Altro? Altro

Non scrivo da troppo tempo e non riesco a farlo bene qui dentro. Dentro di me. Dove vivo due vite: la mia e quella in azienda. I giorni scorrono a velocità alterne. E la vita reale (reale?) diventano quelle poche ore la sera. E il giorno chi sono? che sono? la stagista “invisibile”. Ho sopportato negli ultimi due mesi di tutto, due capi diversi che in modo molto poco rispettoso mi hanno fatto capire di cercarmi altro che qui di possibilità non ce ne sono dopo la fine del contratto, ho sopportato la noia e la frustrazione del non poter fare nulla perchè “per te non c’è nulla da fare”, ho sopprotato i commenti fuori luogo: “tu sei invisibile, io non sapevo neppure cosa avessi fatto!!” dal mio nuovo capo perchè il precedente non mi ha fatto risaltare molto, perchè come una ghost writer ho scritto, ho raccolto firme, ho raccolto commenti, suggerimenti, ho supportato, ho risposto io per il mio capo, ho mandato mail, ma sui documenti non è finito mai il mio nome. Invisibile. “non possiamo rinnovarti il contratto a maggio perchè hai già avuto un rinnovo stage” come se un anno di stage non bastasse. E ho pianto tanto, perchè confusa e frustrata ho ceduto alle lusinghe di chi poi in pochissimo tempo si è rivelato un burattinaio e burattino delle emozioni, di chi ha giocato con me e si è esposto per poi ritrattare tutto, “hai frainteso, sono sempre stata sincero”, e me lo sono sentito dire anche dal mio ex capo: “io non ti ho mai promesso nulla”. E così continuo a cercare lavoro perchè sembra che la mia ricerca non debba finire mai se non nella resa a quello che voleva mia madre: “nella scuola devi andare” e se lei sapesse che per restare qui per cercare di rendere le mie scelte valide anche qui, per cercare di fare esperienza, anche se finora più umana che tecnica, ho rifiutato le chiamate come ata a scuola mi massacrerebbe di insulti: “sei una fallita! hai un contratto che non è un contratto! neppure i contributi! e sputi sulla scuola!!! per cosa???? che neppure l’ingegnere ti fanno fare??? ma che sognavi? ma che speravi? ma che credevi?” e mi sembra di sentire ancora una volta “io sono sempre stata onesta, io sono sempre stato sincero, io non ti ho promesso nulla, sei tu che ti sei fatta dei viaggi, sei tu che hai creduto che ci fossero altre possibilità”. E mi sto tenendo tutto dentro e non serve perchè la forma di sfogo che avevo trovato non funziona più e non è mai stata efficace, ha solo dato altra frustrazione, altra delusione. Come se ce ne fosse bisogno? “Altro?” dicono a Bologna per chiedere se si ha bisogno ulteriormente e se si vuole stoppare il flusso si risponde con “altro”, ma la mia risposta non ferma proprio nulla. Posso pure urlare “basta” ma ne arriva dell’altra di delusione, e ormai sorrido isterica e rassegnata, non me la prendo quasi più perchè nulla riesco più a provare. E ogni giorno vado a raccogliere firme e chiedo se c’è qualcosa da fare, certi giorni torno a casa così tardi con tutto quello che c’è da fare e altri lo passo a non pensare, solo agire. E vorrei che la ricerca del lavoro finisse perchè sono così stanca di invecchiare e rimanere “invisibile”, così mi candido anche per mansioni per cui la laurea non serve e vado a fare colloqui e la sensazione di essere fin troppo brava fin troppo capace mi ammorba e mi avvelena, un pensiero che non so se definire positivo o meno mi dice”perchè sei qui? tu puoi fare di più di questo? sei un ingegnere, sei una persona che può fare cose più difficili e impegnative ne hai le capacità” e questo stupido pensiero non mi fa mollare questo stage e mi fa resistere qui con la misera speranza che possa servire nell’ambito “ingegneristico”. Che cosa vuol dire “di più”? quando arriva il momento di dire basta, hai provato ma è finita, basta, stai perserevando in malo modo, hai fallito in questo campo, cercane un altro. Cos’è davvero “di più”? e rispetto a cosa? Più felicità?più soddisfazione? più riconoscimento? più serenità? più soldi? più prestigio? più tempo? cosa è davvero “di più”? quando ci si scontra con i mulini a vento? sentendo il discorso della Rowling agli studenti di Harvard di qualche anno fa, lei parla di come l’aver fallito l’abbia portata a capire davvero cosa fosse importante, cosa volesse davvero. Come alle volte forse se non va una, dieci, cento forse non è la tua strada, salvo poi provare ancora e ancora nel campo che ha deciso essere la sua strada. “fallisci ancora, fallisci meglio” diceva Beckett.

