Novità

Venerdì 17 del 2017 forse il giorno più sfigato del secolo, per chi crede a queste cose ho fatto un colloquio dopo una settimana difficile, non ho rispettato nulla delle “regole” da seguire prima di un colloquio: non ho cercato online il nome dell’azienda, non mi sono informata sulla posizione ricercata e sinceramente non mi sembrava neppure di aver mandato loro il cv, per completare il tutto sono pure arrivata in ritardo causa traffico impressionante lungo il tragitto, ovviamente ho avvertito del ritardo ma insomma già sapevo che ero partita col piede sbagliato, una volta entrata mi dicono subito che cercano un ingegnere di tipo diverso, ma non demordo lo stesso ormai sono lì e provarci a fare del proprio meglio è un obbligo verso sè stessi. Esattamente il venerdì successivo accade l’ inimmaginabile, un numero di cellulare mi chiama ma non faccio in tempo a rispondere. Penso che sia la solita pubblicità aggressiva, ma cercando il numero online non trovo nulla allora provo a richiamare e mi risponde la ragazza che mi ha fatto il colloquio il venerdì precedente, voleva comunicarmi che hanno scelto me, proprio me. Mi dice che il lunedì successivo dovrò presentarmi per  firmare il contratto e mi manderà una mail di conferma. Sono sconcertata, confusa e felice. Mi viene da piangere ma lo faccio solo dopo che ho chiuso la telefonata, lo dico subito a mio marito e poi solo alle persone più vicine, che possono capire. Tralascio i miei parenti perché ho già l’ansia da primo giorno di scuola a mille e non voglio sentire inutili frasi ambigue che potrebbero crearmi ancor più inutili conflitti. So già che i primi giorni sarà strano e sarà dura entrare in dinamiche che non conosco e mi sforzo di essere fiera di me, ma è difficile per una persona come me. Quasi non ci credo, forse uno scherzo, così sono cauta fino alla firma “perché non si sa mai…”. Il weekend lo passo a litigare con mio marito, lui è a terra, due anni durissimi e sembra che il destino si accanisca su di lui, su di noi. Non so bene come comportarmi, non voglio spiattellargli in faccia questa novità, mi sembra irrispettoso e ho profondo rispetto per il suo dolore, che sento mio da sempre. Ho fin da subito provato un’immensa empatia con lui e questi due anni li abbiamo vissuti intensamente e con le spalle belle larghe ad ospitare lutti e dispiaceri. Ma io non so comportarmi, lui ha bisogno di incoraggiamento, io ho bisogno di incoraggiamento impaurita verso una nuova avventura, così litighiamo e non ci capiamo, gli rinfaccio di essermi comportata in modo diverso quando lui ha aperto l’attività, di averlo sostenuto sia psicologicamente che praticamente, e ora avrei bisogno di sostegno, di qualcuno che mi dica che andrà tutto bene, che non devo avere paura di nulla, che è una cosa positiva, e ho bisogno che me lo ripeti 10, 100, 1000 volte perché adesso mi sembra che non sia così, mi sembra di aver trovato questi 4 mesi proprio ora che lui vuole andare via, e provo fastidio quando mi dice così perché sono anni che me ne andrei, ma lui è sconvolto e ferito, così sta sulla difensiva con la coda di paglia in posizione di attacco, ed io la conosco fin troppo bene quella sensazione di trincea costante. Lui cerca di fare del suo meglio per incoraggiarmi ma è quasi forzato, come l’ennesima tacca sulla cintura dell’autocommiserazione, che stringe ogni giorno di più. Dall’altra parte io ho smesso di gioire da anni ed è inutile imputare ad altri faccende squisitamente mie.

