C’è solo da scavare (?!)

Giorni strani.  La scorsa settimana ho fatto due colloqui e sono felice che si sia mossa qualcosa. Il primo si è svolto nella stessa città dove ho frequentato l’università, a soli duecento metri dal dipartimento di ingegneria. Non ci andavo da anni. Mi sono persino rifiutata di ritirare la pergamena per evitare la sofferenza di vedere un luogo carico di scelte difese con estrema difficoltà.

Giorni strani. Non mi aspettavo di essere chiamata anche se mi sono impegnata strenuamente nella ricerca tra le offerte. I colloqui mi hanno sempre creato tanta ansia: è il momento in cui il giudice mi mette alla prova e mi giudica, è il momento in cui devo faticare per resistere a difendere le mie scelte e non cadere in facili scuse, è un momento di vera lotta tra tutti quelli che non mi hanno dato fiducia denigrandomi in maniera più o meno velata e me stessa, che ancora una volta difende le scelte fatte anni fa e di cui si assume per l’ennesima volta tutte le responsabilità, ma il giudice è subdolo e potente; insinua il dubbio che porta all’angoscia che si trasforma in frustrazione e infine in vera e candida rabbia.

“Per lei ogni volta è una lotta, come fa a stare rilassata e sicura se dentro ha questo ingrovigliamento? Anche adesso io la osservo, ci conosciamo da un po’ e lei sembra sempre che sia qui ma voglia essere altrove, e se trasmettesse lo stesso atteggiamento ai reclutatori?! molto spesso ci sono psicologi… così attua un autosabotaggio…”

“Io sono capace di controllare l’ansia e reprimere certi aspetti quando è necessario”

“Si rende conto che così lei spreca ingenti energie per controllarsi ed è più difficile dare il meglio in una situazione che è fisiologicamente stressante per chiunque, inoltre se non la prendono per lei non è il normale dispiacere che sopraggiunge in chiunque ma è come la conferma dell’ennesima battaglia persa contro questo giudice così potente”. Silenzio, non puoi dire nulla quando ti dicono una cosa del genere.

Questi giorni di immensa inquietudine sono cominciati qualche settimana fa con mio marito che preso sotto torchio da me ( e so essere terribile purtroppo ) mi ha confessato che l’attività non va come sperava e vuole chiuderla. È seguito il mese del trasloco in cui mi sono chiesta se fosse il momento migliore per una casa nuova, una vita nuova, ma ho cercato di impormi di essere lo stesso propositiva. Mio marito ha ricominciato a cercare lavoro e nel frattempo deve occuparsi delle pratiche per chiudere. Cerchiamo di farci forza ma alle volte lo sconforto e la paura del fallimento ci risucchiano e così ci scanniamo come se l’altro non potesse capire la stessa situazione che viviamo insieme.

Giorni strani. La psicologa mi ha consigliato di ricominciare con le gocce per placare l’ansia essendo un momento carico, ma io mi sono fatta una promessa anni fa: non mi sarei mai più trovata in una situazione che mi obbligava a prenderle. Penso che posso farne a meno anche se le vorrei, le bramo e sono giustificata dagli scatti di ansia acuta e dalla mia aggressività in preoccupante aumento. Lo stato di assenza e distanza totale dalla realtà che allora mi spaventava adesso lo vorrei e so che lo vorrei troppo ed è questo che mi spaventa. Me ne frego se può liberare alcuni recettori bloccati, me ne frego se ci si abitua allo stare male, perché sì, nella vita ci si abitua a tutto è prerogativa della sopravvivenza umana l’adattamento in fondo, ma io me ne frego devo fare senza, devo provarci e così mi sono preparata al colloquio cercando online “le risposte giuste” i consigli e rispolverando vecchie conoscenze assopite.

Passo la notte svegliandomi ogni due ore e così via fino a quando non arriva il momento di alzarsi. Ho tempo, il colloquio è nel primo pomeriggio e posso vestirmi in modo professionale dopo aver fatto una doccia calda che disperda le paure. Asia la mia cucciolona dorme quieta quando all’improvviso ha un attacco epilettico, mi spavento a morte, chiamo il veterinario e la porto subito a fare un controllo, racconto l’accaduto e vorrei solo piangere, mi dice che per razza ed età è comune, faranno gli esami del sangue per scongiurare altro ma l’iter prevede un sospiro di sollievo alla volta. Così sono assonnata e sconvolta, ho l’adrenalina in corpo per lo spavento e non ho più il tempo di prepararmi con calma per il colloquio. Mi lavo e mi vesto velocemente, afferro qualcosa di veloce da mangiare in treno lungo il tragitto e dopo aver lasciato la cucciola con mio marito corro verso la stazione. Arrivo presto e così faccio due passi nel campus, vado nel bagno del dipartimento di matematica, ricordo che la prima lezione che seguii di analisi matematica fu qui e mi feci una foto sbarazzina in questo bagno con un sorriso speranzoso e sereno. Mi guardo negli specchi, non sono cambiata di molto, il trucco maschera bene anche le prime rughette e i dispiaceri. Il luogo del colloquio è davvero vicino e così faccio la strada a piedi. Cerco di trattenere le lacrime se vedo un cane e penso solo alle informazioni sull’azienda.

