Riflessioni domenicali

E vorrei fare tante cose e c’è così poco tempo e sono io di certo a sprecarne a secchiate. Tra pochi giorni un altro compleanno, a lavoro mi credono in molti più giovane della mia età, sarà la pelle o il mio atteggiamento più disponibile e solare, cerco sempre di scherzare se posso, ad alcuni sembrerò perfino civettuola ma non posso prendermi troppo sul serio altrimenti è il delirio, devo in qualche modo giustificare il giudice che resta sempre in attesa. Ci sto provando a farmi scivolare le cose addosso ma faccio fatica, sorrido a denti stretti e cerco di sorvolare sulle provocazioni degli operatori che mi sfidano sapendo che con me che sono lì da poco e in fondo sono solo una stagista, possono andare oltre con la polemica. Ci sto provando a restare naturale e gentile, a tenere aperte le porte, a dire sempre grazie e prego, a spiegare per quanto posso le scelte fatte, anche quelle non mie, è tutto così veloce che non si  ha il tempo. Ci sto provando a sorridere sugli atteggiamenti boriosi di alcuni colleghi, loro sì veri ingegneri, ma guai a chiedere dettagli, che anche loro vivono di fretta in settimane di soli lunedì e weekend troppo veloci. Ed è questa ansia del fine settimana che mi sfianca, il DOVERE fare qualcosa per forza e questo senso di impotenza continuo come se il solo dormire e l’essere stanchi non bastasse, no perché è solo quel tempo e bisogna usarlo al meglio. e così sfinita cerco di fare tutto e puntualmente non ci riesco. Perdo tempo sui social per rimbambirmi un po’   e finalmente comincio a suonare il piano e la chitarra, ma è passata una settimana dall’ultima volta: “riprendi i vecchi esercizi, le mani lente, controlla la frustrazione, non è una gara”. E poi di nuovo lunedì e altre provocazioni e altre sfide. Non sto imparando tanto sul piano tecnico in questo lavoro ma molto su quello umano, soprattutto a evitare la polemica a dare ragione a chi non vuole ascoltare perché è inutile lo scontro, sto imparando che sono per natura una persona gentile e dolce e non mi posso modificare e spesso è inteso come l’agire di una persona senza polso, poco furba. Io sono così  mi sono sforzata di non apparire troppo chiusa, di aprirmi, di abbassare le difese e la mia più intima natura si sta rivelando. 

Sono giorni difficili perché ho mio padre all’ospedale e mi crea ansia, sto perdendo peso dalla perdita di appetito, si attende un esame e si aspetta l’esito di tutti gli altri, lui sembra migliorare ma cosa si nasconde davvero non si sa, il fatto poi che negli ospedali italiani appena possono ti mandano a casa e lui sia ancora lì da quasi due settimane mi fa pensare male. Cerco di tenere la mia ansia per me, la confido poco perché ho paura di appesantire le persone che poi si sa scappano appena possono, nessuno vuole avere vicino una persona pesante. Così sbotto a piccoli pezzi. Sabato scorso è mancata mia zia, era malata da tempo. scriverò di lei un giorno. Non abbiamo mai avuto un gran rapporto e i miei cugini per diverbi sciocchi del passato hanno impedito a mia madre di parlare di più di quanto abbiano fatto in questi ultimi anni, solo per le feste e gli auguri, freddi saluti. Ma non posso incolpare solo i miei cugini, anche lei avrebbe potuto cercare mai madre se avesse voluto e invece fino all’ultimo silenzio. Una persona caparbia e testarda mia zia, chiusa nelle sue idee ma anche dolce e terribilmente protettiva con i suoi figli. è un peccato perché le persone non sono eterne e  lasciarsi così senza essersi parlati, senza essersi cercati crea rabbia e frustrazione. Un giorno scriverò di queste sorelle, della loro madre malata, della pazzia, della grettezza di paese, di un padre padrone e di come alcuni solchi restino fino alla fine.

Un altra ansia deriva dal futuro, così tante cessazioni di contratti, così tante dimissioni, e le uniche persone diventate amiche mandate via, resterò sola a gennaio, tutto lo sforzo per aprirsi per mostrarsi amichevoli, per non dover pranzare sempre da soli svanisce. Sembrerà strano in un’azienda con centinaia di persone eppure si rivedono sempre le stesse dinamiche, ci si siede a mensa vicino a chi si conosce a chi si frequenta con chi si lavora. E io mi ritrovo a parlare con tante persone ma le poche con cui ho legato andranno via, e così da sola ancora, perché i miei colleghi diretti sono poco propensi a chiamarmi per pranzo a integrarmi nei loro “giri” e in questo mi sembra sempre di essere a scuola, e lo detesto. Pranzi in solitario, pause in solitario e dire che ci provo ad essere gentile ma le persone sono così chiuse e diffidenti. Possono fare tutti i progetti che vogliono per rendere inclusivi ma non funziona, ognuno ha il suo orto e lo vuole tenere bello stretto. Mi abituerò anche alla solitudine a lavoro o cercherò altri con cui parlare, sempre in sfida con se stessi, con la propria timidezza, con l’idea di ingegnere, con l’idea di donna, con l’idea di lavoro, con l’idea di famiglia, con la propria inettitudine.

Pubblicato da Deserthouse

Innamorata della musica della chitarra e della scrittura, ho un blog che aggiorno spesso, amo leggere le cose scritte da altri, qualsiasi cosa possa darmi uno spunto di riflessione, o farmi indugiare in una sensazione. Come tutti sto cercando il mio posto nel mondo sperando che ci sia un climax ascendente nel mio finale.

18 pensieri riguardo “Riflessioni domenicali

  1. Che dirti?
    naturalmente l’ansia per tuo papà è quella che mi è rimasta più impressa forse per il momento particolare che stiamo vivendo anche noi in famiglia per mio fratello.
    Quanto al resto dobbiamo cavarcela giorno dopo giorno e sicuramente prendere riuscire a prendere le distanze dalle beghe ci aiuta.

    sherabbraccicari

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  2. Capisco il tuo sforzo per cercare di entrare in sintonia con gli altri e sono consapevole di quanto ti costi, per alcuni aspetti ci assomigliamo e so bene quanta energia si spende. Un bel brava perché comunque ci stai provando! Per il tuo papà ti abbraccio.

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  3. Siamo come antenne che ricevono e trasmettono vibrazioni ed energie a tutti coloro che ci circondano. colleghi, amici, parenti. A volte queste antenne possono anche spezzarsi o nel caso meno grave possono anche avere dei piccoli guasti ed ecco che accadono giornate nelle quali tutto è senza connessione. E’ dura ma non ci si può fermare. Si ripara questa antenna e si continua.

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  4. la tua amarezza è segno della tua sensibilità, la tua amarezza è una dote non un difetto se la coniughi con una volontà di resistere e di riemergere.
    l’unico difetto è quel giudice implacabile che ti porti dentro ma che sarebbe ora di mandare in pensione.
    ml

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