Fragilissimi film

Non suonavo da mesi e sembra che il destino beffardo si prenda gioco di me, appena ho provato, dopo anni che non pensavo minimamente a fare una cosa del genere, la presa dove inserire il jack delle cuffie del mac si è rotta o non so, comunque ho tentato per due ore di attaccare la chitarra al computer, non so bene se volessi registrare qualcosa, ma volevo sentire quella sensazione di possibilità, di creatività che non sentivo da anni.

È successo mentre ascoltavo il ragazzo che ho seguito in questi mesi come aiuto compiti, ripetizioni ecc. Lui stava ripetendo per l’ennesima volta le tesine per l’esame di terza media e ad un certo punto mi ha detto, “Per musica ho la tesina su Beethoven e ho imparato a suonare la nona sinfonia sulla pianola, dopo te la faccio sentire…”, in quel momento da non so dove, forse un cassetto sigillato con  saldatura a stagno sono arrivate le note “SI-SI-DO-RE-RE-DO-SI-LA-SOL-SOL-LA-SI-SI-LA-LA…”, me le sono ricordate sulla tastiera e mi sono ricordata di mia sorella che le riproduceva sul flauto dolce, quanto tempo era passato? vent’anni forse o poco meno. Quando l’ho sentito suonare ho sentito un desiderio che non avvertivo da tempo, avrei voluto prendergliela quella tastiera e così ho iniziato a pensare che la camera in più nella casa nuova poteva essere una sorta di stanza della musica, dove mettere anche una tastiera o qualcosa del genere. Gli ho chiesto se avesse preso lezioni e mi ha risposto che le aveva prese per due mesi. Ho sentito la sua giovinezza ridere di me e ho provato invidia per la sua capacità di apprendere velocemente, capacità che sento venire sempre meno in me. Ma ormai aveva rotto qualcosa, così tornata a casa ho tagliato le unghie della mano sinistra, e ho pensato chi se ne frega dello smalto, delle mani da signora, delle belle mani da mostrare, non ho mai avuto le mani adatte io, ma per altro sì. Ho guardato le dita tozze e ho desiderato solo di metterle sul manico della mia chitarra. Un desiderio forte e vorace, come non sentivo da tanto tempo. Così ho tirato fuori la chitarra dalla custodia e un filo di lacrime ha cercato di annebbiare la visione, me la sono portata al petto e l’ho baciata. “Dio quanto amo quel pezzo di legno!!”, accordatura e suono, l’orecchio inaspettatamente sente ancora quando è scordata, e poi le mani sono ancora lente ma il dolore dei calli spariti sotto i polpastrelli è stato così dolce. La mano sinistra, mai del tutto abituata a smalti e manicure,  ricordava ancora qualche accordo, la mano destra invece era lenta e bloccata, irrigidita dal tempo passato. Come allora il tempo è sfuggito, tra tablature accordi e tentativi di far funzionare di nuovo un vecchio meccanismo. Una volta tirata fuori anche l’elettrica, gli effetti e il piccolo amplificatore fender, mi sembrava che non fosse mai passato il tempo, che fossi ancora io. Il destino mi ha sempre punita con le questioni della musica e anche stavolta ha fatto sì che si rompesse la presa per inserire il jack e prendere i suoni direttamente dallo strumento applicando attraverso garageband o un altro programma effetti ecc. e poi chissà, un canzone e poi settaggi e arrangiamenti e poi, e poi… come ogni volta sta a me se decidere di lasciare perdere o riprovare facendo riparare la presa. In qualche modo ho deciso di farla riparare, sono due giorni che cerco online un modo per evitare l’assistenza ma sembra impossibile, sto perfino pensando di aprire il mac e cercare di pulire da quella che dovrebbe esser polvere il portajack. L’informatico che è dentro di me e la bambina che smontava le penne ne avrebbe una gran voglia. La musicista invece ha fretta perché sa che questa sensazione durerà poco, dopo tornerà lo sconforto del lavoro, la pressione delle scelte da fare. Chi scrive invece pensa che almeno è qualcosa, che è servito parlarne qui e alla psicologa, che si è acceso di nuovo qualcosa di ineffabile dentro, che mi fa tremare ogni volta che sento certi suoni.

Una volta un musicista mi disse che a 32 anni aveva iniziato a suonare davvero, che a 19 anni non riusciva a fare nulla, che si era liberato di tante cose che lo facevano stare male,  io tornavo distrutta da un’uscita senza senso con un ragazzo a cui non piacevo. era il preludio alla depressione o lo era già non lo ricordo più, le date e gli avvenimenti dal 2003 al 2005 sono a frammenti. A dicembre anche io avrò 32 anni e domenica tornerò a sentire quel musicista che quella sera chiamò una sconosciuta mentre registrava un album, solo per farle coraggio.

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5 pensieri riguardo “Fragilissimi film

  1. Fai riparare quella presa subito. L’assistenza Apple è un orologio svizzero e sa curare con attenzione i suoi clienti. Non lasciati scappare questa occasione. Hai descritto esattamente le mie mani dopo che si sono appoggiate su una tastiera di pianoforte. Ahimè non riesco più a metterle insieme e il tempo per ritornare a studiare non ne ho. Non sai quanta pena mi fa non riuscire più a suonare Sunmertime o It ain’t necessariliy so o Rapsodia in blu e ancora il mio preferito è amato Bolero di Ravel! Ero un mediocre esecutore ma a me bastava così. Non lasciare scivolare via questa occasione. Fai riparare quel fottuto jack! La musica è cibo per l’anima.

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  2. Da quel lato lì ho meno problemi: il mio strumento non ha bisogno di elettricità, quelle due cordine dentro la mia gola me le porto dietro ovunque vada, non ingombrano…beh, se non ho l’ombrello, io, la loro unica custodia, mi bagno e mi prendo il raffreddore..ma insomma, non posso avere tutto. 🙂

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