Più l’acciaio

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Ho comprato un pianoforte digitale, credo di averlo annunciato al mondo intero, volevo prenderlo da tempo ma non mi decidevo per paura, per timore reverenziale. Sono maestra nel farmi troppi problemi e nel creare esagerazioni, sono piuttosto melodrammatica.  Vivo questi giorni cercando di allontanare l’aspettativa, una volta attraversato il confine del giudice interiore che blocca ogni forma di contatto con qualsivoglia minima esperienza di felicità. Così seguo l’istinto che imprevedibile mi fa comprare un pianoforte digitale tornando a casa dal lavoro il giorno di halloween e per una volta o meglio dire come una volta vivo l’eccitazione del momento. Potrei trasferirmi dentro i negozi di strumenti musicali, sono come le biblioteche, ogni piatto un suono, una parola, ogni tasto un inizio, ogni mixer una possibilità. prossimamente cambierò anche le chitarre anche se con loro ho un rapporto difficile, forse passando dal piano torneranno. eccesso di aspettativa in passato ed eccesso di giudizio nel presente.  Mi duole sentirmi suonare, le mani lente, i calli spariti, le dita rigide che bloccate non si allungano abbastanza sul manico. Piano piano, non essere eccessiva, mi dico.

chi l’avrebbe mai detto che a 32 anni mi sarei comprata un piccolo piano, non è nulla di professionale ma è lì in camera, nella stanza che forse un giorno diventerà dei miei figli. per mesi ho odiato quella stanza, piena degli oggetti del negozio fallito del mio compagno, le chitarre in un angolo. sembrava l’insieme di tutti i fallimenti. il piano ne ha ridato una dimensione diversa. Mi piace pensare che un giorno suonerò per lui o lei, che magari glielo insegnerò o meglio se vorrà prenderà lezioni cosa che io non ho mai potuto avere, sempre tutto troppo sfidante. Ormai è inutile ripensare a  ciò che non è stato fatto. anche se fa terribilmente male convincersene, mi sarebbe piaciuto tanto essere una di quelle cantautrici intime, intimiste, di quelle a cui basta arrivare in fondo in profondità con pochissimi accordi e voce, di quelle che dal vivo ti fanno provare uno schianto emotivo e ne esci frastornato ma in estasi. é come se fosse rimasto tutto dentro, tutte quelle parole, tutte quelle note. Va bene lo stesso, adesso non potrei più, ne sono consapevole. adesso è tutto diverso posso solo guardare al passato perdonando le scelte senza troppo giudizio, o almeno provarci. Chissà che riprendere a suonare non sia una catarsi che mi porti finalmente ad andare oltre per una buona volta, perché sono stanca di desideri mai realizzati, di se… basta drammi. basta rivangare ciò che è stato. per qualcuno può sembrare assurdo o patetico che mi arrovelli a distanza di anni ancora su queste cose, ma era la mia vita. forse in un film venuto male esiste una versione di me che quel giorno ha suonato e ha continuato e poi magari un giorno più lontano ha smesso perché ha capito che voleva altro, un lavoro normale con orari fissi, cartellini da timbrare, luci da pc, mense condivise, e poi colloqui e risposte preconfezionate, e ricerche spasmodiche di finte stabilità, di finte realtà sui social network.  Forse sarebbe andata così, in fondo chi lo dice che avrei avuto talento, che sarei stata quel misto tra tom waits e pj harvey che desideravo. chi può dirlo? la mediocrità è molto più facile, ci scrivono libri e ci fanno album sulla mediocrità, intrisi di qualunquismo. A chi sarebbe importato della ricerca dei suoni, la ricerca delle parole che meglio avrebbero suggestionato, che meglio avrebbero spiegato. a pensarci adesso avevo la testa piena di puttanate indie, troppe aspettative, troppe pretese. forse bastava solo ascoltare e ripulire un po’ dalla paura e dalla solitudine di quegli anni. sono così diversa ora, è inevitabile cambiare e per fortuna succede.

