Riflessioni di un giorno di gelo

Si dice che quando ci si sente in gabbia, costretti, si aumenta il livello di frustrazione e di conseguenza l’aggressività. Mi sento in trappola. Sto cercando di impormi come devono andare le cose, so perfettamente che è difficile per tutti, che bisogna resistere, che non c’è nulla fuori che mi aspetta, che meglio questo che niente ma quando mi ritrovo a sentire discorsi del tipo “è responsabilità tua, ne va della tua professionalità” quando a sbagliare è stato solo chi ha venduto servizi senza sapere cosa vende, provo tanta rabbia.

Quando vedo che quello che dice il mio capo è scalzato da chiunque e lei poi frustrata se la “prende” con me, io non ce la faccio. Quando mi vuole mandare a fare sopralluoghi o verifiche in posti lontani e sperduti sapendo che non ho l’auto con “ti devi arrangiare, ci devi andare perché non ci va nessun altro”, o quando mi dice che devo fare un particolare calcolo che non so fare e solo perché il commerciale ha venduto ormai il servizio me lo devo inventare ma io le rispondo “io non lo so fare, vieni con me, lo facciamo insieme” e lei mi risponde con “neppure io lo so fare” abbassando la testa, mi urta perché scarica su di me alcune delle sue responsabilità. Perché mi sfrutta per pagare un tecnico a partita iva in meno, perché fa lo stesso gioco che fanno i suoi capi con lei: non c’è nulla, non troverai nulla, fattelo dare bene. Quando il fatturato e quello he dicono i commerciali che vendono i servizi vale di più di quello che dice il tecnico che il servizio lo fornisce, che segue la legge, che fornisce un feedback e viene messo da parte come se non contasse nulla perché contano solo i contratti, be’ io alzo le braccia. Mi fanno redigere documenti inutili per i clienti, io onesta propongo di non farli visto che mancano le basi per poterli redigere questi documenti, ma dall’altra parte invece che ritirare i contratti ed essere onesti con il cliente, si cercano scuse, mi impongono di redigerlo vuoto il documento che tanto poi il cliente, a cui non è stato spiegato nulla (anche se il commerciale sostiene il contrario) se la prende non con chi l’ha venduto quel contratto ma con chi lo redige. Allora il mio capo mi dice di dire al cliente la verità senza dirla, ma di persona così nessuno sente, e provo tanta tristezza per lei che sa perfettamente come stanno le cose e cerca inutilmente di farle “andare bene”, e poi arriva un terzo, un consulente esterno, quello che ascoltano tutti, perché io tecnico non conto un cazzo, il mio capo poco, il tizio in questione è l’oracolo, che sa come è la legge ma sa che l’azienda ha interesse solo a fatturare e così propone di sostituire i documenti inutili con altri documenti, anch’essi inutili, ma meno pericolosi per eventuali sanzioni al cliente. Nessuna onestà. Ci si basa sul fatto che il cliente è ignorante e non chiederà nulla, che gli interessa pagare il meno possibile e basta. Facile vendere così. All’ignoranza con lo spettro della paura di sanzioni si può vendere tutto.

A quanto pare redigo documenti che per legge dovrebbe fare direttamente il cliente, ma che importa in fondo nessuno ci guarda e nessuno chiede. Cerco di farmelo andare bene, anche se la mia stupida onestà mi fa avere travasi di bile, anche se passo un intero weekend a pensare a come compilare il documento per renderlo il più credibile e legale possibile. “Non ci sta pensando nessuno a parte te. Il tuo capo è frustrato e scarica su di te una sua responsabilità. Fregatene fai quello che puoi, quello che ti dicono, non è tua responsabilità” mi suggerisce mio marito. Io purtroppo non ci riesco, sono fatta così se una cosa la  faccio per quanto la detesti cerco di farla bene. Cogliona è il termine che si addice nell’ azienda alle persone come me.

Sto cercando di resistere e qual poco, pochissimo che mi fanno fare da tecnico cerco di sfruttarlo a mio vantaggio, ma il margine di apprendimento è limitato. L’unica cosa che posso imparare è a fregarmene, a dire le cose senza dirle. E ci sto provando, quando parlo con i clienti, quando scrivo mail su mail, ma detesto questa parte.

