Dediche notturne

Foto di Rafael Serafim da Pexels

Perdonami sarai pieno di cose da fare pieno di impegni pieno di scadenze da rispettare. Forse io vivo fuori dal mondo. Anche se ci provo non riesco ad essere polemica con te. Hai ragione sono il perfetto esemplare di questo mondo ansioso. Vorrei raccontarti così tante cose ma ultimamente si è insinuato in me un pensiero. Giuro che non ti avrei detto nulla oggi ma poi la spesa con tutta quella gente con le mascherine, il discorso di Conte. Ho desiderato solo sapere se stessi bene. Se i tuoi familiari stanno bene, perché con tutti i miei difetti oggi ho chiesto a tutte le persone a cui tengo come stanno. Non è ansia in questo caso ma solo sincero interesse, ascolto. Non mi importa se hai cancellato la mia poesia per te, se hai cancellato i messaggi teneri e quelli pieni di sincero e viscerale desiderio. Non mi importa neppure se non ti frega come sto. Se sei pieno di impegni e non hai tempo per me o se al contrario ti stai stancando. Non ha importanza. Voglio solo che tu stia bene. E come sempre scusa per i miei messaggi lunghissimi, forse io vivo fuori dal mondo e non posso capire tante cose. È un periodo strano difficile, avrei bisogno di te, di distrarmi con te, di sentire la tua voce, di dedicarti tenerezze, di invitarti nelle mie fantasie più profonde, di giocare con te, ma forse non è il tempo per queste cose. Forse è il tempo del silenzio e della distanza, ognuno a gestire le proprie paure, le proprie giornate, i propri limiti. Forse vivo fuori dal mondo, oggi ho guardato una tua foto, ho cercato di collegare tutto ciò che ti ho detto a quel volto. È una strana forma di mancanza quella che provo per te: io ti conosco ma non ti conosco, io tengo a te ma non posso tenere a te e comunque con limiti, io ti desidero ma non posso parlarti, sentire la tua voce, non posso eccedere neppure col desiderio. Ti lascio un po’ di spazio un po’ di tempo avrai le tue cose serie giuste e necessarie. Fatti sentire quando vorrai.

Riflessioni notturne

È strano pensare al virus fuori, ai traumi che ci portiamo dentro. È un periodo strano mi sembra di essere ancora più sospesa. Le persone oggi stavano vicine passeggiavano e questa ragazza che ho incontrato solo due volte mi ha baciato appena ci siamo viste, le ho detto che avremmo dato scandalo. Ha parlato con me si è aperta abbiamo parlato di aspettative di pressioni sociali sul diventare madre e di lavoro che non c’è. Fa la giornalista freelance si sposerà a maggio. Le ho detto che vorrei provare a mandare il mio cv cambiando il mio nome da Emanuela a Emanuele per vedere che succede, mi ha detto che se lo farò ci scriverà un articolo. Io le ho risposto che non so se ne avrò mai il coraggio. Perché sarebbe troppo doloroso. Io posso studiare posso formarmi posso accettare che qualcuno sia più bravo sia più capace perfino che sia più conveniente di me, ma non posso cambiare la mia natura, sono una donna e tutto sommato non è orribile anzi ci sono momenti in cui amo ciò che sono così pacchetto completo. E allora mi scervello a cercare qualcosa che possa fare qualcosa che possa conciliare il mio essere donna con il resto ed è difficile e ho così poco tempo e voglio fare così tante cose. E vorrei avere 10 anni di meno per avere più tempo non mi importa di invecchiare non mi importa di imbruttirmi. È come se fossi stata assopita per anni e mi fossi svegliata da poco e gli altri sono avanti e io voglio fare così tante cose sono così affamata di desiderio, di libertà, è come se finalmente fossi cosciente. È difficile da spiegare o assurdo. La persona che ha vissuto quei traumi non sono io, non posso essere io ma fanno così male.