Giorni strani, ho passato un mese e mezzo a mettere in discussione la mia relazione,  a mettere in discussione la mia vita a Bologna, a desiderare ferocemente un cambiamento. Ho passato giorni in guerra col mondo. ho passato giorni a soffrire per un po’ di contatto, per qualche minima attenzione, per un po’ di calore. Ho passato giorni a trattenere le lacrime, a trattenere l’inquietudine, a sottrarre energia al desiderio di restare. Ho desiderato “altrove” come se fosse un luogo specifico, ho venduto le mie parole migliori e mi sono attaccata affamata a misere attenzioni sperando che potessero nutrirmi, ma non poteva andare come desideravo e va bene così non si devono forzare le cose, non si dovrebbe mai attribuire a qualcuno più di quello che può offrirti, non si dovrebbe mai chiedere a qualcuno un nutrimento di vita che ti è stato negato nell’infanzia.

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Foto di Dario Cevenini

Quella fame la si può solo contenere, lei la bambina senza abbracci, la musicista senza musica, la ragazza senza amore, la si può solo contenere e placare per quanto vorace cerchi attenzioni. La donna che sono diventata può solo abbracciare quella bambina e dirle finalmente sei carina, sei forte sei brava, e ripeterglielo più volte, cosa che farò con i miei figli semmai ne avrò. la donna che sono può solo dire alla ragazza musicista che potrebbero suonare insieme se a lei ancora andasse, “ma ti prego godiamoci solo questo istante non caricare troppo”, la donna che sono diventata può solo  dire alla ragazza senza amore, che innamorarsi è facile, che scappare è facile, che cedere è facile, ma amare qualcuno nel tempo è terribilmente difficile, e aveva ragione Fossati a dire che “spezza le vene delle mani, mescola il sangue col sudore se te ne rimane” e dobbiamo essere orgogliose perché ne siamo state capaci, lo siamo ancora. Alla ragazza che ha paura dei contratti, che vive la propria laurea come carta straccia, che si è massacrata a cercare un lavoro, che si è sentita così tanto fallita, be’ a lei posso dire che abbiamo resistito alle frasi ingiuriose, abbiamo resistito alle sfortune, alle pressioni, e non deve avere paura se anche questo contatto finirà. Alla donna che sono posso solo dire che vorrei tu fossi meno empatica, che non ti sentissi in difficoltà ogni volta che arrivano quelle mail di persone che lasciano il lavoro e ringraziano, vorrei che tu fossi meno eccessiva e tragica, vorrei che fossi più positiva, vorrei che ti lasciassi accadere la vita senza analizzarla troppo, vorrei che non soffrissi più di attaccamento verso le persone che non lo meritano, che lo sai che non hai bisogno di inseguire nessuno sei così piena di bellezza che non hai bisogno di guardare la luce degli altri.

Pubblicato da Deserthouse

Innamorata della musica della chitarra e della scrittura, ho un blog che aggiorno spesso, amo leggere le cose scritte da altri, qualsiasi cosa possa darmi uno spunto di riflessione, o farmi indugiare in una sensazione. Come tutti sto cercando il mio posto nel mondo sperando che ci sia un climax ascendente nel mio finale.

20 pensieri riguardo “Più l’acciaio

  1. A 32 anni puoi ancora molto, non sei fallita solo perché, per qualche strana alchimia della vita, non sei una star della musica. Anch’io ho lasciato indietro tante potenzialità, mi dico potevo essere questo o quello, ma siamo quello che siamo e siamo già tanto. Suona per te stessa, è così bello non dover essere all’altezza delle aspettative degli altri.

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  2. L’età non ha alcuna importanza è lo spirito interiore, che scandisce il tempo. Un tempo che non è terreno, non è umano ma solo tuo. Il tuo tempo, la tua voglia di musica. Suona per te stessa e niente altro.

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  3. La musica aiuta Pensa io in un momento bruttissimo della mia vita Appena separata con il mio bambino di due anni i miei sogni calpestati avevo vicino di casa un professore di musica e ho cominciato a suonare il violoncello.

    Avevo la tua età.

    Abbi fiducia in te stessa abbracciati da sola non cercare soluzioni degli altri Cerca e valuta piano la tua strada senza sottovalutarti.

    sherabbraccicari

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      1. Se rifletti bene La musica è l’unico linguaggio universale che è nato con l’uomo e lo unisce indipendentemente dalla cultura e dalla razza.
        Certo bisogna essere coraggiosi stringere i denti alla fine come diceva Jacques Prévert: ” Bisogna essere felici Non fosse altro che per dare il buon esempio” ( all incirca).

        sherabbraccicari

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