Quel che resta

È successo ancora e speravo non succedesse mai più perchè so davvero molto bene, fin troppo bene quanta fatica occorre, quanta resistenza, quanta pazienza e forza ci voglia. Non so stare da nessuna parte evidentemente, né con né senza.

Solo l’anno scorso ho inviato qualcosa come 1000 cv, mi hanno lasciato a casa dopo un contratto di un anno, ho fatto dei colloqui; alcuni innocui banali altri molesti e fastidiosi per la mia psiche e alcuni colloqui li ho solo sperati. A ottobre non stavo bene e con un demone di ritorno dagli anni belli della depressione ho mollato, ero davvero in preda a una forma di esaurimento mista a smarrimento e incoscienza. Poi è arrivato il narcisismo e infine mi sono scoperta passivo aggressiva e dipendente emotiva insomma una bella personcina. Almeno così mi ha detto la mia psicologa storica dopo anni di cure e soldi. “Lei ha un bisogno estremo di essere vista accudita e accolta”. E mi ha spedito da un’altra psicologa ma ero stanca, stanca di parlare di ripetere le stesse giustificazioni a cui ormai non credo più. Così ho mollato pure la seconda psicologa.

A dicembre ho fatto 300 km per un colloquio, è andato bene e come spesso accade me l’hanno venduta per qualcosa di meglio, ma quando si firma un contratto si firma per i canonici 20 cm che prenderai diretti tutti insieme, è così lo sai quando firmi altrimenti non si chiamerebbe lavoro e ci sta che ci sia qualcosa che non va bene ma speri che le cose buone compensino. Il resto be’ si spera che non arrivi o quanto meno a piccoli pezzi in modo da assestarli meglio piano piano.

Ho messo da parte ambizione ed esperienza e mi sono detta prova, è qualcosa che imparerai, qualcosa in più. Un campo diverso. Non ho ricevuto formazione o meglio ecco la procedura leggila e fai. Ok lo faccio. Ho lavorato senza riscaldamento e con un solo bagno con un finestrone impossibile da chiudere così che si passava dalla ghiacciaia in ufficio alla ghiacciai in bagno. Ok lo faccio. Sono giorni festivi hanno chiuso il riscaldamento poi andrà meglio, resisti mi dico. Ho lavorato senza pc e se devi inserire i dati in un gestionale è difficile, ma mi sono adattata a quello del deposito, cercando personalmente i cavi per l’alimentazione. Ho stampato decine e decine di documenti usando chiavette usb perché il tal pc non si collega del tutto alla rete aziendale. Ho usato le credenziali di altri perché a me non le hanno ancora fornite. Ok lo faccio. Mi metto a disposizione resto anche più ore, mi faccio a mie spese la copia delle chiavi dell’ufficio che altrimenti non ti apre nessuno, sono in vacanza gli altri e qui lo chiudono. Faccio ciò che serve e mi adatto. E dopo le vacanze di Natale tornano altri colleghi a settimane alterne. Il mio capo mi affida altro lavoro, vede che mi do da fare e paradossalmente io ancora in formazione sono quella che dovrà formare un nuovo stagista, aumentano i documenti da gestire, le persone da fermare per far compilare loro correttamente la documentazione, aumentano le modifiche da fare sui dati, il carico di lavoro diventa troppo per una persona sola, i miei colleghi da mesi lo dicono ma a nessuno interessa. Loro intanto vanno e vengono da Milano e poi non verranno più quando sarò pronta, tra poco, pochissimo e sono sollevati. Questa situazione non la vivranno più: la confusione, la mancanza di leadership che non dà peso a questo lavoro anzi non lo conosce e lo sottovaluta, una gestione inficiata da un inizio in cui non venivano neppure compilati i documenti, le richieste assurde da Milano ecc. ma io sono già pronta autoformata autogestita, posso sopportare mi dico, vai avanti per i soldi, il lavoro è monotono ma è un lavoro e si fa, ma quando all’ennesima mail gli ingegneri da Milano mi ignorano ma pretendono che qui si abbia il documento perfetto per il loro di lavoro mi incazzo, e mi incazzo anche quando una collega mi dice che non sarei dovuta andare a lavorare il 6 gennaio ma io mi sono fidata del collega della “formazione” e sì ok mi pagheranno lo straordinario ma è una questione di principio e rispetto e sono quella che rimane anche una o due ore in più ma presa in giro no. E allora tra quelli che non rispondono e chiedono soltanto e mi fanno fare il lavoro più volte, tra i documenti che rimangono sospesi perchè mal compilati e il carico di lavoro che aumenta e la tosse che arriva per il freddo preso nei giorni senza riscaldamento e per la polvere, quintali di polvere e sporco e i “se ti devi ammalare fallo adesso che veniamo noi che poi sarai sola” e la frustrazione sono scoppiata. Tutto questo in un ambiente maschilista dove volano bestemmie e il mio capo è un mulo irruento a cui è difficile parlare, spiegare, è difficile farsi capire, e nel mezzo i colleghi da Milano che non vedono l’ora di non tornare più perché loro sono stati assunti come altro e sono prestati a questo lavoro. La goccia cade quando il mio capo da Milano anche lui affetto da mancanza di leadership o semplice menefreghismo mi fa una proposta attraverso la mia collega. Mi dicono che fino a una certa soglia sarò sola poi arriverà qualcuno ad aiutarmi nel mentre vogliono formarmi per farmi fare anche un’ulteriore cosa così potrò gestire la nuova risorsa quando arriverà e fare anche ulteriori analisi, bene bello fai un upgrade, ma io sono stata assunta con un livello e se arriverà e quando arriverà anche la nuova risorsa avrà lo stesso livello solo che sarò io a gestirmi tutti i casini, tutti i travasi di bile, i colloqui inutili col capo irruento e chiuso, le mail senza risposta e rispetto.