Touch

immagine dal web

ti vorrei solo toccare

confondere la mia pelle con la tua

offrirti le mie parole migliori

per vederle tacere nel fondo della laringe

per vedere ancora una volta applicata

una censura

che proviene da lontano

di pomeriggi passati a creare delizie di vita

così dolci da apparire pericolosamente indigeste ora

ti vorrei solo toccare

là dove fa più male

là dove la pelle è più sottile

e la mente registra anche i contorni

ti vorrei solo toccare

perchè non posso darti altro

che attese sbiadite

frastagliati pensieri inconsulti

di tutti i vorrei e i non posso

allora lascio che sia solo la mia pelle

a parlare per me

Lisbon revisited

Nulla mi lega a nulla.
Voglio cinquanta cose allo stesso tempo.
Bramo con un’angoscia di fame di carne quel che non so cosa sia –
definitamente l’indefinito…
Dormo irrequieto e vivo in un irrequieto sognare
di chi dorme irrequieto, mezzo sognando.
Mi hanno chiuso tutte le porte astratte e necessarie,
Hanno abbassato le tende dal di dentro di ogni ipotesi che avrei potuto vedere dalla via.
Non c’è nel vicolo trovato il numero di porta che mi hanno dato.
Mi sono svegliato alla stessa vita a cui mi ero addormentato.
Perfino i miei eserciti sognati sono stati sconfitti.
Perfino i miei sogni si sono sentiti falsi nell’essere sognati.
Perfino la vita solo desiderata mi stanca; perfino questa vita…
Comprendo a intervalli sconnessi;
scrivo a intervalli di stanchezza;
e perfino un tedio del tedio mi getta sulla spiaggia.
Non so quale destino o futuro compete alla mia angoscia disalberata;
non so quali isole del Sud impossibile mi aspettano naufrago;
o quali palmeti di letteratura mi daranno almeno un verso.
No, non so né questo né altro né niente…
E in fondo al mio spirito, dove sogno quel che sognai,
nelle estreme pianure dell’anima, ove ricordo senza motivo
(il passato è una nebbia naturale di lacrime false),
nelle strade, nei sentieri di remote foreste
ove ho supposto il mio essere,
fuggono in rotta, ultimi resti
dell’illusione finale,
i miei sognati eserciti, sconfitti senza essere esistiti,
le mie coorti ancora da esistere, sgominate in Dio.


Fernando Pessoa

La regola dell’uno

Ieri è stata una giornata surreale e non perchè vivo in una delle regioni con con casi di virus e neppure perchè sono andata al supermercato a fare la spesa per l’apocalisse. è stata surreale la conversazione che ho avuto con la mia insegnante d’inglese e scrittrice e amica (?). Sono tre mesi che dovevo recuperare tre lezioni già pagate, non capivo perchè me le spostasse di continuo perchè non si riusciva mai a recuperarle allora ho iniziato a pensare che il problema non fosse con la professionista ma con l’amica(?) le ho chiesto se avesse qualche problema con me e mi scusavo nel caso le avessi fatto qualche torto(?). Lei mi ha risposto che era stata molto occupata e che aveva avuto solo mal di testa e aveva deciso di privilegiare gli studenti con scadenze imminenti per colloqui, per test e mettere da parte quelli che non avevano fretta. L’ho ritenuto poco professionale ma non il fatto che mi avesse messo tra quelli che possono aspettare ma che non me lo avesse detto sì. Finalmente ieri ho questa lezione, io mi preparo perchè negli ultimi mesi ho studiato poco l’inglese mi rimetto a studiare daccapo facendo un ripasso di grammatica e le scrivo in anticipo che mi scuso perchè avrò un livello più basso di altre volte. La lezioni inizia con lei che mi chiede del lavoro, le dico che l’ho lasciato cerco di spiegarle in inglese il perchè ma è difficile molto difficile, la vedo sorridere e sogghignare, non capisco. Poi parte una sorta di attacco frontale: prima in inglese e poi in italiano, così che io possa capire meglio. Mi dice che sono tutte scuse che non troverò mai un lavoro dove non c’è frustrazione, io vorrei spiegarle di più ma per lei sono solo una povera scema che appena c’è una difficoltà scappa, o almeno questo sembro dalle sue parole. Mi fa pesare che siamo in crisi economica e io che lascio il lavoro, certo se me lo posso permettere ma così divento sempre più dipendente dal mio compagno e non mi fa bene, certo se non voglio lavorare e non voglio essere libera e indipendente sono scelte mie ma lei non crede che mi faccia bene, me lo dice sprezzante. Poi aggiunge che ho un compagno mediocre perchè non mi dice nulla e accetta le mie scelte, inadatto a me che poi anche lui poverino come fa a sopportarmi. Dopo avermi massacrato con ciò che è la mia massima coda di paglia passa al mio secondo argomento preferito: le relazioni con il genere umano.

