Educazione sentimentale

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Domani è una giornata molto piena, restano poco meno di due settimane al matrimonio, venerdì sera ho fatto l’addio al nubilato, una cosa tranquilla, un’apericena con delle amiche, ragazze che ho conosciuto tra corsi di scrittura e conoscenze comuni. Nessuno aveva mai organizzato qualcosa per me, ma io mi chiedo se sono stata in grado di apprezzare fino in fondo il loro gesto, perché come dice la psicologa non so nutrirmi di cose buone, immagino sempre il peggio, mi è più facile e familiare questa situazione per il mio vissuto ovviamente ma vorrei davvero riuscire a sentire fino in fondo emozioni positive. Non sono stata abituata né educata alle cure e come un animale maltrattato mi sento diffidente e non so come ci si debba sentire, non so cosa provare non so neppure come si gestiscono certe emozioni con gli altri. Ho imparato a fatica a rapportarmi con il mio compagno, a cercare di nutrirmi del buono che abbiamo costruito ma nel campo “amicizia” sono tabula rasa, non so davvero come si fa. Ogni volta che mando un messaggio o che cerco qualcuno penso immediatamente che ho sbagliato, che ne sarà scocciato, che sono troppo appiccicosa, così evito di esternare… Sono così controllata!! Mi è stato detto in passato che sono pesante  e ho deciso di stare in disparte, ma succede a chiunque di ricevere “cattive recensioni” bisogna solo prenderle nel modo giusto, dar loro il giusto valore, be’ io non so cosa sia il giusto. Sono totalmente inesperta. Provo a fare del mio meglio ma mi autocritico continuamente, purtroppo è l’unico sistema che conosco. Sono state le mie difese per anni: evitare certe situazioni che potevano essere inadatte a me, che potevano recarmi dolore e sofferenza, così ho imparato a fiutarle a distanza di km, ma ciò che un tempo è stato necessario per “sopravvivere” a certe situazioni adesso mi si ritorce contro, è come una gabbia di dubbi e pensieri malevoli che aleggia intorno alle mie aspettative, ai miei desideri.  Nel tempo le mie difese che mi hanno tenuto in piedi sono diventate una zavorra verso il contatto con gli altri. Non faccio altro che chiedermi se le persone intorno se ne accorgano, cosa pensano di me, e se sono sembrata loro sincera. A volte mi sembra di non essere per nulla reale, di avere costantemente una maschera sul mio volto che ormai non riesco più a distinguere.

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E poi c’è la questione lavoro, con un cappio mi trascino la mia condanna e solo il silenzio gratifica la resa. Ascolto le esperienze delle altre donne e mi autoflagello, tutto diventa una nutrimento per la mia carne marcia sotto la maschera e vorrei solo liberarmi della maschera e del resto ma sembra che ci si debba solo curare. La cura è un passaggio in zone malsane che puzzano di fragilità e solitudine, il mio personalissimo cammino verso il paradiso.  Alle volte cerco sulla barra di google frasi motivazionali o esperienze altrui per non sentirmi sola, non ho mai comprato uno di quei libri motivazionali perché hanno spesso dei titoli assurdi e ammetto di avere un pregiudizio su di essi, preferisco le parole sincere e reali (almeno spero e credo) delle persone che scrivono su blog, forum o lettere varie, recentemente nel mio cercare conforto altrui ho trovato la risposta di Gramellini su un giornale ad una ragazza che si sentiva un’incapace e lei gli chiedeva se gli fosse mai successo. Mi ha colpito molto la risposta, secondo lui tutti noi abbiamo un talento e finché non lo troviamo  quello ci si ritorce contro rendendoci infelici. Ho sempre desiderato avere un talento, sentirmi speciale, sentirmi diversa, perché è così che mi sono sentita per gran parte della mia vita, dovevo dimostrare che essere diversa e essere migliore su di me era la stessa cosa, adesso mi chiedo se davvero sia utile avere un talento, se non sia meglio lasciar perdere tutte queste menate mentali e lasciare che la semplicità mi accolga, forse sono la persona più mediocre tra i mediocri, ma sarebbe davvero un male?! sono stanca di seguire utopie, e se il mio talento fosse proprio questo: essere niente di speciale, e allora tutto si spiegherebbe e tutto avrebbe un senso lineare e logico. La mia insufficiente educazione sentimentale e la mia inesistente carriera lavorativa, tutto sarebbe semplicemente al suo posto.  Questo pensiero né mi solleva né mi turba, mi lascia semplicemente indifferente.

