ultime

La mattina arrivo già estraniata, come in un film di Sorrentino ascolto “il mondo” mentre attraverso il lunghissimo corridoio che separa le aree di produzione, l’odore di mentolato o di qualche altro composto chimico che inseriscono per dare esperienze diverse al consumatore, impregna i muri e poi le narici, la bocca, fino a sentirlo nelle papille. Le divise aziendali, i camici, si muovono veloci lungo il corridoio, ci sono meeting, call, operazioni da definire, decisioni da prendere. Una parte del corridoio è per i mezzi elettrici, operatori della logistica guidano questi carrelli con davanti il loro futuro: un sistema di trasporto automatico che sposta pallet, merci, scatole senza che nessuno lo guidi se non con un segnale di chiamata. Guardo i loro visi stanchi, privi di espressione, percorrono quel tratto chissà quante volte in un giorno e chissà quante volte si fermano dietro uno di questi costosi sistemi automatici, più simili a lavatrici che ad altro che spesso si bloccano lungo la strada. Ma il progresso vuole questo, tutto automatizzato, tutto che si autogestisce, così non è più importante chi fa o sa fare serve solo qualcuno che si occupi di puro management, e applichi questa logica a tutte le aree a tutti i campi, a tutti gli aspetti. In un sistema così, a che servono le mie conoscenze?!

Non so più come sto. Ultimi giorni in quest’aula, in questo edificio, ultimi pensieri qui. Ultime volte in cui saluto, in cui indosso maschere con capi ed evito ex capi, ultime battute, ultimi “sto bene” simulati, ultimi “va tutto benissimo”, ultime sedie grigie con tavoli bianchi disposti a ferro di cavallo, ultime presentazioni proiettate su maxi schermi, ultime porte bianche, ultimi caffè dalla macchinetta con il badge, ultimi messaggi col cellualre aziendale, ultime mail da cancellare, ultime sensazioni da estromettere. ultime maglie verdi e pantaloni grigi, ultime passeggaite sulla spine, ultimi odori di flavour industriale, ultimi bip degli agv, ultimi sorrisi forzati, ultime pause in compagnia, ultimi cv inviati da qui, ultime ricerche di pensieri alternativi, ultime facce da nascondere, ultime volte in cui nessuno dei miei colleghi più vicini mi chiede come va, ultime volte in cui i miei colleghi mi chiedono come va e rispondo bene senza sapere più il significato di bene. Ultime luci al neon bianche. Ultime volte in cui cerco comunicazioni sterili, ultime volte in cui cerco disperatamente un contatto che non c’è ultime volte in cui cerco distrazioni sul cellulare per non far fluire un pensiero malvagio. Ultimi saluti. Ultimi sospiri, ultime smorfie, ultimi pranzi e ricerca di qualcuno con cui pranzare per non restare sola. Ultimi viaggi in navetta, ultime resistenze, ultime reticenze ultime reazioni, ultimi suoni, ultimi documenti tradotti, ultime “raccomandazioni” agli operatori, ultimi silenzi, ultimi cenni di approvazione, ultime volte in cui mi nasconderò in bagno per non far vedere le mie frustrazioni. Ultime parole a persone che probabilmente non rivedrò mai più e anche questa volta non lascerò nulla di me in loro, come sempre al confine, sarò una delle tante che passa e che è passata. Ultimi rapporti con persone che forse non resisteranno fuori da quel contesto.

Ultime risorse, ultime resistenze e poi sarò pronta a uscire dalla trincea e una volta allo scoperto dovrò solo attraversare il campo per andare di nuovo incontro al mio nemico, perchè per quanto anche qui non mi trattassero bene, mi umiliassero e mi facessero sentire inutile e fuori luogo, anche un po’ stupida in una logica aziendale di “se ti senti inadeguato sei manipolabile” , anche se c’era tutto questo era pur sempre qualcosa, di là oltre la trincea invece non c’è niente, sono solo una donna, vecchia, fuori posto, fuori moda, fuori tutto. Rimane solo il mio sconforto e ancora una volta tra sospiri forzati, tra mezzi sorrisi, tra varie ed eventuali giustificazioni dovrò mettere insieme i pezzi e cercare altro, in una ricerca che sembra non finire mai.

Pubblicato da Deserthouse

Innamorata della musica della chitarra e della scrittura, ho un blog che aggiorno spesso, amo leggere le cose scritte da altri, qualsiasi cosa possa darmi uno spunto di riflessione, o farmi indugiare in una sensazione. Come tutti sto cercando il mio posto nel mondo sperando che ci sia un climax ascendente nel mio finale.

15 pensieri riguardo “ultime

  1. Te lo abbiamo già detto in molti e, credimi, capisco le tue obiezioni e le tue perplessità perché sono state le mie di molti anni fa, però mi sento ancora di dirtelo oggi: se puoi parti, mia cara, lascia questo paese di speranze nulle e trova un lavoro “vero”, che ti restituisca la dignità e la serenità che meriti. Lo dico con dolore per questa brutta Italia, ma con tanto affetto per te. Ti abbraccio forte.

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    1. Non Posso che aggiungere forza alle parole della nostra Mela. Se ne vanno i pensionati con €1000 tu vuoi essere da meno che hai ancora tutta la vita davanti altro che vecchia!!!

      Il mio cuore di madre non potrebbe che dirti di andare.

      Shera ❤

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  2. C’azzecca assai assai ciò che hai scritto con la canzone di Jmmy Fontana Il mondo.

    (Forse stona quel Jmmy, in senso ironico, e in cui tu non c’entri, certo che c’era lo zampino delle case discografiche nel dare i nomi artistici ai vari canatanti e attori, e per giunta, perché ai suoi tempi, non per autarchia s’intende, andavano, generalmente, di più i vari Romualdo, Mario, Baldassarre, Raffaele, Giovanni, Reanto e via elencando.)

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  3. Oggi hai letto un mio Haiku e hai espresso il tuo “mi piace”. Non ti conoscevo e non ti conosco. Sono vecchio e credo alla fine dei miei giorni. Ho letto due tuoi post e sono rimasto colpito dalla sincerità con cui hai raccontato la tua vicenda. Oggi 18/06/2019 puoi dirmi come stai? Se vuoi rispondermi in privato questa è la ma mail comitini.marcello@gmail.com .
    Grazie e scusami.

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    1. anche io credo alla fine dei miei giorni, oggi è il 21 giugno e dopo i primi giorni di incredulità, sospensione, ho avuto una piccola battuta d’arresto, sto cercando di rimettermi in piedi. lo faccio sempre ma prima devo pestare i piedi, lagnarmi, piangere, e scavare un po’, poi mi rimetto in circolo o ci provo. grazie per avermelo chiesto

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