Se parli con gli altri come parli con me come hai scritto a me è normale che ti blocchino che si allontanino, ogni tua parola è una richiesta d’aiuto, anche i commenti su fb, tu puoi commentare e io lo so che sei così perchè ti voglio bene ma le persone si spaventano da tutta questa sofferenza, nessuna la vuole è normale che la gente si allontani che ti blocchi e che ti tratti male. Ma non hai nessuno che ti aiuta? tu madre non ti dice nulla? io ti porterei a forza da uno psichiatra, che io non dovrei fare diagnosi ma per me tu hai bisogni dei farmaci, stabilizzatori dell’umore. Insomma è possibile che nessuno lo veda? e poi cosa vale la regola dell’1? un giorno quel lavoro, una volta la nuova terapista e un mese l’altro lavoro? ma non lo vedi ? forse tu non te ne rendi conto, e ti piace il tuo dolore, ti piace la tua angoscia ma è un circolo vizioso. Anche quando mi hai detto che non ti piaceva andare dalla nuova psicologa perché era nel tuo luogo natio ho capito subito che volevi aggrapparti alla tua angoscia e poi hai lasciato anche quello. Io lo ripeto se parli con le persone come hai fatto con me nessuno ti sta vicino, le tue sono tutte richieste d’aiuto. E poi chiudi i rapporti, certo scappi.

foto dal web

La ascolto e piango e se avessi 15 anni chiuderei la chiamata, non riesco neppure a fermarla mentre parla, una lezione trasformata in un attacco frontale e io attaccata là dove fa più male là dove mi sento costantemente in difetto cioè il lavoro e le relazioni. Non riesco a dire nulla. Piango piango e non parlo, vorrei spiegare del lavoro ma avrebbe senso? vorrei giustificare ma perchè poi e a chi? Passo il resto del pomeriggio a interrogarmi su ciò che ha detto se ogni mia parola è una richiesta d’aiuto se sono messa così male come dice lei e sì LO SO BENE che non è normale il mio modo di affrontare alcune esperienze lavorative e me lo ricordo e sì LO SO BENE che posso diventare eccessiva perchè soffro di attaccamento e vittimismo ma cerco di contenerlo, almeno credevo di farlo. Mi critica perchè chiudo alcuni rapporti è una forma di richiesta d’aiuto ma gli altri sono legittimati a trattarmi di merda perchè “se mi esprimo così è normale che nessuno voglia starmi vicino che voglia vedere il mio dolore”. Si fa promettere che vada da uno psichiatra perchè “ci vogliono i farmaci”.

Per fortuna dopo il dolore, dopo l’autocommiserazione, dopo i pianti, dopo la rabbia e la frustrazione arriva il sarcasmo e il cinismo, così cerco e mi sforzo di prendere la parte buona della critica di trasformala in qualcosa di positivo, qualcosa per fare del bene a me, è dura durissima e fa male aver mostrato il fianco a qualcuno di cui credevo potessi fidarmi ma si va avanti e oggi ho chiamato già due specialisti, sono strapieni le psicosi da virus colpiscono tanto ma io sono messa bene perchè “hai un virus peggiore di quello che c’è in giro”.

Io adesso che ho il cinismo dalla mia parte vado a bere un bicchiere di vino e preparare il pranzo (e non è una richiesta d’aiuto).

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I will wait

Oggi mi è successa una di quelle cose pesantissime, intime, che feriscono in modo viscerale legate al passato. Alla mia famiglia, al mio dolore. A quella casa. Legata a ricordi lontani, umiliazioni passate che ribollono sotto masse argillose di terreno. Non posso parlartene perchè provo vergogna. Se potessi la nasconderei questa vergogna, sotto strati e strati di melassa ma verrebbe sempre fuori un’irritante disagio. Un vischioso acidume. Ci ho vissuto per anni con questa sensazione in corpo, la testa bassa, lo sguardo a terra le spalle strette e la schiena ripiegata. Forse per questo mi è venuta un’ernia. Pessima postura mantenuta a lungo, troppo a lungo… perchè nel proteggermi non ho protetto la mie membra, le mie ossa. Ho prestato il fianco pur limitandomi al massimo nell’esternazioni. Ti sto scrivendo ma non lo spedirò. Non devo. Ti ho detto che posso aspettare e devo aspettare anche se non c’è nulla di più sciocco di una donna che attende il rispetto di una promessa. è giusto così, siamo esseri lontani, tu e la tua vita attiva, io e la mia vita sospesa e sempre in attesa. Grama quando voglio essere brava a far la vittima.