Oggi sono andata a firmare il contratto, non ho provato nulla, assolutamente niente, purtroppo ho perso da anni l’ambizione e l’entusiasmo, ormai era diventata solo una lotta continua per trovare qualcosa, qualsiasi cosa e adesso a tregua firmata, sono stremata. Non mi godo proprio niente e la cosa peggiore è che non so come si fa. E il giudice resta in sospeso in attesa per potermi mortificare se finalmente scoprissi che ho lottato per anni per una cosa che in fondo non mi piace, di cui non me ne frega nulla.  Per ora lascio in sospeso tutto, per 4 mesi almeno giusto per mettere due lire in tasca e due righe sul cv, poi vedremo che fare e cosa mi proporranno e a che punto sarò nella mia vita, con mio marito, ma di sicuro quest’esperienza mi servirà a capire se è servito tutto questo lottare per difendere le mie idee iniziali o meno e se non dovesse essere così almeno avrò le idee chiare anche su possibili futuri. Quello che è certo è che io e mio marito non moriremo in questo paese, che mi propone 4 mesi per cominciare dopo 5 anni di sofferenze e devo dire grazie grazie e grazie perché non c’è nulla, ma dall’altra parte lascia mio marito a terra perché ha provato a fare impresa qui, ha provato a darsi da solo una possibilità che questo paese non dà facilmente ma che pretende dopo il dolore per la perdita di qualcuno migliaia di euro per misere eredità e tasse su tasse. I soliti discorsi insomma ma che goccia a goccia portano a desiderare di andare via…

È da venerdì da quando ho ricevuto la chiamata che penso alle parole di Virginia Woolf, ora finalmente che potrò avere una misera indipendenza economica potrò di nuovo accedere ad una stanza tutta per me per poter scrivere, in questi anni di maggiore libertà da impegni paradossalmente non sono riuscita a scrivere nulla, ogni volta la mia testa era occupata ad ammonirmi: “devi cercare lavoro non metterti a scrivere!!”, così le idee, i personaggi sono rimasti lì in quella stanza ad aspettare perché “non era il caso” che venissero fuori a trovarmi anche se ci hanno provato in tanti modi a spronarmi, ma “la guerra” richiedeva ingenti risorse. Ricordo che anche un’altra ragazza mi disse che anche lei nel periodo di disoccupazione non aveva scritto nulla e aveva ricominciato solo una volta nuovamente occupata. Non so se vale per tutti, per me di sicuro è sempre stata una forma di punizione che applicavo a me stessa. “Lei non si permette di accedere al piacere”, ormai la psicologa lo ripete a disco rotto. Ma se ripenso alla mia vita ho momenti di piacere: la prima parola che ho scritto in vita mia, ero così soddisfatta della performance, il primo bravissima sul quaderno, la prima volta che sono riuscita a suonare il giro di sol senza errori, la prima volta che ho suonato una canzone senza che risultasse fuori tempo, la prima canzone composta da me, il premio per quella poesia, la prima sessione di laurea,  l’incontro con mio marito e tutti i viaggi insieme, il nostro matrimonio, sì quel giorno se non ero proprio felice mi sentivo serena, rilassata e in pace. Ogni presentazione di un’antologia che includeva un mio racconto. Negli anni il dovere si è allargato sempre di più riempendo viscoso i vuoti lasciati dopo la depressione da fantomatiche aspirazione artistiche e così negli anni è diventato DOVERE tutto o quasi e non mi devo stupire, riflettendo ora, se stamattina non ho festeggiato esultante, perché ho solo svolto il mio dovere.

Pubblicato da Deserthouse

Innamorata della musica della chitarra e della scrittura, ho un blog che aggiorno spesso, amo leggere le cose scritte da altri, qualsiasi cosa possa darmi uno spunto di riflessione, o farmi indugiare in una sensazione. Come tutti sto cercando il mio posto nel mondo sperando che ci sia un climax ascendente nel mio finale.

10 pensieri riguardo “Novità

  1. si deve cominciare. Non importa come e dove ma si dve mettere il passato alle spalle, vedere il presente per proiettarsi verso il futuro. E’ normale che quando ci sono problemi di tutti i tipi si finisce per litigare, dicendo anche cose spiacevoli.
    Sgombra la mente, affronta il nuovo e poi vedrai.

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