L’unico momento positivo è stato quando sono andata a Firenze a fare dei sopralluoghi, mi è piaciuto potermi presentare come ingegnere (io che sono sempre stata in difficoltà con la mia laurea perché inutile) con le persone con le quali avevo preso l’appuntamento, mi è piaciuto sentirmi utile e capace con il mio metro a controllare misure, a visionare lo stato di fatto delle situazioni su cui dovevo poi redigere i documenti. Il pezzo che c’è intorno, vai nel paese sperdutissimo senza auto, con mezzi di fortuna o ti fai prestare la macchina e poi ti paghiamo le spese che non coprono proprio tutta la spesa dello spostamento, redigi documenti vuoti, rispondi tu al cliente se il commerciale ha fatto una stronzata, spiega tu i servizi quando sei in ufficio, fai il lavoro di segretaria che il segretario che è con te non ha finito perché lavora poco, si alza per prendere il caffè  spesso e pausa sigaretta e poi guadagna come guadagnerai tu con il full time, ma lui è a part time e cosa più importante si scopa la nipote della proprietà, be’ questa parte non mi piace affatto.

Dobbiamo fatturare il doppio quest’anno, in tre. Perché i commerciali sono gli stessi dell’azienda più grande, le segreterie pure, nella sede principale siamo in tre e il mio capo già vede l’opportunità di pagare tecnici esterni in meno per far fare il lavoro a me nelle ore in cui dovrei essere in ufficio, così non ci sarebbero spese in più e passandomi sul full time non avrei neppure qualche ora di recupero perché i viaggi rientrerebbero in unica giornata. Sono andata a lavorare con -8°C perché così si fa, così fanno tutti, ci sono andata ieri con la neve aspettando l’autobus in pensiline di fortuna per un’ora. La mini mini femminista che è in me è stata orgogliosa di vedere che ero l’unica donna in ufficio ieri, il mio capo a casa, le impiegate degli uffici vicini a casa. Unica donna, unico tecnico donna. Unica cogliona forse, ma io sono così, se una cosa la devo fare la faccio, ci provo. E mi sono fatta il mio km a piedi vero l’ufficio accompagnando un collega sotto un misero ombrello e quando ho visto la segretaria che fa lavori sotto la scrivania col suv aziendale passare e chiederci se volevamo un passaggio ormai arrivati, ho provato tanta tristezza. Io senza auto con in futuro solo la possibilità di essere sbattuta in giro, il suv alla segretaria, il mio capo che non ci vuole andare in giro e frustrata sta cominciando a fregarsene del suo lavoro nella speranza di trovare altro, il segretario che non vuole fare nulla, i commerciali che svendono i servizi e non sanno neppure cosa vendono e ciliegina le parole dell’avvocato dell’ufficio che mi dice:”ma cosa ci fai qui?! va via! emigra all’estero, manda cv, manda manda mi raccomando, stai qui per caricare chiavette? che spreco di professionalità!!! ma almeno adesso fai qualcosa di più tecnico?” e il mio capo si è affrettato a dire “adesso sì un po’ “. Come ultimo lavoro mi hanno dato quello di controllare come sono stati redatti i documenti di un altro tecnico e ammonirlo perché li aveva fatti male, il cane da guardia insomma. Ieri il tecnico in questione si è presentato in ufficio ed io ho cercato di spiegargli che il mio capo è irritato con lui per come ha fatto i documenti. Lui ha iniziato con le solite storie considerandomi una che non sa nulla, io gli ho risposto ferma che so bene di cosa stavo parando, si è irritato, e la mia voglia di aggressività non ha avuto il sopravvento per fortuna ma sono riuscita a farlo calmare e a spiegargli i suoi errori e a mostrargli il lavoro di controllo che stavo svolgendo. Sono contenta di essere stata capace di gestire la cosa soprattutto perché il mio capo mi aveva detto di ammonirlo ma non mi aveva detto un sacco di cose che si sono detti loro due prima, delle difficoltà che ci sono, per tutti tecnici è vero e lui se ne approfitta, ma non mi sembra corretto neppure così. Ho smussato i toni anche se lui ha lavorato davvero in modo superficiale ed è stato strapagato dal mio capo per far quel lavoro, sempre perché lei non vuole andare in giro e preferisce mandare esterni (almeno finora, perché adesso ci sarei io). Non so bene quanto sia il mio capo superficiale nel spiegargli le cose o lui che fa finta di non capirle. In ogni caso detesto questo genere di funzione: il cane da guardia, la segretaria che finisce il lavoro dell’altro, il tecnico sminuito. E una volta a casa la moglie frustata che se non può esaurisce la sua aggressività sul marito o mangiando per stress.