Oggi le tue parole sarebbero stato unguento per la pelle, una mano sul dorso che raddrizza i movimenti, un bacio rassicurante sulle palpebre.

Lì c’è la tua vita la tua realtà e viene prima giustamente. Io sono un passatempo. Posso aspettare.

Tu no

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Ormai dovrei essere abituata a queste sensazioni, eppure non passa mai. Io ho cercato di fare del mio meglio, ma devo vedere le cose dal lato giusto.

Non pensavo che mi avrebbero chiamata per fare un colloquio all’ARPA, da ingegnere dell’ambiente mi sentivo contenta, pensavo che sì sono passati anni dalla laurea ma gli sforzi la costanza, la determinazione mi avevano premiato. Così sono andata a ricercare vecchi appunti e libri per studiare per il colloquio e saper rispondere alle domande. Ho cercato di fare del mio meglio e ieri sera sono stata fino alle due di notte a leggere, perché non posso ristudiare cose fatte più di 5 anni fa. Ho affrontato il fastidio e la delusione per questi anni passati ad annaspare, la rabbia per tutto quello studiare inutile e mi sono messa a testa china a cercare di prepararmi, anche se ogni libro ogni appunto mi ricordava l’abnegazione inutile di quegli anni. Quanto tempo sprecato? quanta energia buttata?

Credevo che dopo essere uscita da un lavoro dove la cosa più gentile che mi avevano detta era “tu resti lì e non ti muovi”; un lavoro dove ero svilita e sottovalutata credevo che questa opportunità sarebbe stata un riscatto, da questo lavoro senza neppure il riscaldamento, sfruttata, e un riscatto di quegli odiosi e inutili anni di studio e gli insulti di mia madre che mi diceva: “ti ci puoi pulire il culo con quella laurea”. e io imperterrita a voler dimostrare che no, non era vero che sarei stata capace, che potevo… un’ostinata ricerca di riscatto e validazione.

Mi alzo e vado al colloquio riesco a rispondere in modo cortese alle due domande, mi chiedono che cosa ho fatto, racconto brevemente mia ultima esperienza e , mi guardano come si guarda con pena un animale che zoppica. Chiedo se dopo ci sarà possibilità di rinnovo e mi rispondono di no, che riapriranno il posto ed eventualmente ci si può ricandidare. Dentro di me si insinua un pensiero: il posto è già assegnato a chi ha lavorato per un anno e si è ricandidato, in fondo sarebbe logico, perchè prendere uno nuovo se hai già una persona formata. Poi un altro pensiero: basta solo che uno dei candidati abbia fatto un dottorato o si sia laureato da poco e ha più esperienza e capacità di me e sceglieranno lui. Fornisco le risposte, il colloquio è facile, troppo facile, esco e non penso ad altro che agli altri due ragazzi con me. Un ragazzo e una ragazza entrambi più giovani. Certe cose le sento, le so, non è un portarmi sfiga da sola. Io lo so e basta. Non so bene se uno dei due fosse già stata assunto e questo fosse solo un colloquio farsa come non so se banalmente hanno più esperienza di me in quello specifico contesto. Decidono quasi subito, siamo in tre, è facile. Mi chiama l’agenzia e mi informa che su tre sono arrivata seconda nella graduatoria e che la prima ha accettato. Mi sento delusa, ripenso al mio “studiare” di ieri notte, ma in fondo che mi aspettavo? sono passati anni e non ho mai fatto in modo pratico questa cose solo tanta tanta tanta tanta teoria, è una cosa buona seconda su tre a 5 anni di distanza dalla laurea, vuol dire che ho ancora le capacità che non sono stupida. Eppure mi ci sento tanto.

Non contenta ieri mi arriva la convocazione per il personale ata, sono iscritta con il diploma in terza fascia. Una supplenza fino al primo marzo per collaboratore scolastico stavolta non tecnico di laboratorio. Penso che posso mettermi qualche cosa da parte e che in fondo di pulire lavagne e lavare i sanitari lo posso fare senza problemi. Così mentre che leggo attentamente di pluviometri, radar meteorologici, ietogrammi, distribuzioni dimensionali, rispondo alla mail e do la mia disponibilità.

