cioè a mia sorella, solo lei che suonava con me allora sa quanto fosse importante, quanto fosse vita allora. Lei mi ha risposto subito e poi mi ha chiesto quando sarei andata a trovarla per vedere mio nipote, ho sentito che la distanza da quel passato si è allungata ancora di più. Oggi siamo altro, tutte e due e in modo diverso, ma ogni volta che faccio un colloquio, che annaspo inviando mail per cercare lavoro, che contatto responsabili di risorse umane di aziende direttamente, perché so perfettamente che l’invio online ormai non serve più, ogni volta che faccio una ripetizione e aiuto a fare compiti ragazzini svogliati, be’ un po’ di me si allontana ancora da quel passato con cui non ho mai fatto i conti del tutto, o forse mi piace così tormentarmi nel rimorso, nel rimpianto, potrei avere l’autocommiserazione tra le mie skills ma non credo che la metterò mai nel cv. Poi accadono eventi come quello di ieri pomeriggio, una persona che non vedi da anni, che non vede nessuno tranne te, colmano totalmente quella distanza e improvvisamente manca di nuovo il fiato.

“ma tu rifiuti di ascoltare ogni segnale che ti può cambiare perché ti fa paura quello che succederà se poi ti senti uguale”

 

 

 

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6 pensieri riguardo “Non è per sempre

  1. E’ difficilissimo inseguire i sogni e difficilissimo rinunciarvi. Quando lo si decide, e magari si è pure consapevoli che è la scelta migliore, che ci sono altre possibilità, altri desideri da coltivare, comunque penso che resti del dolore, poco o tanto, che rende duro ripensare al passato, si finisce addirittura per tagliare i ponti con le cose che ci ricordano ciò che non abbiamo scelto. E se poi un incontro o qualunque cosa sulla nostra strada ci costringe a farci i conti, anche solo per un momento, il dolore tirona con più intensità. Sempre che davvero non valga la pena di tornare indietro, la tua frase finale mi fa venire il dubbio…

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