Di più. Puoi fare di più. E questo misero pensiero non mi fa accettare che possa avere avuto sempre ragione mia madre: “la scuola così hai tempo per fare i figli, lì ti stanchi e ti sfruttano, e gli ingegneri sono uomini, le donne devono essere molto brave per conciliare tutto e non ci riescono tutte”, e così a 33 anni, in stage, come posso ancora pensare di poter fare di più che insegnare 6 ore in una scuola superiore e farmi mandare a fanculo da studenti adolescenti che vogliono solo passare le ore e non gliene frega nulla che non sia social. A 33 anni col pensiero che potrei anche cercare un figlio, perchè non cedo? perchè mi ostino ancora a pensare che possa fare altro? che possa usare una volta per tutte questa maledetta ingegneria? che possa servire la scelta che ho faticosamente fatto anni e anni orsono? perchè mi ostino ancora? perchè non mi rendo conto che ho buttato solo tempo, che dell’ambiente non fotte a nessuno che assumono solo ingegneri gestionali che di ingegneria propriamente detta sanno altro, evidentemente sanno quello che serve. Perchè mi ostino tanto? Stavolta non vincerò e a scuola dovrò andarci per forza, sempre se mi dovessero richiamare a fare supplenze. Precaria nella scuola, ma potrò fare un figlio e smettere finalmente di pensare a cazzate come le donne ingegnere, o meglio tu donna ingegnere e capace.

“io sono sempre stato onesto, io non ti ho promesso niente”

Pubblicato da Deserthouse

Innamorata della musica della chitarra e della scrittura, ho un blog che aggiorno spesso, amo leggere le cose scritte da altri, qualsiasi cosa possa darmi uno spunto di riflessione, o farmi indugiare in una sensazione. Come tutti sto cercando il mio posto nel mondo sperando che ci sia un climax ascendente nel mio finale.

27 pensieri riguardo “Altro? Altro

  1. Mi spiace tanto leggere della tua determinazione che invece è destinata ad esser gettata nell’immondizia, per colpa di un sistema che non funziona!
    Cribbio!
    Perché finire tra i banchi di una scuola se il tuo sogno è un altro?
    Credimi. Capisco fin troppo bene il discorso bollette.
    Fin troppo!!!
    Se non si hanno i soldi, c’è poco da fare…
    Fai ancora un tentativo.

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  2. Io il mi piace a questo che ho letto non posso metterlo nemmeno in forma astratta.
    Capisco il tuo profondo avvilimento e mi vergogno addirittura di essere quasi tua mamma nel mio piccolo mondo lavorativo ancora soddisfacente e sicuro.
    Da quel molto che seguo di politica da 20 anni non mi sento di dirti abbi forza ma piuttosto di scegliere una vita altrove sei giovanissima non devi subire questo.

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  3. ops è partito…
    Ti abbraccio forte forte
    shera🌹

    ps. Ho visto mio figlio piangere ed è stato straziante quando l’american Express ha ridimensionato l’organico e mandato via i più giovani.
    Ora un lavoro fisso a tempo indeterminato ma è la situazione generale di precarietà che ti tiene col fiato sospeso.

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  4. io non mollerei perché finire dietro una cattedra è davvero deprimente. Ricordo che la scuola mi aveva aruolato a tempo indeterminato quando mi mancava solo la tesi. Ho resistetito tre anni poi ho preferito mollare la scuola, l’andare di ruolo dopo sei mesi e tentare l’avventura a Milano. Mai pentito.
    Al limite c’è anche l’estero da esplorare.
    Però è deprimente quello che ti capita.

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  5. purtroppo il mondo del lavoro, in questo momento, è un far west vergognoso. il problema poi è anche il “posto” che trovi, dove se non sei fortunata, rischi le solite umiliazioni che ti fanno ancor di più avvilire. Però, come diceva Steve Jobs, bisogna essere folli, cercando di ricostruirsi anche dopo il momento negativo, Lo so, forse sono le solite parole e le solite banalità, ma il fermarsi che è sbagliato, il non credere la cosa peggiore. Credere in se stessi prima di tutto, poi il resto arriverà di sicuro… garantito 🙂

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  6. Ciao,sono arrivato al tuo blog per caso cercando su wordpress. Un suggerimento potrebbe essere quello che disse l’allenatore del Chelsea Maurizio Sarri: “Ho scelto come unico mestiere quello che avrei fatto gratis.”

    Cerca di capire cosa faresti gratis tu. Non è facile, nessuno però ti conosce meglio di te. Poi ci sono persone che non ti valorizzano, mettilo in conto.

    Non compararti con le vite degli altri. Qualcuno ti può ispirare, ma le nostre esistenz3 sono formate da infiniti variabili che non si possono replicare identicamente per due stesse vite. Ovviamente tra dire e fare c’è il mare, e nella pratica è tutta un’altra storia. Anche per me 🙂

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