Eppure stamattina in poco più di venti minuti non vado bene né per pulire cessi né per analizzare dati radar. Forse ho sbagliato ad andare via da quel lavoro, in fondo essere l’ultima ruota del carro, sottovalutata , denigrata e senza riscaldamento non era così male. che mi ero messa in testa? di poter fare di più? di più cosa ?

Piango lacrime amarissime e mi sento beffata, ancora una volta, seconda, vicino ma non abbastanza. Come col dottorato vicino ma non abbastanza per essere presa. C’ho provato in tutti i modi a sconfessare mia madre, a validare le mie scelte a cercare un riscatto. Ho fallito miseramente. Non posso meritarmi di più di un lavoro con le bestemmie sfruttata. Non posso. Oggi non vado bene per qualsiasi mansione.

“Pensavo: dovrebbe esserci un rituale per nascere una seconda volta: rappezzata, rinchiusa e poi riconosciuta idonea a riprendere la via.”

—  Sylvia Plath, La campana di vetro

Quel che resta

È successo ancora e speravo non succedesse mai più perchè so davvero molto bene, fin troppo bene quanta fatica occorre, quanta resistenza, quanta pazienza e forza ci voglia. Non so stare da nessuna parte evidentemente, né con né senza.

Solo l’anno scorso ho inviato qualcosa come 1000 cv, mi hanno lasciato a casa dopo un contratto di un anno, ho fatto dei colloqui; alcuni innocui banali altri molesti e fastidiosi per la mia psiche e alcuni colloqui li ho solo sperati. A ottobre non stavo bene e con un demone di ritorno dagli anni belli della depressione ho mollato, ero davvero in preda a una forma di esaurimento mista a smarrimento e incoscienza. Poi è arrivato il narcisismo e infine mi sono scoperta passivo aggressiva e dipendente emotiva insomma una bella personcina. Almeno così mi ha detto la mia psicologa storica dopo anni di cure e soldi. “Lei ha un bisogno estremo di essere vista accudita e accolta”. E mi ha spedito da un’altra psicologa ma ero stanca, stanca di parlare di ripetere le stesse giustificazioni a cui ormai non credo più. Così ho mollato pure la seconda psicologa.

A dicembre ho fatto 300 km per un colloquio, è andato bene e come spesso accade me l’hanno venduta per qualcosa di meglio, ma quando si firma un contratto si firma per i canonici 20 cm che prenderai diretti tutti insieme, è così lo sai quando firmi altrimenti non si chiamerebbe lavoro e ci sta che ci sia qualcosa che non va bene ma speri che le cose buone compensino. Il resto be’ si spera che non arrivi o quanto meno a piccoli pezzi in modo da assestarli meglio piano piano.

