Di terra e di mani

Foto di icon0.com da Pexels

Chiedimi come sto e poi andiamo in quel posto dove le ferite sono radici e i graffi rami protratti verso dipendenze passate. Annotiamo gli sguardi malinconici su scontrini di ieri e lasciamo che il tempo ci sfiori le mani. Poi toccami a distanze promiscue, innaffiamo il deserto e costruiamo una casa. E sarà rifugio per le mie solitudini e sarà eremo per le tue narrazioni. Alle pareti non ci sono passati, sui davanzali solo fiori eterni, useremo lenzuola di tutte le tinte e ci nasconderemo in abbracci reali. E quando la terra sarà viva e feconda infilerò le mani e scaverò in quel ventre affondando nel sangue. Più dentro, più dentro.

Pubblicato da Deserthouse

Innamorata della musica della chitarra e della scrittura, ho un blog che aggiorno spesso, amo leggere le cose scritte da altri, qualsiasi cosa possa darmi uno spunto di riflessione, o farmi indugiare in una sensazione. Come tutti sto cercando il mio posto nel mondo sperando che ci sia un climax ascendente nel mio finale.

24 pensieri riguardo “Di terra e di mani

  1. Ciao, grazie per avermi aggiunto come lettrice del mio blog, spero di trovarti spesso da queste parti, perché il più delle volte sono visite di cortesia e poi spariscono. Scrivo questo perché ho dato una lettura agli ultimi tuoi post e trovo molto interessante il modo di proporti sincero, e il modo di “scriverti” che induce a scoprirti. Ecco, io vorrei essere uno di quelli che passano a seminare Carezze quando la tristezza prevale e un abbraccio quando il vino finisce e nessuno ti viene a trovare. Sei una luce immensa.

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  2. Desert, ho l’impressione che negli ultimi due post, che mi sono piaciuti, sei diversa da quelli precedenti. Sento un sguardo più ampio(specie quando si va nei particolari del vissuto) e la fuoriuscita dai recinti, che di questi tempi poi potrebbe essere paradossale o forse (solo?)la naturale conseguenza delle quarantene.

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    1. Sì sono un po’ meno egoriferita come direbbe la mia ex psicologa o almeno ci provo. Sarà la quarantena come dici tu che mi fa venire voglia di ampliare lo sguardo le prospettive e la visione sul mondo, voglio raccontarmi in modo diverso. Grazie del tuo passaggio. Un abbraccio

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      1. …voglio raccontarmi in modo diverso. Be’, direi che sei decisamente sulla buona strada. Adesso, però, non andare in giro a sederti dentro e fuori i bar ad abbracciare chiunque: mi raccomnado, con la caduta di muri e recenzioni, moderazione. Un doppio abbraccio eh eh eh.

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  3. un canto struggente, il desiderio di un altrove utopico e salvifico.
    anche nel formulare desideri tu hai una sorta di rigore che ti impedisce di cercare percorsi semplici, scorciatoie mentali, tu ipotizzi realizzazioni impegnative, le sole che possono farti sentire a posto. “innaffiamo il deserto” in questo senso è molto significativo.
    🙂
    ml

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    1. Altrove utopico è un po’ triste ma è vero. In questo caso è per un desidero che non si realizzerà mai. E ad “innaffiare il deserto” sono sola ma non è detto che sia un male. Forse hai ragione tu dovrei concentrarmi su realizzazioni più semplici anche in altri campi

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  4. Annaffiare un deserto, forse è troppo vasto come pensiero e utopistico, però il contenuto del tuo pezzo dice che è meglio concentrarsi sui progetti piccoli prima di affrontare quelli piu’ grandi.

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