Non mi fido di queste persone e controllo scrupolosa la busta paga che sembra redigano in modo strano. Non mi fido del mio capo, che non conosce del tutto la normativa sui contratti, che non mi ha comunicato che oggi l’azienda stava chiusa e per fortuna che io ieri le avevo detto che sarei stata a casa oggi e che avrei recuperato le ore le prossima settimana. Mi chiedo se non le avessi scritto io oggi qualcosa mi avrebbe detto che oggi l’azienda era chiusa? mi avrebbe detto che mi avrebbero tolto un giorno di ferie e che non era necessario recuperare le ore la prossima settimana? Non lo so sinceramente. Forse sono troppo prevenuta ma lavorare così è stressante.

Ho fatto un colloquio per una società informatica, mi è stata descritta bene, c’è possibilità di crescita, creatività anche se limitata, e prima la formazione propedeutica al lavoro. Purtroppo il corso pagato inizierà quando ho ancora in essere il mio contratto e so che per questo motivo non sarò scelta o quanto meno inficerà la scelta. In mezz’ora di colloquio ho interagito bene su cose fatte anni e anni prima. Sono mesi che mi chiedo se il ritorno all’informatica sia la scelta giusta o meno. Quando il selezionatore mi ha detto che avevano fatto un corso a settembre dell’anno scorso, quando ancora ero disoccupata, ho pensato “perché non mi avete trovata a quel tempo???” forse alcune cose devono andare così. Forse avevo bisogno di questa terapia d’urto con l’ingegneria, che in realtà ingegneria non è ma solo una cozzaglia di gente che vuole lucrare sulle leggi che fa lo stato per la sicurezza e sulla paura della sanzione. Sul sito dell’azienda c’è scritto “affidati a noi per risolvere il problema della sicurezza”!!! Evidentemente è così che la vedono e la vendono: come un problema da gestire, non un possibilità di efficenza, trasparenza, regolarità, supporto a lavorare meglio e bene tutti, ma in fondo io che cosa ne so sono solo un tecnico.

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9 pensieri riguardo “Riflessioni di un giorno di gelo

  1. Non conterà molto, ma ti ammiro moltissimo per tutto quello che viene fuori dal tuo racconto. Non perdere l’ottimismo, sicuramente più avanti riuscirai a trovare un posto di lavoro migliore. Buon proseguimento di giornata e un sorriso!

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  2. non sminuire la tua laurea, parola d’ingegnere. Informatica? Se hai capacità logiche, mi butterei a capofitto. Comunque resisti e lascia a parte il tecnico, anche scrivere documenti e trattare con le persone è utile e formativo.

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      1. Non conosco il vecchio ordinamento, io sono perito informatico e ingegnere ambientale, potrei gestire dissesti idrogeologici, progettare argini, descrivere i modelli di dispersione degli inquinanti, progettare case più sostenibili ed efficienti energicamente, gestire il recupero, il riciclo e la produzione dei rifiuti, descrivere e controllare le piene di un fiume, le frane. E qualche anno fa sapevo anche programmare in c++, Visual Basic e creare un database. Adesso conosco matlab, r e sw differenti. Ma ho intenzione di riprendere a piene mani l’informativa per ampliare le possibilità con l’ingegneria dell’ ambiente e soprattutto avere altre possibilità in un campo che offre più possibilità di crescita e specializzazione

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      2. Il vecchio ordinamento prevedeva esami come scienza delle costruzioni e fisica tecnica e altri non attinenti all’elettronica. Quindi attraverso un esame di abilitazione alla professione – cosa che ho sostenuto – era possibile iscriversi all’ordine e quindi firmare progetti.
        Però era l’informatica la mia passione e quindi conosco in pratica molti linguaggi di programmazione, che ogni tanto utilizzo per diletto. Alla fine sono un esperto nei sistemi e nella sicurezza.
        Hai un bel bagaglio di competenze ma lo devi completare con l’informatica.

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