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Parlo con calma, né troppo né poco, cerco di essere rilassata, alla fine l’esaminatore mi dice che potrei andare bene per la posizione perché sono spontanea e a mio agio con gli estranei (io??). Mi fa l’in bocca al lupo e poi come al solito mi faranno sapere, esco dallo stabile stanca, la pressione si allenta e ripenso al mio cane, sono preoccupata per lei e fiera di me che nonostante tutto sono riuscita a non demordere. Mentre sono in zona vedo un’amica che sta completando il dottorato. Mentre aspetto che esca dai laboratori mi guardo intorno, osservo gli studenti, questa realtà che mi affliggeva nell’ultimo periodo ormai mi sembra lontanissima, ho davvero passato tanto tempo qui? questo luogo non mi dice più nulla, lo sento distante, mi chiedo se è un altro dei soliti meccanismi di rigetto che metto in atto per difesa.

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Due giorni dopo ho un altro colloquio, più vicino a dove vivo, la posizione sarebbe l’ideale per me ma stanno cercando un ingegnere di tipo diverso, anche stavolta nonostante l’ansia per i risultati per le analisi del sangue di Asia, cerco di apparire rilassata e disponibile, cerco di non vergognarmi delle mie esperienze e cerco di essere propositiva, ma l’esaminatore mi dice subito che stanno cercando un ingegnere di tipo diverso, cerco di non farmi demoralizzare, ma sono stanca, non dormo da tre giorni, e l’ansia mi sta corrodendo.

I giorni passano e cerco di non pensare agli esiti che poi lo so ci rimango male, mi farebbe piacere se almeno mi dicessero qualcosa anche se  di negativo invece di lasciare sospesi, ma è pratica comune fregarsene. Aspetto e continuo la vita di sempre con un’apprensione in più;  giorno e notte controllo che la cucciola non abbia altri attacchi, appena la sento ansimare o fare suoni strani corro da lei, per ora ancora nessun attacco e analisi del sangue negative ma deve fare altre analisi.  Cerco di non pensare sempre al peggio, anche se non è facile e così quando penso di stare scavando il fondo penso al mio vecchio labrador, che scavava buche per seppellire il cibo. Per noi è uso comune dire che si sta scavando il fondo quando non c’è proprio più speranza e si è al punto peggiore che ci possa essere, ma invece di vederla come una canzone di qualche anno fa che invitava a rialzarsi perché “più in basso di così c’è solo da scavare”, io voglio vederla come i cani, che scavano per cercare qualcosa, per ritrovare l’osso sotterrato, o altro cibo o solo per farsi una tana, e allora scaviamo e chissà cosa troveremo.

 

 

 

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22 pensieri riguardo “C’è solo da scavare (?!)

  1. Tieni duro. Anche noi abbiamo attraversato questo momento…Io ho potuto lavorare mentre mio marito ha faticato a trovare ma ha trovato. Non mollare sarai più forte di prima. L’ansia non serve a nulla…. butti energia nel.posto sbagliato. Dai che passa…. si Si!!!!! Paola🖤

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  2. Non ti abbattere, ma tanto so che non lo fai. A volte l’ansia si può anche incanalare positivamente, dicono, usarla per prepararsi al meglio, anche se non è che io ci riesca tanto bene. Ci sono i momenti in cui tutto sembra fatica e basta, ma hai ragione tu, a volte bisogna scavare, per trovare le cose migliori. Un abbraccio ancora

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  3. Non posso mettere un “mi piace” sotto questa storia, perché non mi piace per niente nel senso che non mi fa piacere che tu abbia questi problemi ecco. Sei una persona bella e sensibile e certamente meriti tanto di più. Vedrai che la vita ti terrà nelle sue mani e non ti lascerà cadere, sono certo. La vita – il destino – l’universo, chiamalo come vuoi, lo fa sempre.

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  4. A volte non serve scavare, ma soltanto lasciare andare😀
    Lasciare andare tutto ciò che non possiamo controllare.
    Posso dire una cosa? per esperienza quando ho incontrato “le bestie” ansia e panico ho imparato a “navigarci” dentro.
    Guardala in faccia, non è poi tanto brutta😀è un aspetto di noi che vuole farsi ascoltare…😊
    Un abbraccio virtuale!!

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