Perché questi pensieri?

Sono inquieta inverosimilmente, credevo di aver raggiunto una qualche forma di oscillante equilibrio ma non è così. Ieri dopo anni che non andavo ad un concerto sono andata a vedere Benvegnù e ho ripreso a guardare con occhi diversi gli strumenti, la pedaliera della chitarra, le mani dei musicisti come non facevo da… non lo so più. Poi mi sono fermata a parlare con alcuni di loro e mi sono ritrovata a parlare di me in un modo come non facevo da anni, non parlo mai così di me, non so come mi sono ritrovata a dire a questo tizio appena conosciuto delle chitarre, di ingegneria “l’ho scelta perché non volevo pensare e lì vengono fornite solo risposte ed è tutto lineare e rigido” “Ma c’è l’errore anche lì da considerare”, della scrittura, dell’avere o meno dei figli, “un romanzo, un album, un figlio e poi l’equilibrio” non lo so proprio, forse volevo solo parlare, forse volevo solo essere ascoltata, gli ho detto che sono timida in genere e lui mi ha detto che non sembrava proprio perché ho parlato tanto e siamo diventati amici. Mi stupisco ancora quando le persone mi presentano “questa è una mia amica”, e così ha fatto con altri e poi mi ha salutato calorosamente quando sono andata via. Con il cantante invece ho parlato del fatto che ho ricominciato a suonare ma piano piano, da capo, le basi, di come era importante allora, e di come una sera di 13 anni fa mi ha aiutata chiamandomi dopo un appuntamento andato male e tantissima solitudine su treno per la provincia, in un periodo buio in cui ero già su un treno dal quale è stato difficoltoso scendere e forse non ho mai messo davvero entrambi i piedi a terra.  Il musicista mi ha detto che un giorno capirò che tutto quello che mi accade ha un senso e va bene così ed è bellissimo perfino le cose che ci fanno soffrire, almeno per lui è stato così, che ancora ha dei demoni da affrontare e non sa se lo farà mai. Si è ricordato di cosa facesse lui in quel periodo e mi ha abbracciato, gli ho detto che scrivo e mi ha dato la sua mail, vuole leggere qualcosa di quello che scrivo. Mi ha fatto un autografo su un libro “il senso di una fine”, ho iniziato a leggerlo da poco, avevo solo quello come superficie sulla quale scrivere. È stato strano, come se mi fossi proiettata altrove dalla mia vita, non ho pensato al lavoro da cercare anche se dire che sono una pseudo insegnante è stata la risposta più semplice a quelli che mi hanno chiesto cosa fai, a parte queste domande di rito il resto delle conversazioni sono state surreali. Come anni fa non so bene se siano stati solo gentili perché mi hanno sentita fragile e stramba o per una qualche affinità elettiva (questa era la spiegazione di allora, adesso non ci credo più).

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Questo evento insieme al pensare se sono pronta per fare dei figli mi ha scosso profondamente, mi sento terribilmente inquieta e fuori posto. Mi chiedo se risvegliare vecchie idee, vecchi pensieri sia la cosa giusta da fare, sento un conflitto fortissimo tra la me che sono stata in questi anni (tutta università, fidanzato e ricerca ossessiva di un lavoro normale)  e un’altra persona che emerge o ritorna e cambia, una persona che è sempre stata lì e che non so se è un bene far emergere del tutto perché ho paura di cosa voglia fare e ho paura di fallire ancora e di rovinare le pochissime cose che la prima ha costruito. Nel mezzo di questi conflitti fortissimi i miei amici mi chiedono come va col lavoro e se ho trovato qualcosa, alla mia risposta negativa ribattono “ma cercano commesse solo che non hai esperienza…” così mi chiedo cosa ho fatto in questi anni, mi sono imbarcata in una strada senza un senso fatta di un’idea alternativa e seria ma mi sono smarrita anche qui, mi chiedo allora se non avesse avuto più senso seguirne un’altra ma posso solo creare nuovi percorsi, facendo solchi nel terreno con solo ciò che ho a disposizione: le mie mani. Queste mani che sfiorano il viso di mio marito, che raccolgono le lacrime, che accarezzano il pelo del mio cane, e sotto le dita torna il bruciore delle corde, e più sotto una cocente inquietudine in tempesta. “Si sente che oscilli”, “ma in senso buono spero non come una pazza nevrotica”, “no, in senso buono”. Forse ho parlato tanto con quel tizio perché nessuno mi chiede mai nulla di più del “cosa fai? hai trovato lavoro?”

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Mentre che faccio bizzarre conversazioni, altri lontani, dietro uno schermo decidono che non sono idonea per servire patatine e mettere l’insalata nell’hamburger. Così la donna che sono si demoralizza ancora di più, l’altra tumultuosa e rabbiosa urla “lo vedi? non è questo che sei”. Il conflitto crea frustrazione che a sua volta sfocia in stanchezza e per salvarmi posso solo forzare il corpo nel mio moto rettilineo uniforme.

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2 pensieri riguardo “Perché questi pensieri?

  1. Non capisco come un post del genere non possa avere nessun commento….è bellissimo, un pò triste come la vita un pò speranzoso come i sogni.
    L’ho divorato, soprattutto per se assapora l’umore con il quale l’hai scritto.
    Spezzone di vita intenso.

    Liked by 1 persona

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