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18 thoughts on “Educazione sentimentale

  1. Ma non c’è alcun bisogno di essere speciali, basta essere se stessi, ed ha ragione Gramellini, ognuno ha una sua qualità che lo rende unico e lo caratterizza…..ma tu ancora non l’hai scoperto. Non sono utopie si tratta solo di accettarsi con i propri pregi e i propri difetti e acquistare un po’ di autostima. Vedrai che pian piano ci riuscirai.

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  2. Darla vinta alla mediocrità non va bene. Nossignore. E’ ciò che vogliono che tu sia: consapevole di essere mediocre e rassegnata a nessun possibile miglioramento, buttare la spugna e pensare che tuttosommato nella mediocrità si sta bene e uno ce la può pure fare, senza sforzarsi, senza impegno. Come esempio, cito quei personaggi dei reality che esprimono esattamente questo concetto: non fare nulla, sei ignorante? Sei rozzo? Sei in uno stadio evolutivo tra la scimmia e la capra? Non fare nulla, recita te stesso e potresti farcela a diventare Qualcuno (tipo un testimonial da discoteca a botte di 5000 euro a serata). L’importante è che tu non pensi. L’importante è che tu non ambisci a migliorare.
    Ognuno di noi è speciale, con i suoi pregi e difetti, ma non perché abbiamo dei talenti, ma per come ci rapportiamo con i nostri cari, affetti e amici. Siamo “speciali” ai loro occhi, agli occhi di chi ci è vicino, di chi ci vuole beme, di chi anche se sbagliamo ci resta vicino e si sforza di fare un pezzo di strada insieme a noi. Ai tuoi occhi, chi ti cammina accanto è speciale.
    Il resto è fuffa motivazionale per vendere corsi di formazione o prodotti nei sistemi multi-level marketing, trite tecniche di organizzaziozione aziendale e gestione del personale.
    Questa bellissima canzone dei Radiohead è perfetta: io me la canto spesso (a squarcagola)

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  3. A me che non ti conosco sembra invece che dalle tue parole emerga tutto meno che mediocrità. La capacità di fare introspezione è un punto di forza, non di debolezza.. dipende da come lo usi. Gramellini ha ragione nel dire che ognuno di noi ha un proprio talento, ed esso va individuato e nutrito. Ti auguro di vedere al più presto questo punto luminoso che già esiste dentro di te e di imparare a darti il giusto valore, anche quando questo mondo schizofrenico non è capace di riconoscertelo. 🙂

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  4. vivi questi momenti con gioia. La rassegnazione è ammettere la sconfitta. Se ci riescono gli altri, non si capisce perché tu non debba riuscirci. Si prova. Si sbatte la testa. Ci si fa male ma poi si deve riprovare senza indulgere in pensieri negativi. per quelli c’è sempre tempo. Anche in una sconfitta c’è qualcosa di positivo.

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  5. Un vissuto molto simile al tuo mi rende le sensazioni che descrivi fin troppo familiari. Forse è proprio quel tuo aspettarti sempre il peggio la zavorra che ti tiene legata e ti rende fragile. Però non mi sembra proprio tu sia mediocre, anzi! Sei solo abituata a considerarti così perché nessuno ti ha mai insegnato a volerti bene sul serio. Inizia a pensare che forse ti meriti tutto l’amore che il tuo futuro marito e le tue amiche ti stanno dando. Non è qualcosa che hai rubato, è un tuo diritto e te lo meriti! Auguri cara, che sia un giorno bellissimo 😘

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  6. Ops partito….
    Impara a vedere le cose del loro lato positivo perché ti fa stare meglio anche quando succede che prendi la classica fregatura.
    Intanto ora immagino sarai sposata ti abbraccio ti faccio tanti auguri e ti regalo un cesto di sorrisi da distribuire senza parsimonia ne abbiamo bisogno tutti e nessuno li rifiuterà…
    Sherabbraccicari

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