Ho messo da parte ambizione ed esperienza e mi sono detta prova, è qualcosa che imparerai, qualcosa in più. Un campo diverso. Non ho ricevuto formazione o meglio ecco la procedura leggila e fai. Ok lo faccio. Ho lavorato senza riscaldamento e con un solo bagno con un finestrone impossibile da chiudere così che si passava dalla ghiacciaia in ufficio alla ghiacciai in bagno. Ok lo faccio. Sono giorni festivi hanno chiuso il riscaldamento poi andrà meglio, resisti mi dico. Ho lavorato senza pc e se devi inserire i dati in un gestionale è difficile, ma mi sono adattata a quello del deposito, cercando personalmente i cavi per l’alimentazione. Ho stampato decine e decine di documenti usando chiavette usb perché il tal pc non si collega del tutto alla rete aziendale. Ho usato le credenziali di altri perché a me non le hanno ancora fornite. Ok lo faccio. Mi metto a disposizione resto anche più ore, mi faccio a mie spese la copia delle chiavi dell’ufficio che altrimenti non ti apre nessuno, sono in vacanza gli altri e qui lo chiudono. Faccio ciò che serve e mi adatto. E dopo le vacanze di Natale tornano altri colleghi a settimane alterne. Il mio capo mi affida altro lavoro, vede che mi do da fare e paradossalmente io ancora in formazione sono quella che dovrà formare un nuovo stagista, aumentano i documenti da gestire, le persone da fermare per far compilare loro correttamente la documentazione, aumentano le modifiche da fare sui dati, il carico di lavoro diventa troppo per una persona sola, i miei colleghi da mesi lo dicono ma a nessuno interessa. Loro intanto vanno e vengono da Milano e poi non verranno più quando sarò pronta, tra poco, pochissimo e sono sollevati. Questa situazione non la vivranno più: la confusione, la mancanza di leadership che non dà peso a questo lavoro anzi non lo conosce e lo sottovaluta, una gestione inficiata da un inizio in cui non venivano neppure compilati i documenti, le richieste assurde da Milano ecc. ma io sono già pronta autoformata autogestita, posso sopportare mi dico, vai avanti per i soldi, il lavoro è monotono ma è un lavoro e si fa, ma quando all’ennesima mail gli ingegneri da Milano mi ignorano ma pretendono che qui si abbia il documento perfetto per il loro di lavoro mi incazzo, e mi incazzo anche quando una collega mi dice che non sarei dovuta andare a lavorare il 6 gennaio ma io mi sono fidata del collega della “formazione” e sì ok mi pagheranno lo straordinario ma è una questione di principio e rispetto e sono quella che rimane anche una o due ore in più ma presa in giro no. E allora tra quelli che non rispondono e chiedono soltanto e mi fanno fare il lavoro più volte, tra i documenti che rimangono sospesi perchè mal compilati e il carico di lavoro che aumenta e la tosse che arriva per il freddo preso nei giorni senza riscaldamento e per la polvere, quintali di polvere e sporco e i “se ti devi ammalare fallo adesso che veniamo noi che poi sarai sola” e la frustrazione sono scoppiata. Tutto questo in un ambiente maschilista dove volano bestemmie e il mio capo è un mulo irruento a cui è difficile parlare, spiegare, è difficile farsi capire, e nel mezzo i colleghi da Milano che non vedono l’ora di non tornare più perché loro sono stati assunti come altro e sono prestati a questo lavoro. La goccia cade quando il mio capo da Milano anche lui affetto da mancanza di leadership o semplice menefreghismo mi fa una proposta attraverso la mia collega. Mi dicono che fino a una certa soglia sarò sola poi arriverà qualcuno ad aiutarmi nel mentre vogliono formarmi per farmi fare anche un’ulteriore cosa così potrò gestire la nuova risorsa quando arriverà e fare anche ulteriori analisi, bene bello fai un upgrade, ma io sono stata assunta con un livello e se arriverà e quando arriverà anche la nuova risorsa avrà lo stesso livello solo che sarò io a gestirmi tutti i casini, tutti i travasi di bile, i colloqui inutili col capo irruento e chiuso, le mail senza risposta e rispetto.

Non vedo potenziale prospettiva e sono stanca. Vado via e mi cerco altro, così abituata a cercare che rimane una parentesi che tanto per paga e contratto non ci perdo tanto, solo un altro pezzo di orgoglio. E sì la fortuna per poter dire basta me la prendo perché è una fortuna e bisogna averla. Forse sono destinata alla ricerca perpetua o forse mi sono sempre sbagliata e non è vero che posso adattarmi a tutto ma mi piaceva pensarlo. Forse è arrivato il momento di cambiare ambito in modo radicale.

Voglio un pensiero superficiale

Mi chiedo cosa c’è che non va in me, una mia amica si è defilata improvvisamente non mi risponde più o a singhiozzi e se cerco di invitarla per vederci non può mai o non mi risponde. Ho analizzato le possibilità e mi sono chiesta se sono stata troppo pressante se ho sbagliato qualcosa. e se ho sbagliato cosa ho sbagliato?! una persona che mi ha detto non mi sta bene che sei sofferente, anche se non ti rispondo spesso io ci sono, poi mi ha fatto notare che scrivo troppo, continuamente, che mi rendo fastidiosa, di lasciarla in pace, che penso solo a cosa voglio io e di cosa ho bisogno io e ignoro ogni altra richiesta. Questa persona mi ha prima bloccato e poi sbloccato chiedendomi scusa, quindi non so bene in questo caso se sono io quella che sbaglia. Di certo sbaglio a cercare questa persona a dirgli che le sono vicina se ha bisogno se si stente sola, che mi dispiace che non stia bene, che vorrei fare qualcosa che ci tengo a lei e che credo in lei e nelle sue capacità. è stupido pensare che se un messaggio di vicinanza può far piacere a te può far piacere anche agli altri, che se qualcuno ti dice lasciami solo, devi lasciare solo e io non ho rispettato del tutto questa cosa e ho sbagliato poi certo ci sono modi meno bruschi ma è vero, ho pensato ai miei bisogni e ignorato i suoi se s questa persona si è sentita tanto sopraffare da me.