Non vedo potenziale prospettiva e sono stanca. Vado via e mi cerco altro, così abituata a cercare che rimane una parentesi che tanto per paga e contratto non ci perdo tanto, solo un altro pezzo di orgoglio. E sì la fortuna per poter dire basta me la prendo perché è una fortuna e bisogna averla. Forse sono destinata alla ricerca perpetua o forse mi sono sempre sbagliata e non è vero che posso adattarmi a tutto ma mi piaceva pensarlo. Forse è arrivato il momento di cambiare ambito in modo radicale.

Pubblicato da Deserthouse

Innamorata della musica della chitarra e della scrittura, ho un blog che aggiorno spesso, amo leggere le cose scritte da altri, qualsiasi cosa possa darmi uno spunto di riflessione, o farmi indugiare in una sensazione. Come tutti sto cercando il mio posto nel mondo sperando che ci sia un climax ascendente nel mio finale.

21 pensieri riguardo “Quel che resta

  1. Le tue parole mi hai scavato dentro … la tua condizione non è solo tua ma di tante altre e tanti altri … ma questo malessere(innanzitutto di solitudine e individuale)collettivo non è e non può essere una sorta di consolazione, però almeno ciò serve a non mortificarti e colpevolizzarti e a non sentirti fuori posto. Assolutamente. E poi sei brava nello scrivere e nell’esporre il tuo malessere, le emozioni i luoghi di lavoro e le esperienze che li precedono. Gli incontri di lavoro e le esperienze dirette, nonchè le riflessioni legate con le sedute dalla psicologa potrebbero essere materiale per un libro. Un abbraccio. E buona serata.

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  2. Tutto ha un limite! I cv non si smette mai di mandarli anche quando si lavora, è una carta a tuo favore sempre proporti da qualcuno quando stai lavorando da altri! E poi si cambia quando si ha di meglio! Adesso se hai lasciato pazienza, ma un cv al giorno toglie il medico di torno.
    La mia amica alla mia richiesta di un numero di una psicologa brava mi ha risposto: la mia capa dopo 10 anni di analisi da una psicologa ha maturato l’idea che 10 anni sono stati soldi buttati e non sono serviti a nulla! Io opterei per due chiacchiere al parco con il primo che trovi! Frequentare un posto assiduamente fa si che le persone si abituino alla tua presenza è pian piano si inizia anche a scambiare qualche parola! Tieni botta

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    1. concordo in parte con la tua amica, io ho fatto sedute per più di tre anni, alla fine del percorso la mia psicologa mi ha mandato da un’altra perchè non poteva fare di più secondo lei per alcune problematiche avrei avuto bisogno di un intervento differente, tecniche differenti. Un giorno le ho chiesto, dopo essere stata trattata male da un possibile narcisista, se lo fossi anche io e se fossi anche passivo aggressiva, nonché potenziale dipendente emotiva lei mi ha risposto “sì e ha anche un estremo bisogno di essere accolta ascoltata e capita”. Mi ha fatto sentire un mostro e un po’ ho riso e un po’ mi è sembrato surreale. così non ho voluto provare la nuova dottoressa, un nuovo percorso qualcuno a cui ridire tutto dopo tre anni, mi sono sentita sfinita anche se so che avrei bisogno di desensibilizzare alcune cose perchè non impattino più sulla mia vita attuale, ma mi mancano i soldi e soprattutto la voglia, ho perso fiducia nel metodo diciamo anche se ogni tanto avrei bisogno di parlare. Per i cv ne mando meno di un tempo, sono passata dai 1000 dell’anno scorso a pochi quest’anno, certi giorni anche 7 o 8 altri nessuno. Ho perso un po’ di fiducia anche se non devo abbattermi, ma di “disturbare” la gente nei parchi non ho ancora provato, mi sa che non è una cattiva idea.

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      1. Si avevo già letto della tua specialista che ti aveva mandato da un’altra, roba da matti, per quel che mi riguarda, tutti sentiamo la voglia di essere accolti, ascoltati e capito, quindi di cosa ti preoccupi? Non demordere, c’è un tempo per la semina e uno per la raccolta! Abbi fede, ma non quella pubblicizzata dalla chiesa 🤣🤣🤣
        Buon pomeriggio

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