Ricevo quantità esorbitanti di rifiuti, “grazie per esserti candidato ma abbiamo deciso di procedere con altre candidature”, “cerchiamo qualcuno con più esperienza”.

Vivo malissimo i rifiuti, di ogni tipo, l’ho imparato dai miei genitori e dopo tre fottutissimi anni di terapia e un sacco di soldi, ho risolto molto ma non abbastanza se mi ritrovo ferita per una persona che ha un atteggiamento ambivalente e un’altra che mi ignora. Sembra che io ricerchi costantemente uno sguardo che non avrò mai, un’attenzione infantile che non avrò mai e che nessuno può contenere, sembra che io non riesca a dire del tutto “cazzo vaffanculo”, sono stata dolce con te e a te sembra un’oppressione vaffanculo, sono stata carina con te e ti ho chiesto di vederci e tu mi ignori: “vaffanculo”. Io non lo faccio mai del tutto, e so anche il perchè ho paura, una totale paura di restare sola, ma io sono sola perchè queste persone non mi danno nulla di fatto solo dispiacere, e allora che senso ha?

Ho fatto una ripetizione dopo un sacco di tempo mi ero preparata e sono andata a casa di questa ragazzina, ho fatto compiti di epica, matematica e inglese, mi sono ricordata come si fanno le equazioni con i radicali dopo anni e anni che non le faccio eppure non mi hanno richiamato, non so se è perchè il giorno dopo non sono potuta andare perché avevo la caldaia rotta e l’idraulico in casa o perchè la madre voleva qualcuno di diverso, non so neppure se ho sbagliato qualcosa, e umile ho chiesto a questa donna di dirmi se avessi sbagliato qualcosa o quanto meno di darmi un feedback per migliorarmi visto che aveva inserito una richiesta per un altro docente nel sito che usa per le ripetizioni, ma non mi ha neppure considerata. “Devi dedurre perché non sempre ti risponderanno”. E che devo dedurre da “lasciami in pace, non scrivermi” o da messaggi visualizzati senza risposta? che devo dedurre??

La vorrei proprio fare una lezione con questo maestri di vita che si mettono in cattedra pronti a puntare il dito e a dire “come si fa”.

Io ci provo, ci provo costantemente a impormi un sorriso che sai magari ci casca il cervello e così posso tornare anche io a correre invece mi sento messa fuori squadra e nn so chi ha deciso e posso allenarmi ma non serve perchè c’è sempre qualcuno di “migliore” e sono così stanca. Stanca della terapia, stanca di ripetere gli stessi inutili schemi in cui improvvisamente senza accorgermene io passo da falsa preda a feroce cacciatrice. Sono stanca di modificare il cv salvo poi sentirmi dire che va bene, “e allora se va bene se l’ho scritto bene, cosa c’è che non va?”. Io posso agire solo sul mio 50% poi il resto è culo, cazzo non lo so. Sul mio 50 % io non mi pento di essere una persona che anche se si sente dire “lasciami in pace” prima ha detto “io ci sono, ti ascolto” a un “non sto bene”; e anche se viene visto come un mio eccessivo interesse io non mi pento di essere una persona che si interessa agli altri, ma mi pento di sconfinare e di non riuscire a vedere quando le cause sono davvero perse.

Che spreco di tempo dare dolcezza a chi non la vuole, dare presenza a chi dà solo noia. Che spreco di tempo cercare migliaia di modi per “andare bene”, per vendersi. Che spreco di risorse.

La notte

Foto di Sunyu Kim da Pexels

La notte rastrella i nostri pensieri, i nostri tentennamenti. La notte raccoglie noi giovani amanti e ci ammanta raccogliendo le luci di questa città ormai straniera per te. Ti osservo sicuro, mi sfiori per sbaglio. Nella luce dei lampioni tu sei un po’ più vecchio e io un po’ più giovane. La notte tu liberi la dolcezza degli anni tuoi io la voracità dei miei. La città consuma le ultime parole, potremmo svestirci di queste maschere ma lasciamo che i personaggi facciano la loro parte fino alla fine. E così, la notte, vaghiamo incoscienti, pronti a rivelare l’inevitabile pur di respirare ancora un poco. Il giorno è per gli amori reali. Ci dimentichiamo delle nostre esistenze e concediamo spazio alle piccole meschinità. Il giorno addomestichiamo le voglie, nascondiamo i bisogni.